Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

giovedì 24 febbraio 2011

Associazioni ambientali.

Asian Society for Enviromental Protection, c/o Asian Institute of Technology Bangkok 10501. Tel. 025245363.

Forest Protection Office, INC 1 Bldg, #210-211, 131 Thailand Science Park, Pahonyothin Road, Klong 1, Klong Luang, 12120 Pathumthani, Thailand. Tel. (+66) 2 - 564 7945, fax (+66) 2 - 564 7944. o c/o Royal Forest Department, 61 Phahonyothin Rd., Bangkok 10900. Tel. (+66) 2 5793004, (+66) 2 5795266. Email: wildlife_protection@forest.go.th

Network for Envoromentally & Socially Sostainable Tourism Thailand, PO Box 48, Kabri. Email: bearthai@bkk.loxinfo.co.th


Office of The National Environmental Board, 60/1 Soi Phibun Wattana 7, Rama VI Rd., Bangkok 10400. Tel. (+66) 2 2797190.

Project for Ecological Recovery, 409 TVS Bldg., 4th fl., Soi Rohitsuk, Prachabamphen Rd., Bangkok 1031. Tel. (+66) 2 6810718.

Tourism Authority of Thailand (TAT), 1600 Phetburi Tat Mahi Rd., Ratchathewi, Bangkok 10400. Tel. (+66) 2 2505500.

Wild Animal Rescue Fundation of Thailand, 65/1 Soi 55, 55 Sukhumvit Rd., Bangkok 10110. Tel. (+66) 2 7129515. 

World Wildlife Thailand (WWF). WWF Program Office, c/o Asian Institute of Technology, PO Box 4, Klong Luang, Pathum Thani 12120. Tel. (+66) 2 5246128.




Turismo e ambiente.

La qualita’ dell’aria e’ uno dei piu’ significativi problemi della nazione, particolarmente uin Bangkok e belle provincie adiacenti. Circa un milione degli abitanti di Bangkok soffre di problemi di respirazione o di allergie causate dall’inquinamento. Tuttavia il rapporto della Banca Mondiale del Dicembre 2002 dice che la qualita’ dell’aria in Thailandia e’ migliorata sostanzialmente nell’ultima decade. L'aria di Bangkok e’ ora giudicata migliore di quella di Beijing, Nuava Delhi, Jakarta e Manila. Terze parti riportano anche che i livelli di piombo, polvere, monossido di carbomio sono diminuiti a livelli accettabili nei centri urbani della Thailandia, cio’ grazie all’enfasi che il governo ha posto nel mogliorare gli scarichi delle automobili che utilizzando benzina con piombo, migliorare la qualita’ del diesel e usare tecnologie piu’ pulite per avere un miglior inquinamento. Gli sforzi della Thailandia per far passare gli automobilisti da macchine che utilizzano banzuna con piombo alla benzina verde negli ultimi 15 anni hanno dato come risultato la diminuzione del piombo di 20 volte nell’ambiente, fra il 1991 e il 2001. Nel 2004 un nuovo standard delle emissioni ha richiesto una diminuzione di solfuro nella benzina e nel diesel. L’espsansione di un network di trasporti di massa iniando dallo skytrain e finendo alla metropolitana ha anche permesso di migliorare la qualita’ dell’aria nella capitale e Chiang Mai e’ subito seguita con la ferrovia elettrificata.
L’inquinamento dell’aria non e’ pero’ confinato alle aree urbane, Durante la stagione secca, da novembre ad aprile, i fuochi nei campi agricoli e quelli per bruciare spazzatura e foglie pongono significativi problemi in termini di aggiungere particolari materie all’aria. Alcune comunita’, come quella di Chiang Mai, hanno proibito di bruciare qualsiasi cosa all’aria aperta.
Un’eccessivo livello di diossite di solfuro nella Mae Moh Valley, dove i residenti riportavano un numero superiore alla media di morti per infarto e problemi respiratori cronici ha portato alla dozzina e piu’ di fabbriche che bruciano carbone nella zona al complesso della centrale elettrica di Mae Moh. La Electric Generating Authority (EGAT) gestita dal governo thailandese ha frisposto dispiacendosi e installando spazzoloni al solfuro per ridurre le emissioni. Il governo thai ha avvisato tutte le industrie che producono inquinamento che se esse non applicano i nregolamenti ambientali saranno chiuse.
L’inquinamento delle acque varia da regione a regione ma e’ piu’ acuto nell’aria metroplitana di Bangkok., a causa dell’alta concentrazione di fabbriche, particolarmente a est della citta. I fertilizzanti chimici usati in agricoltura, le fattorie di gamberetti sukke coste e acque di rifiuto non trattate creano inwquinsamento delle axque e delle coste. Sfruttamento di olii e gas nel Golfo di Thailandia hanno aumentato l’inquinamento marino.
La Bangkok Metropolitan Administration ha sviluppato un sistema di trattamento delle acque di rifiuto nell’area del delta del giume Chao Phraya con l’intento di fermare su larga scala tutte le acque sporche che finivano nel golfo., ma una simile azione necessita anche di essere intrapresa lungo l’intera costa est che e’ diventata la zona industriale della Thailandia.
L’Enviromental Protection Act e la costituzine richiedono che si tengano publiche discussioni prima che il governo si imbarchi in progetti di sviluppo con inpatto ambientale. Imposizioni deboli e non osservanze alle leggi continuano a impedire l’osservanza di una tale legisdlazione. Organizzazioni ambientliste non governative hanno fatto notare la differenza che c’e’ fra le leggi e loro messa in pratica ma il paese ha una lunga strada da fare prima di trovare un bilancio fra neccessita’ di sviluppo economico e sostenibilita’ delle risorse.

Cosa possiamo fare:
01) Non comprare coralli o conchiglie di mare, e' illegale.
02) Evitare tutti i ristoranti che servono piatti con animali selvatici.
03) Rifiutarsi di comprare acqua da bere in bottiglie di plastica, chiedete quelle di vetro. La bottiglia in questo caso vi verra' fatta pagare. ma potrete riprendere i soldi restituendo il vuoto in qualsiasi negozio.




Ambienti e vita selvatica.

La Thailandia come e’ tipico dei paesi con alta densita’ di popolazione, ha fatto gravi danni sui ecosistemi. I tagli e l’agricoltura hanno ridotto le foreste che, 50 anni fa, la coprivano per quasi il 50% a corrente 29%, in base a quanto dichiara il World Resources Institute. Questa percentuale e’ in media con la media globale ma sopra la media dell’Asia. La perdita di foreste e’ stata accompagnata dalla diminuzione di vita selvatica. Specie animali che una volta abitavano in abbondanza nella zona si sono estinte compreso il kouprey (un tipo di bovino selvatico), il cervo di Scomburk e il rinoceronte di Giava ma innumerovoli altre specie sono in via di estinzione. 
In risposta al degrado dell’ambiente il governo thailandese ha creato un gran numero di aree protette, riserve e santuari, parchi naturale ed emanato leggi per progeggere animali e piante specifici, cio’ fin dagli anni ’70. Il governo spera di far tornare la copertura delle foreste al 40% per la meta’ di questo secolo. I rapporti del World Conservation Centre confermati da quelli del Unite Nation Enviroment Programme (UNEP) dichiarano che la Thailandia ha creato e sta ricreando piu’ zone protette da foreste che qualsiasi altro paese del Sudest asiatico, questo sia proporzionali che in termini di chilometri quadri.
Nel 1989 tutti i tagli sono stati banditi su tutto il territorio nazionale in seguito a un disastro che un anno prima si era abbattuto su alcuni villaggi e ucciso un centinaio di persone. Centinaia di tonnellate di tronchi tagliati erano rotolati giu’ dalle zone deforestate nella provincia di Surat Thami. Oggi e’ illegalmente proibito vendere legno di piante tagliate nel paese e teoricamente tutto il legname importato e’ contato prima di andare sul mercato.
La Thailandia ha firmato la Convenzione sul traffico internazionale delle specie in via di estinzione (Cites) proposta dalle Nazioni Unite e sebbene la Thailandia abbia raggiunto migliori traguardi dei suoi vicini la corruzione ostacola i tentativi del governo tesi ad impedire che specie esotiche finiscano sul mercato illegale globale. La chiusura dei ristoranti che servivano piatti con carne di animali della foresta anche in via di estinzione come il cervo che abbaia, l’orso, il pangolino, la civetta e il gaur, ha invece fatto scomparire questi piatti.
In ogni caso tutti gli esperti sono d’accordo che i maggiori pericoli per gli animali non dipendono dalla caccia o dal commercio illegale ma dalla perdita dell’ambiente. Se le foreste, le mangrovie, le paludi, le pianure sono protette esse proteggeranno gli animali.
Il Royal Forest Department e’ continuamente sotto pressione perche’ prenda azioni immediate nelle aree dove leggi di preservazione non sono applicate, specialmente in zone costiere dove sono fiorite illegali sistemazioni per turisti. Le lente risposte per quanto riguarda Ko Phi Phi e Ko Samet indicano che nell’area sono coinvolti intertessi economici.
Gli sforzi del Dipartimento forestale sono anche frenati da una mancanza di personale e di fondi. La paga media di un ranger e’ meno di 175 baht al giorno (a seconda dei cambi, ma se prendiamo 42 che e’ una media, circa 4 € al giorno. Alcuni non sono pagati per niente ma ricevono vitto e alloggio.cosa si puo' pensare che possa succedere se queste persone si trovano di fronte a un ricco padrino cinese che controlla il taglio illegale o affari che riguardano animali selvatici e ben disposto ad aprire i cordoni della borsa..
Le risorse marine sono anche minacciate dalla mancanza di programmi di lunga conservazione. La parte superiore del Golfo di Thailandia, fra Rayong e Phrachuap Khiri Khan era una volta fra le piu’ feruli aree marine al mondo. Ora c’e’ una significativa mancanza di vita marina dovuta alla sovrapesca. Gli esperti dicono che non e’ troppo tardi per riabilitare la parte alta del golfo riducendo l’inquinamento e eliminando i peschereggi con grandi reti da pesca e riducendo la pesca commerciale a certe zone. Un bando effettivo della pesca al macarello tentato in un primo tempo ha salvato questo pesce da una quasi totale estinzione.



mercoledì 23 febbraio 2011

Regni floreali.



La flora comprende tutte le specie di piante che si trovano in una particolare regione, periodo o ambiente speciale. Si distinguono comunemente sei regni floreali:
● Boreale, Holartico
● Paleotropicale.
● Neotropicale.
● Sud africano, Capensico.
● Australiano
● Antartico.
Questi regni sono ulteriormente suddivisi in sottoregni e regioni, sopra i quali ci sono molte dispute.
Vist0 il suo asse nord-sud che si estende per 1800 km. e le caratteristiche fisiche del suolo che vanno dal livello del mare fino a 2565 mt, Doi Inthanon, considerando inoltre le alte montagne della catena del Tenasserim nel nord, le montagne di arenaria del nordest, le pianure alluvionali della parte centrale, la parte ad est adiacente alla Cambogia e a sud la zona ai confini con la Malessia la Thailandia ha potenziali habitat per una grande varieta’ di flora.
Al presente la copertura forestale e’ stimata in un 25% dell’area totale del paese. Vaste aree di foresta sono state convertite principalmente per sviluppi urbani o per l’espansione delle terre agricole. Nondimeno la vegetazione della Thailandia e’ varia e puo’ essere classificata in due tipi di foreste: sempreverdi e decidue, che variano in base alla composizione degli ingredienti, alle temperature e alle altitudini, questo solo in linea generale. A loro volta questi due tipi di foresta hanno sottoclassificazioni. Nel nord i tipi di foresta variano sotto i 1000 metri si va dalla decidua mista alla decidua dipterocarpa alle stagionali foreste sempreverdi, sopra i 1000 troviamo le foreste montane. Il nordest che e’ caratterizzato da un altopiano la vegetazione si presenta nella forma della foresta decidua dipterocarpa. La regione centrale presenta principalmente coltivazioni agricole. Il sudest e la regione peninsulare sono principalmente coperte da foreste sempreverdi. Altri tipi di vegetazione, come la foresta di pini, sono distribuite nel paese, ad eccezione del sud, al contrario le foreste di mangrovie si trovano solo nelle zone costiere del sud e del sudest, mentre la foresta di palude e’ presente in modo esteso nella provincia di Narathiwat, vicino al confine con la Malesia.
In botanica la Thailandia e’ compresa nella zona Indocinese della suddivisione del Sudest asiatico e in senso pitogeografico e’ situata fra due regioni floristiche la malesiana e l’indocinese, che comprendono il Myanmar e il sud della Cina. La Thailandia e’ considerata il centro di raccolta di diverse specie botaniche che si trovano in tre regioni floristiche: l’indobirmana, l’indocinese e la malesiana, come risultato la Thailandia condivide la sua flora con le regioni vicine. Il numero di specie endemiche non e’ quindi alto, tuttavia la ricchezza della flora della Thailandia comprende un incredibile numero di alberi da frutta, piu’ specie di quelle esistenti in qualsiasi altro paese, esclusa la Cina, di bambu’, piante da legno duro e pregiato, circa 27,000 specie di piante florescenti e 15,000 di piante vascolari, rappresentate da 275 famiglie di spermatophyte e 36 famiglie di pteridophyte. Le sue piante piu’ celebrate sono le orchidee con oltre 1,000 specie. Le piante tropicali sono abbondanti, comprendono ibisco, acacie, loti, frangipane e buganville. Nelle piu’ fresche regioni del nord, azalee e rododentri.
Durante i decenni passati l’incremento della popolazione combinato con lo sviluppo economico e quello delle infrastrutture sono stati responsabili della distruzione di foreste in tutte le zone del paese. Nel 1986 si e’ istituito il Dipartimento Reale delle Foreste, nel 2002 il Dipartimento per la Conservazione dei Parchi Nazionali, della Vita Animale e della Flora. Entrambi i dipartimenti sono autorizzati ad agire come agenzie principali per la conservazione delle foreste e degli animali selvatici e a una gestione sostenibile delle risorse forestali. Al presente ci sono 147 parchi nazionali, 108 parchi forestali, 57 aree in cui la vita animale e’ protetta, 49 aree con divieto di caccia, 16 giardini botanici e 57 vivai distribuiti attraverso il paese. Essi coprono il 60% della rimanente area forestale che contengono la maggior parte delle risorse ecologiche importanti per il paese. In accordo con l’United Nation's World Development Report la Thailandia e’ al 44◦ posto per copertura forestale al mondo, davanti alla Cambogia ma dietro il Laos.


Gli ambienti del nord.

Le montagne del Nord sono ricoprte da foreste sia sempreverdi che decidue. Le foreste sempreverdi sono di diverso tipo comprendono le foreste tropicali, quelle sempreverdi e quelle di conifere. 
La tipica foresta tropicale sempreverde o pluviale si trova dal livello del mare fino ai mille metri di altitudine in aree con almeno 2000 mm, di precipitazioni annue, e’ piuttosto rara in Thailandia, la si trova quasi esclusivamente al sud. piu’ comune e’ la foresta semipluviale e quella sempreverde secca , che spesso si associa al bambu’, ad alberi decidui e radure. La foresta sempreverde di montagna, caratterizzata da un basso livello di “volta” (La vera foresta pluviale possiede quattro piani di fogliame e raggiunge i 60 metri di altezza), si trova nelle provincie di Chiang Mai, Chiang Rai e Mae Hong Son. Gli alberi dominanti sono le quercie e i castagni; orchidee, muschi, felci e epifite (liane) sono comuni in queste umide foreste nebbiose. Nel nord si trovano anche ridotte aree di conifere e, quando non sono state introdotte da recenti romboschimenti, esse, sono i resti di una fascia molto piu’ ampia di una fascia molto piu’ ampia di antiche conifere esitenti all’epoca del freddo Pleistocene, le foreste decidue (o caducifoglie) sono il genere piu’ diffuso in Thailandia, in particolare al Nord. Si trovano in aree che presentano sdtagioni piu’ pronunciate e le erbe e gli arbusti, che nascono alla base degli alberi, facilmente prendono fuoco durante la stagione secca.Vi penetra piu’ luce che nelle foreste tropicali, di conseguenza il sottobosco e’ piu’ fitto e fornisce una nicchia ecologia a un gran numero di animali. Gli alberi dominanti sono diverse specie di dipterocasrpe, fra queste il teak e’ la piu’ famosa.
Nel tempo tutte le foreste della Thailandia sono state disboscate per usi agricoli, ma in anni recenti il fragile cilo di disboscamento/crescita e’ stato infranto. Il ritmo della deforestazione e’ andato accellerando rapidamente a partire dalla prima decade del Novecento e sempre piu’ velocemente dagli anni Settanta. Secondo dati ufficiali nel 1961, l’intero paese eras coperto per il 51% da forestenel 1986 ne era rimasto solo il 29%. Il Nord che nel 1961 aveva il 68,54% del territorio coperrto da foreste ha visto tale dato ridursi al 49,59% nel 1985. Non si tratta di un problema loale visto che le foreste del Nord proteggono le sorgenti dei principali affluenti del Chao Phraya, l’esposione delle sorgenti puo’ causare pericolose inondazioni in aree vitali della nazione.
Alla base di questo catastrofico declino del manto forestale ci sono tre cause principali:
il taglio illegale e no dei bosci,
il metodo di coltivazione utilizzato dalle tribu’ della montagna che abbattono e bruciano tratti di foresta,
l’invasione da parte di coloni abusivi.
Mentre si e’ fatto qualche sforzo per contrastare i primi due, l’invasione dei contadini tai senza terra e’ stata accettata come inevitabile, dato che nessuno vuole affrontare le conseguenze politiche di spostare i poveri di etnia tai.
Nel 1979 il Royal Forest Department ha permesso ai coloni abusivi di reclamare fino a 50 rai (circa 200 acri) di terra ciascuno. Il risultato e’ stata l’occupazione dal 1961 all’85 di 124,575 kmq. di territorio forestale sopratutto nel Nord e nel Nordest.
Se poco si e; afatto per prevenire la deforestazioneancor meno si fa per recuperare e rimboschire le aree andate perdute. Con la foresta e’ scomparsa anche la fauna che ci vive.
Un barlume di speranza viene offerto dal coinvolgimento dell’opinione publica thai.
Un buon esempio e’ fornito dalla funivia che doveva salire a Doi Suthep, progettata nei primi anni ’80 da un’azienda privata, nonostante il progetto fosse andato savanti attraverso un lungo iter burocraticoil publico lo ha percepito come la profanazione di una montagna, che non solo e[ parco nazionale ma anche il simbolo di Chiang Mai e la sede di un veneratissimo tempio. I sondaggi rivelarono che la maggior parte della popolazione locale si opponeva al progetto. Furono organizzate manifestazioni e alla fine le autorita’ locali decisero di rimandare il ptogetto indefinitamente.
Un altro caso concreto fu rappresentato dalla controversia sulla proposta diga del Nam Choam, che avrebbe diviso in tre sezioni il rifugio faunistico del Thung Yai, il piano e’ stato cancellato dopo una veemente campagna da parte di gruppi conservazionisti portata avanti in Thailandia e all’estero.
Ancor piu’ rilevante nel gennaio del 1989 il taglio dei boschi fu interdetto a causa di una disastrosa alluvione nelle provincie meridionali che nel 1988 aveva provocato la morte di 350 persone. Le foto aeree dei tronchi che rovinavano giu’ dalle montagne, spazzando via interi villaggi, furono testimonianze talmenti eloquenti da convincere tutti che la conservazione della natura doveva diventare una priorita’ nazionale.
Oltre al taglio dei boschi,la foresta ha affrontato un altro pericolo specifico che e’ onnipresente in tutte le aree montane: la tecnica di coltivazione del taglia e brucia. Questa tecnica prevede l’abbattimento e l’incendio di boschi ed e’ detta anche agricoltura itinerante, e’ una delle piu’ kprimitive tecniche utilizzata fin dagli albori della civilta’.il metodo dell’abbattimento e incendio del bosco rimane quello piu’ efficace per le coltivazioni in collina (almeno fino a che non si considerano i fattori ambientali), si basa sul taglio di alberi e arbusti durante l’inverno, che nella stagione calda si lasciano seccare e quindi vengono bruciati in tempo per impiantare una cultura all’inizio della stagione delle piogge. Le ceneri che se ne ricavano sono abbastanza ricche di sostanze nutritiveda fertilizzare il suolo per qualche anno, ma i tratti disboscati devono essere sottoposti a rotazione continuase si vuole evitare l’erosione; se vengono abbondanati solo dopo un anno di coltivazione i campi torneranno foresta in 15 anni; tuttavia perche’ si raggiunga la piena maturita’ deve passare un tempo maggiore.
I karen praticano questo metodo su ciclo breve, valido da un punto di vista ecologico. Ma quando se ne abusa trasferendo gruppi tribali che non adottano il sistema della rotazione dei campi, come le tribu’ di montagna coltivatrici di oppio che si sono spostate nella Thailandia settentrionale nel secolo scorso (gli Hmong, gli Akha, ecc…) il metodo del taglia e brucia diventa estremamente distruttivo. Le foreste degenerano in praterie o addirittura in brulle colline che non possono quasi piu’ nutrire la selvaggina e i cui fianchi nudi favoriscono le franee le inondazioni con danni disastrosi alle terre basse.


Foresta sempreverde.

Queste foreste si trovano in luoghi con un alto volume di piogge, piu’ di 1,000 mm l’anno, e le piante perdono le foglie e le sostituiscono tutto l’anno, quindi il paesaggio non cambia di colore. Questo non significa che le piante della foresta sempreverde non perdono piu’ foglie nella stagione secca, lo fanno, solo che le foreste decidue perdono tutte le foglie e cambiano colore. Esse si trovano anche sulle piu’ grandi cime del paese.
Le foreste sempreverdi sono divise in cinque gruppi principali: sempreverdi umide, sempreverdi secche, sempreverdi di collina, mangrovie, foreste di pini.
Le foreste sempreverdi umide sono conosciute anche come foreste tropicali. La tipica foresta di questo tipo e’ il prodotto di una breve stagione secca e di un’elevata caduta di pioggia annua che puo’ arrivare fino a 2 mt. gli strati della canopia sono molto evidenti e poca luce raggiunge il suolo della foresta. Si possono ulteriormente suddividere in due tipi, differenti in specie, composizione e suolo: la foresta sempreverde monsonica peninsulare che si trova nella provincia di Chumphon, il suo suolo e’ ricco di argilla derivata dal granito, foresta sempreverde monsonica del sud che si trova all’estremo sud della Thailandia.
Foresta sempreverde mista, conosciuta anche come sempreverde secca, si differenzia dalle foreste sempreverdi umide perche’ ha una stagione secca piu’ lunga, 3-4 mesi, e una una piu’ accentuata perdita di foglie bella stagione secca. si trova a nord di Rayong e Khao Yai e Thap Lan hanno grandi tratti di foreste sempreverdi misti. Gli strati della canopia sono molto evidenti e poca luce raggiunge il suolo della foresta, le precipitazioni annue sono inferiori ai due metri.
Foresta sempreverde di collina, chiamata anche foresta nuvolosa, normalmente non si trova sotto i 1000 metri e le temperature sono generalmente fresche durante tutto l'anno. Gli alberi sono di norma meno alti di quelli di altre foreste e sono coperti di muschi, licheni e felci. Doi Inthanon e Khao Luang hanno buoni esempi, grazie alle loro quote elevate, di questo tipo di foresta.
Le foreste di mangrovie si trovano generalmente nelle zone costiere di acqua salmastra e acqua salata in tutta la Thailandia. Ranong e Pranburi hanno buoni esempi di foreste di mangrovie intatte.
Le foreste di pini sono quelle che ospitano principalmente pini e conifere. Possono crescere tra i 200 e i 1800 metri sul livello del mare, ma di solito si trovano anche ad altitudini più elevate e sulle cime esposte collina. Riscontrano principalmente nel nord della Thailandia, ma zone naturali isolate si trovano anche nel parco nazionale di Phu Toei.


 

Foresta decidua.

La foresta decidua ha come principale caratteristica che le sue piante perdono le foglie nella lunga stagione secca. Questo bioma puo’ essere ulteriormente suddiviso in tre gruppi: la foresta decidua mista, la foresta decidua secca e la foresta di bambu’. In Thailandia il 70% di tutte le foreste sono foreste decidue, il rimanente 30% sono foreste sempreverdi. Foreste decidue si trovano in Thailandia principalmente nelle pianure ma possono trovarsi anche a piu’ di 1,200 mt.
La foresta decidua mista e’ la foresta dominante in Thailandia. E’ riconoscibile da una crescita abbastanza ben spaziata degli alberi che permette alla luce del sole di penetrare fino al suolo e consente a erbe, fiori e altro di crescere a questo livello. Gli alberi hanno grandi foglie, come e’ tipico della pianta di teak, e il periodo in cui non hanno foglie puo’ durare fino a 4 mesi, dato che tanto puo’ durare la stagione secca. Buoni esempi di questo tipo di foresta si possono trovare in Huai Kha Khaeng.
Foresta decidua secca, conosciuta anche come foresta secca Dipterocarpa, e’ una versione piu’ secca della foresta decidua mista, dove le foglie cadono dopo aver cambiato colore, come succede in Italia. Gli alberi raramente superano i 15 metri e sono ben distanziati.Le piante sono largamente limitate a 4 specie di Dipterocarpo, che possono sopravvivere in condizioni di suolo povero e secco. In Thailandia si trovano principalmente nel Nordest (Isan).
La foresta di bambu’, per primo e’ bene ricordare che il bambu’ non e’ un tipo di albero ma un’erba, foreste si trovano alternate a molti altri tipi di bosco, dato che come specie pioniere cresce velocemente e rapidamente colonizzando e disturbando altri tipi di foresta. In quanto tale e a causa degli eccessivi tagli degli alberi per legname fatti in Thailandia in periodi passati molte foreste di bambu’ hanno cominciato a svilupparsi in questi luoghi indisturbate. 

< Home. < Geografia e ambiente. <<< ----- >>>.




Foresta tropicale monsonica.

Questo tipo di foresta si trova a nord della foresta pluviale tropicale e la differenzia il fatto che e’ soggetta a cambiamenti annuali nella direzione prevalente dei venti. Si trova quindi in aeree che hanno circa latitudine 15, sia rispetto al Tropico del Cancro che a quello del Capricorno. Coprono non solo la Thailandia, specie il nord, ma anche il Vietnam del sud, il Laos del sud, il Myanmar, il nordest dell'India, il Bangladesh e alcune regioni come il sud della Cina. Tutte queste regioni hanno una caratteristica in comune: sperimentano un clima tropicale monsonico e sono soggette al vento del nord che soffia giu’ dal secco e fresco altopiano del Tibet da ottobre a marzo portando tempo secco e a sua volta il vento del sud soffia dall’Ocenao Indiano da aprile a settembre, stagione dei monsoni, portando tempo umido. Le foreste tropicali tipiche di questa regione sono dominate da alberi decidui e semidecidui di Dipterocarpaceae, Fabaceae, e Verbenaceae. 
Comparate con le foreste tropicali pluviali le foreste monsoniche hanno alberi diversi e piu’ bassi a causa del minor ammontare di piogge, una canopia piu’ bassa e con meno strati, foglie piu’ piccole ma della stessa forma in quanto questo e’ di aiuto a far fluire l’eccesso di acqua nella stagione delle piogge, una minore biomassa plantare, una minor produttivita’ netta e un diametro di crescita degli alberi piu’ basso. Gli alberi decidui perdono le foglie durante la stagione secca in modo da prevenire un uso eccessivo di acqua, inoltre gli alberi hanno radici che vanno in profondita’ a cercare l’acqua che manca in un certo periodo. Anche la quantita’ delle specie degli alberi e’ minore, cio’ per il fatto che qui esiste una stagione secca. I fenomeni riproduttivi sono differenti, nelle foreste tropicali monsoniche fenomeni di infiorescienza avvengono stagionalmente ogni anno. Il sistema di riproduzione e’ differente, anche se occorre dire che non ci sono sufficienti studi su questo per quanto riguarda le foreste monsoniche.
La penisola Indocinese era una volta coperta da foreste tropicali monsoniche ma la maggior patye sono scomparse per il taglio della canopia delle dipterocarpe e degli alberi da teak, cio’ specialmente in Thailandia. Il Laos e’ uno dei pochi paesi dove foreste monsoniche tropicali naturali e secondarie rimangono.
La foresta tropicale monsonica, che copre un terzo del territorio, non e’ un ambiente unico ma una sovrapposizione di ambienti. E’ una formazione vegetale densissima, tipica dei climi tropicali e equatoriali molto umidi, un ambiente che favorisce la comparsa di molteplici forme di vita.
Essa e caratterizzata da varieta’ di alberi decidui, che perdono le foglie nella stagione secca per conservare acqua.
Mentre nelle foreste dei climi temperati gran parte delle sostanze nutritive proviene dal terreno, nei paesi tropicali dove la terra e’ piu’ povera, esse si trovano piu’ in superficie; per questo gli alberi tropicali non radicano oltre gli 8 mt. di profondita’. Radici a pilastro o a trampoli sostengono gli alberi che crescono su terreni troppo molli.
La temperatura costante e l’elevata umidita’ favoriscono la crescita di liane e di altre specie epifite. una foresta monsonica si puo' suddividere nelle seguenti sezioni:
Humus: le piante, gli insetti e i funghi che prosperano a livello del suolo sono la base della catena alimentare. Questi funghi sono quasi microscopici e provocano la decomposizione delle foglie dei rami e quindi la formazione di sostanze nutritive di cui si cibano insetti come le le termiti, le formiche, ecc... che formano colonie e vivono sul pavimento forestale. Questo e’ meno denso che nella foresta tropicale pluviale.
Fino a 5 metri: il sottobosco e’ percorso da predatori come tigri e leopardi a caccia di cibo.
Da 5 a 24 metri sta’ il livello inferiore. Relativamente rado, costituisce un corridoio di passaggio per i binturong, i pangolini e gli zibetti dei palmizi che fanno la spola fra il terreno e la cima degli alberi in cerca di cibo.
Da 24 a 37 metri: la cupola. Il fogliame dei rami, spesso 7 metri che forma la volta della foresta, costituisce l’habitat di una gran varieta’ di animali. Scoiattoli volatili, gibboni e macachi vi trovano in abbondanza frutti, foglie e cortecce. Le foglie della cupola forestale modificano il proprio orientamento per catturare la massima quantita’ possibile di luce solare, la loro forma permette alla pioggia di scivolare e la pellicola oleosa che le ricopre le protegge dalle alghe microscopiche e dai muschi.
Dai 37 ai 49 metri: gli alberi giganti. I giganteschi alberi che emergono dalla cupola forestale danno nospitalita’ a pipistrelli insettivori, rapaci e calao. Fra essi si trovanono liane e piante epifite.
Fra gli animali che vivono o vivevano in quest’ambiente sono da ricordare il tapiro malese, il pangolino, il nicticebo, lo zibetto dei palmizi, il binturong, la pantera nebulosa, l’elefante asiatico e la tigre; fra le scimmie il reso; fra gli uccelli il leiothris lutea e la nettarina scura.
Bisogna osservare la zona a livello del terreno per capire fino a che punto le varie forme vegetali e animali cooperino al ciclo e al riciclo dei vari elementi che, decomponendosi, fertilizzano il suolo. Possono cosi’ svilupparsi nuove piante che a loro volta nutriranno direttamente o indirettamente gli animali della foresta, perpetuandosi in un ciclo naturale iniziato milioni di anni fa e minacciato oggi dalla deforestazione, dalla cultura a debbio e dagli interventi umani.



martedì 22 febbraio 2011

La barriera corallina.

La barriera corallina che circonda le isole della penisola thailandese e’ formata da una moltitudine di piccoli organismi, i polipi, i cui scheletri calcarei ricoprono vastissime distese sottomarine.
La barriera cresce assai lentamente: occorrono piu’ di mille anni perche’ la sua altezza aumenti di un metro. Lo scheletro dei polipi morti serve da supporto a nuove generazioni. La grande varieta’ dei coralli conferisce bellezza alle barriere, che ospitano anche pesci multiformi.  
Il polipo, il costruttore delle barriere coralline, e’ un animaletto molle, che appartiene alla famiglia dei cnidari, vive per breve tempo allo stato libero, ben presto si fissa e secerne il proprio scheletro calcareo, dentro il quale si innicchia. Il polipo e’ munito di una bocca, circondata da tentacoli urticanti, che gli permettono di catturare il placton di cui si nutre.
Negli anfratti della barriera corallina si nasconde la murena che e’ un terribile predatore di pesci, fra questi pesci, che vivono nella barriera corallina, da ricordare:
● il Chetonde cocchiere il nome di cocchiere gli viene dal fatto che presenta lunghi filamenti, simili a fruste, sulla spina dorsale,
● il pesce chirurgo, originaria della regione indopacifica, questa specie e’ molto aggressiva.
● il pesce angelo imperatore, e’ fra i pesci della barriera corallina che dispongono dei piu’ vasti areali.
● il pesce balestra. E’ detto anche balestra Picasso, perche’ avrebbe potuto progettarlo il celebre pittore.
● il pesce pappagallo, specie gli esemplari giovani, sono difficilmente distinguibili uno dall’altro.
● il pesce pagliaccio a tre bande, vive in stretta associazione con gli anemoni di mare.
Una volta, vicino alla barriera corallina si trovava anche la tartaruga verde, ricercata per la sua carne, il carapace e le uova e’ stata decimata. In effetti il governo thailandese manca di una pianificazione delle infrastrutture idonee alla crescita del turismo e promuove le barriere coralline al turismo senza preoccuparsi della conservazione e senza avere le risorse necessarie per gestirle, i parchi nazionali, ad esempio dispongono di insufficienti risorse umane.
Le acque vicino alla costa della Thailandia, situate fra il 6◦ N e il 13◦ N, offrono buone condizioni per la crescita dei coralli in Thailandia le barriere coralline lungo il Golfo di Thailandia e il Mar delle Andamane coprono un’area di circa 12,000 km², questi sono distribuiti fra i 300 maggiori gruppi corallini della nazione, di questi solo 16 siti sono considerati parchi nazionali. Questi siti sono divisi in quattro aree, con differenti condizioni oceanografiche, esse sono: la parte interna del Golfo di Thailandia, nella zona di Chonburi, la costa est del Golfo di Thailandia, Rayong e Trad, la costa ovest del Golfo di Thailandia, Prachuap Khirikhan, Chumpon e Surat Thani, la costa del Mar delle Andamane, Krabi, Phang Nga, Phuket, Ranong, Satun e Trang. In effetti le barriere coralline in Thailandia sono barriere in formazione o comunita’ di coralli che vivono in strati piuttosto che composizioni calcaree.Ci sono tre diversi tipi di comunita’ di coralli nel Golfo di Thailandia: comunita’ di coralli, barriere coralline in via di sviluppo e barriere coralline giovani.
La parte interna del Golfo di Thailandia. Dato che ci sono quattro maggiori fiumi che si riversano in mare in questa zona essa e’ dominata da formazioni di mangrovie. Diverse isole qui hanno formazioni coralline, l’isola piu’ interna Koh Si Chang ha la piu’ interessante crescita di coralli, e’ nella forma di comunita’ di coralli piuttosto che di barriera. La specie dominante di corallo e’ la Porites lutea. Fra le varie comunita’ di coralli di questa zona e’ da ricordare il Diadema setosus, lungo con spine nere simili a uncini, si trova in gran numero. Da notare che le alghe coralline, un importante componente dello sviluppo delle barriere coralline, sono quasi assenti in questa zona. Andando piu’; giu’ nella parte est del golfo ci sono isole lungo la costa ovest, dopo Koh Si Chang c’e’ il gruppo di isole di Pattaya, la comunita’ di coralli di queste isole e’ stata danneggiata a causa del turismo. Le specie dominanti in quest’area sono la Pavona e la Porites lutea. A sud di Pattaya c’e’ l’area di Satthaheep, e’ un’area ristretta dalla Marina. I coralli di questa zona sono in buone condizioni perche’ la marina controlla le isole per un progetto di conservazione delle tartarughe che va avanti da molti anni. Scendendo a sud non si trovano isole.
La costa est del golfo. Siamo qui nella provincia di Rayong e al largo nel golfo esistono molte isole. Tutte queste isole avevano coralli in buone condizioni ma a causa della pesca con la dinamite e l’incremento del turismo oggi queste barrire coralline sono in pessime condizioni, alcune mancano completamente di coralli, come Ao Praw e Koh Samet. Proseguendo lungo la costa ad est troviamo Chantabury, qui la maggior parte della costa ha formazioni di mangrovie tuttavia dove non ci sono fiumi e vicino a piccole isole troviamo piccole formazioni. Da Rayong a Trat ci sono piccole isole con barriere coralline. Fino a poco tempo fa queste barriere erano in ottime condizione, oggi sono quasi del tutto danneggiate a causa della pesca con la dinamite. Anche la caccia i pesci per gli acquari o per il consumo fatte con l’uso di agenti tossici rientrano fra le cause di questo degrado. Negli ultimi anni certe barriere coralline, come quella di Koh Kradad, sono state completamente distrutte.
La costa ovest del Golfo. Le barriere di questa zona sono esposte ai cicloni. Circa il 20% dei maggiori gruppi corallini della Thailandia si trovano in questa zona. Chumphon e Surat Thani sono le sole due provincie in quest’area con maggiori gruppi corallini. Nella provincia di Phrachuap Khirikhan, nel nord di questa zona, ci sono alcune isole con barriere coralline da poco formate, queste isole sono santuari per gli uccelli, l’accesso e’ vietato, cosi’ anche i coralli sono protetti. La forma principale e’ l’Acropora. A Chumpon le barriere coralline sono meglio sviluppate nella parte est delle isole. Alcuni coralli tuttavia sono danneggiati per attivita’ illegali di pesca. Piu’ a sud da Surat Thani a Samui, da Pha Nga a Tao i coralli hanno subito severi danni a causa del turismo. Attivita’ di conservazione sono ora cominciate compreso l’uso di boe da ormeggio e campagne di sensibilizzazione.
Il Mar delle Andamane. Ci sono significative differenze climatiche e oceanografiche fra il Mar delle Andamane e il Golfo di Thailandia che influiscono sulle barriere coralline. Le barriere coralline del Mar delle Andamane sono soggette al ritmo semidiurno delle maree e sono esposte al monsone di sudovest da maggio a ottobre. Approssimativamente il 55% delle principali barriere coralline della Thailandia si trova in questo mare. All’;interno di questa regione ci sono significative differenze di specie, composizione e morfologia nelle barriere. Le condizioni delle barriere e la copertura del corallo tendono a variare con il grado di esposizione ai monsoni, la distanza dalla terraferma, le correnti e i sottostrati. Le barriere a frangia predominano, il gruppo delle Adang Rawi e’ il classico esempio. Ci sono anche alcune comunita’ di coralli dove questi crescono su rocce o in verticale su mura di granito. Non ci sono sostanziali sviluppi di barriere calcaree. E’ questo il caso delle isole Similan e del gruppo delle Koh Phi Phi. Le isole del gruppo di Surin sono considerate fra le piu’ estese, primitive e forse anche meglio sviluppate barriere coralline della Thailandia, altre barriere coralline di maggior significato ecologico comprendono Koh Kradan e Koh Ngai nella provincia di Trat e Koh Damhok, Damkwan e Yong nella provincia di Krabi. Nella parte nord di questa zona Surin e le isole Similan, che sono oggi parco nazionale sono diventato un luogo molto famoso per turisti e divers, cio’ anche se queste isole non possono essere visitate in tutti i periodi dell’anno a causa del mare fortemente mosso durante il periodo dei monsoni. Una parte di queste barriere e’ stata danneggiata dalle attivita’ dei turisti e le alghe sono in incremento. Le attivita’ di conservazione includono oggi l’installazione di boe di galleggiamento e la formulazione di piani di gestione per i parchi. Phuket una volta aveva buone barriere a frangia, oggi ci sono molte barriere coralline ma solo con una piccola copertura di coralli viventi. Il turismo in espansione sembra sia la maggior causa dei danni arrecati alla barriera corallina in questa provincia.
Le barriere coralline di questa zona hanno dovuto far i conti anche con lo tsunami ma incredibilmente gli esperti credono che il danno totale causato dallo tsunami sia abbastanza piccolo. In effetti molta della barriera corallina del Mar delle Andamane era gia’ stata danneggiata prima della tragedia del 26 dicembre 2003, come riportato sopra.


Foresta pluviale.

 
La foresta tropicale pluviale, e’ un bioma caldo e umido che si trova vicino all’equatore e si estende come una cintura attorno alla terra, essa si trova fra 10◦ e 20◦ a nord e sud dell’equatore. Le piu’ grandi foreste di questo tipo si trovano in Sud America e nel Sudest asiatico. Queste foreste ricevono normalmente una media di 203 cm. di pioggia distribuita quasi uniformemente nel corso dell’anno. Il clima e’ abbastanza costante, questo perché le foreste pluviali si tr0vano vicino ai tropici dove il levarsi e il tramonto del sole avvengono alla stessa ora tutto l’anno. La combinazione del calore e dell’umidita’ costanti fanno di questa foresta un ambiente adatto a molte piante ed animali, cosi’ esse contengono la maggiore biodiversita’ al mondo: si calcola che circa 15 milioni di specie fra piante ed animali vivano, al mondo, in questo bioma, piu’ di 400 specie in un ettaro. 
Per quanto riguarda la struttura la canopia e’ superiore ai 30-50 mt. di altezza. Il tronco degli alberi e’ diritto ed ha contorte e forti radici, dato che devono sostenere grossi alberi, queste radici sono superficiali dato che non hanno bisogno di crescere nel terreno per trovare acqua e sali minerali. Il tronco centrale degli e’ fra i 10 e 30 mt. di diametro, la canopia e’ quasi continua e molte piante rampicanti e felci si trovano in questo strato. Gli alberi arrivano a grandi altezze, oltre i 40 metri dato che devono trovare la luce solare. Essi sono sempreverdi e appartengono a un gran numero di specie, fra questi crescono anche molti alberi con legni duri e pregiati come il meranti, il mogano, il seraya, l’ebano e il balsamo. Il sottobosco e’ molto scarno. Le frutta e i fiori sono colorati e profumati per attirare gli agenti di impollinazione. Qui e’ presente l’orchidea, che se non proprio unica a livello di fiori e’ quella di maggior importanza, pianta parassita, trova agio al suo sviluppo sfruttando le risorse degli alberi di maggior altezza.
Il terreno e’ sempre buio e umido, con pochissima luce solare. Dato che l’ambiente tropicale si riferisce ad aree con alte temperature e precipitazioni annuali, senza una stagione secca, viene incoraggiato un alto tasso di crescita nella vegetazione naturale e un’alta decomposizione delle foglie cadute e dei rami, inoltre le foglie sono coriace con le punte ad ago e cio’ permette all’acqua in eccesso di fluire facilmente.
Le caratteristiche di caldo e umidita’ rendono queste foreste un ambiente ideale per per i batteri e altri microrganismi, poiche’ questi organismi rimangono attivi tutto l’anno si decompongono rapidamente i materiali che si trovano sul suolo della foresta. In altri ambienti, come la foresta decidua la decomposizione della lettiera fogliare aggiunge sostanze nutrienti al suolo ma nella foresta tropicale pluviale le piante crescono cosi’ in fretta che si consumano rapidamente le sostanze contenute nel tappeto di foglie decomposto, come risultato la maggior parte delle sostanze nutritive sono contenute negli alberi e in altre piante piuttosto che nel terreno. La maggior parte delle sostanze nutrienti che si trovano al suolo vengono lavate dalle piogge abbondanti che lasciano il terreno fertile e acido.
Molte foreste tropicali pluviali hanno solo due stagioni una umida e una secca, foreste pluviali piu’ lontane dall’equatore possono avere quattro stagioni: due umide e due secche, le foreste vicino all’equatore non hanno stagioni, dato che qui principalmente piove tutto l’anno.
Le foreste pluviali sono molto umide, con un’umidita’ che durante il giorno puo’ arrivare all’80%, durante la notte l’umidita’ continua a stare nella foresta, questo fa si che questo bioma sia caldo sia di giorno che di notte.
Comunque piu’ in alto sono queste foreste piu’ c’e’ una diminuzione di temperature fino ad arrivare che le foreste tropicali di montagna, c’e’ una regola concordata per cui le foreste pluviali che si trovano sopra i 300 mt. di altitudine sono di questo tipo, possono avere temperature che scendono fino 1,7◦C, in questa istanza le temperature in queste montagne possono scendere fino a raggiungere il gelo.
Si puo’ dire che una parte della pioggia che queste foreste ricevono e’ legata a fattori climatici locali ma una parte e’ prodotta dalla foresta stessa. Il caldo fa evaporare le foglie di molte piante creando umidita’, quando questa umidita’ sale dal bosco e si raffredda crea nuvole di pioggia, in questo modo la foresta pluviale e’ responsabile di buona parte dell’umidita’ che riceve.
Infine si puo’ aggiungere che la foresta tropicale pluviale e’ uno dei biomi che riceve piu’ energia solare al mondo, come detto queste foreste si trovano vicino all’equatore e in questa zona i raggi del sole arrivano dritti piu’ che di angolo, come accade in tutte le altre zone.
Le creature piu’ abbondanti che si trovano nella foresta pluviale sono gli insetti, per evitare i predatori molti di questi hanno sviluppato forme di mimetizzazione, alcuni assomigliano a spine, altri a rametti o a foglie o a corteccie. Le farfalle generalmente utilizzano un doppio meccanismo di difesa, col primo fanno in modo di assomigliare a foglie morte e se questo non funziona cambiano metodo, se il predatore si avvicina troppo mettono in rilievo il loro colore fino al punto da farlo brillare, sperando che questo stupisca il predatore e dia il tempo di scappare. Questo sistema e’ utilizzato anche da altri animali e ci sono serpenti velenosi che utilizzano i colori brillanti per avvertire i predatori che sono velenosi se consumati. Anche i colori dei predatori pero’ servono alla mimetizzazione, in modo da arrivare vicino alla preda senza che questa se ne accorga, la pantera nebulosa, ad esempio, ha macchie nere per mimetizzarsi meglio nell’ombra. Comunque anche con questi camuffamenti gli animali non sono sempre sicuri di fuggire ai predatori, inoltre devono fare anche i conti con gli uccelli. Molti animali vivono sulle cime agli alberi: bradipi, orsi, scoiattoli giganti, lemuri, istrici, scimmie, ragni, pangolini, tarsi, gibboni, formichieri, e molti altri. Cio’ e’ dovuto al fatto che nelle foreste pluviali la maggior parte del cibo puo’ essere trovato sugli alberi. Qui si trovano anche le foglie che possono essere commestibili, esse comunque sono fatte di cellulosa e questa sostanza e’ difficile da digerire per alcuni animali, cosi’ alcuni di questi hanno sviluppato nello stomaco composti per digerire la cellulosa. Altri animali, come pipistrelli, colibrì, api e vespe, si nutrono di frutta che qui e’ presente tutto l’anno, i colibri’ comunque mangiano anche insetti per le proteine. I lemuri ed altri animali si cibano della linfa degli alberi, specie quello della gomma, per far questo usano i loro denti aguzzi per staccare la corteccia. Ancora, altri animali trovano cibo a livello del terreno. Predatori piu’ grossi come il giaguaro hanno corpo muscolo, denti aguzzi e mascella forte, che utilizzano per sbranare le loro prede. Scorpioni, ragni e qualche serpente utilizzano il veleno per uccidere. Ci sono poi animali che cibandosi rendono un utile servizio a tutta la foresta dato che cibandosi di rami caduti, foglie e altri rifiuti la ripuliscono in parte, sono questi i lombrichi, le termiti, e i batteri.
Il bioma della foresta pluviale si differenza dagli altri per la quantita’ di vita che possiede: la meta’ degli animali e delle piante di tutto il mondo e questo non basta ogni giorno gli scienziati stanno scoprendo nuove piante e animali in questo ambiente.
Questo tipo di foresta e’ presente in Thailandia solo nel sud del paese, partendo da Chunpon.

La foresta di mangrovie.


La mangrovia e’ una formazione forestale, formata da alberi e arbusti, tipica delle pianure costiere paludose della zona tropicale e subtropicale, che presentano soprattuto caratteristiche di salinita’ ma sono anche zone basse, protette, con terreni fangosi e saturi.
Oltre che in Thailandia si trovano in altre zone del Sudest asiatico, in Australia, nell’Africa occidentale.
Sul suolo melmoso sottoposto al ciclo delle maree e dunque impregnato di sale, crescono paletuvieri muniti di radici aeree. Queste formazioni di grande resistenza, capaci di trattenere i sedimenti portati dai fiumi, si sviluppano rapidamente e un po’ alla volta avanzano in mare. Di questi depositi di sedimenti, ad alto contenuto organico, hanno bisogno per svilupparsi. Piu’ all’interno la vegetazione assume l’aspetto di una foresta fitta e bassa, simile a una macchia. I due insieme formano cosi’ lungo le coste una fascia vegetale continua e compatta che puo’ raggiungere la profondita’ di una ventina di chilometri. Si trovano principalmente in due ambienti gli estuari e le zone costiere aperte, sono quindi l’unione fra due mondi quello terrestre e quello marino e offrono grandi benefici a entrambi.
Anche se sono molte le specie di alberi e arbusti che si adattano a queste condizioni, quindi il bioma non ha bisogno di piante strettamente imparentate fra loro, il numero di specie rispetto a quello della foresta tropicale pluviale e’ minore. E’ a questo insieme di piante differenti che si da’ il nome di mangrovie.
Le specie dominanti sono quelle che hanno radici capaci di respirare e che permettono loro di sopravvivere in un bioma dove si registrano acque. Alcuni alberi hanno radici a puntello in modo da permettere alla pianta di ancorarsi nel terreno fangoso, altri hanno radici aeree che prendono ossigeno direttamente dall’atmosfera.
Alcune piante di queste formazioni sono sorprendentemente resistenti alla salinita’ dell’acqua, esse riescono a resistere in condizioni che presentano fino a due volte la salinita’ del mare, zone in cui il sale e’ diventato concentrato per evaporazione, alcune piante hanno ghiandole speciali per evitare l'accumulo di sale in eccesso, l’eccesso di sale non comprende le radici ma e’ concentrato nelle foglie piu’ vecchie e scaricato quando queste cadono. Dato che non molte piante possono adattarsi alle caratteristiche di salinita’ e carenza di ossigeno, altre piante dello stesso bioma preferisco l’acqua dolce e si estendono verso l’interno. Le quattro principali specie, che sono conosciute come alofite, sono Avicennia, Sonneratia, Rhizophora, Bruguiera. Fra queste piante caratteristiche sono la Rhizophora Mucronata, una specie di politiviere coperto di spine appuntite terminanti in foglioline, quando cadono nel fango le spine mettono radici all’istante e crescono rapidamente dando origine a nuovi alberi, la Rhizophora si riproduce anche secondo la modalita’ piu’ diffusa della germinazione.
L’Amoora Calcullata e lo Xylocarpus sono fra i rari frutti che crescono nelle mangrovie da ricordare anche il frutto della palma nipa che cresce di solito lungo i canali che percorrono le mangrovie, il frutto e’ commestibile. I frutti di questo bioma hanno generalmente forma a tubo e iniziano a germinare quando sono ancora sulla pianta. Quando poi cadono la loro forma appuntita permette loro di ancorarsi al fango e di scendere in profondita’ questo garantisce loro di non essere portate via dal flusso e riflusso delle maree e da il tempo necessario per mettere radici. Queste piante crescono fino a un’altezza che varia dai 2 ai 40 metri. Come nella foresta tropicale e monsonica le foglie hanno generalmente forma a goccia che permettono all'acqua di scorrere via facilmente.
Le paludi costiere sono percorse da canali soggette al flusso e riflusso delle maree. I paletuvieri, caratterizzati da un sistema di radici in parte aeree, crescono fino alla linea della bassa marea; piu’ oltre le loro radici non potrebbero procurarsi l’ossigeno necessario alla sopravvivenza. Superato il limite dell’alta marea il paesaggio assume a poco a poco l’aspetto di giungla tropicale.
Il tipo e la crescita di una foresta di mangrovie e’ condizionato da diversi fattori: il clima, il livello di fluttuazione delle acque, la tolleranza al sale, i nutrienti e l'energia delle onde.
Al contrario le piante non sono per niente resistenti agli sbalzi climatici, vivono infatti in zone in cui la temperatura non e’ mai inferiore ai 19°C, inoltre la loro massima tolleranza e’ di 10◦C, il che significa che non sopportano temperature superiori ai 39◦C. A causa di questo vivono a latitudini comprese fra 32º N e 38º S.
Sono formazioni utilissime in quanto proteggono le regioni tropicali costiere dall’erosione. Il loro massiccio sistema di radici dissipa l’energia del moto ondoso ed e’ quindi una salvaguardia e un aiuto in caso di tsunami e tifoni. Sempre con le radici rallentano l’acqua delle maree catturando i sedimenti dell’oceano durante il ciclo quotidiano. Questo filtraggio svolto dalle foreste di mangrovie svolge un ruolo vitale nel proteggere il letto d’erbe del mare e difende le barriere coralline da danneggiamenti.
L’ecosistema unico che si trova nelle maglie delle intricate radici delle mangrovie offre un ambiente marino unico per gli organismi giovani. In Thailandia molte specie di pesci, commercialmente importanti, possono contare sulle mangrovie come su un vivaio. Nelle acque fangose vivono numerose specie marine sopratutto perioftalmi, granchi e molluschi, ma si possono anche ricordare alghe e ostriche.
Riguardo agli uccelli le mangrovie offrono loro un umido habitat adatto alla creazione del nido o un luogo di sosta, per centinaia di specie, durante le loro migrazioni. Fra gli uccelli che vi abitano si possono ricordare: il nibbio reale, il martin pescatore dal collare, l’airone cenerino, il cormorano maggiore. Altri uccelli che non abitano permanentemente nelle mangrovie ne fanno uso per trovarvi il cibo o altre attivita’.
Fra gli animali che hanno questo ambiente come habitat caratteristico sono da ricordare: il crocodilus porous, detto anche coccodrillo marino, e le scimmie granchivore. Fra i serpenti quello arboricolo nero e oro.
Nel sud della Thailandia le mangrovie coprivano vastissime zone calcaree sommerse, formatesi milioni di anni fa. Nel corso dei millenni le mangrovie sono avanzate o arretrate secondo il livello del mare. Attualmente formazioni di mangrovie si trovano in 23 zone costiere della Thailandia. Queste foreste coprivano nel 1961 368,000 ettari della nazione, nel 2002 gli ettari occupati erano scesi a 240,000.
Le foreste di mangrovie sono attualmente tra gli ambienti più minacciati del mondo e stanno sparendo a un ritmo accelerato e cio’ vale anche per la Thailandia. Diversi ne sono i motivi. L’abbattimento degli alberi e l’aumento degli allevamenti di gamberetti minacciano le mangrovie. Gli allevamenti di gamberetti proliferano nelle regioni costiere della Thailandia e sono considerate la causa principale del danneggiamento dell’ambiente di questa zona. Le foreste di mangrovie sono tagliate e sono dragate per aprire gli allevamenti. Inoltre le parti esposte delle radici di mangrovie sono estremamente sensibili agli intasamenti di petrolio greggio e di altre sostanze inquinanti; rifiuti organici, sali minerali tossici, prodotti chimici organici soffocano le sezioni sott'acqua di mangrovie. Questi veleni si possono anche concentrare nella struttura cellulare delle piante. Inoltre, il carbone e le industrie del legno sono una seria minaccia per le foreste di mangrovie, da non dimenticare e’ il grande boom dell’industria del turismo, che, come ovunque, ha fatto la sua parte.
Per tutto cio’ soffrono le specie locali e gli uccelli migratori, che una volta venivano qui a migliaia, non ritornano. Gli allevamenti sono spesso in parchi protetti e uomini d’affari senza scrupoli pagano uomini politici che permettono la costruzione. Vale poi considerare il fatto che le mangrovie sono un’ottima risorsa per ricavare carbone vegetale e l’uomo ne ha approfittato a piene mani. In tal modo un po’ come avviene per i nostri alberi montani che hanno una preziosa funzione antivalanghe , viene a mancare alle coste una protezione dalle risacche divoratrici del suolo.
Nel 2004 per proteggere queste zone fu varato un piano quinquennale chiamato “Piano di Azione per la gestione delle mangrovie nel Golfo di Thailandia”, aveva lo scopo sia di preservare le foreste di mangrovie sia di permetterne un uso sostenibile rispettando l’ambiente. Dopo lo tsunami del 2003, molte comunita’ locali si sono interessate a una rimboschimento delle foreste di mangrovie come protezione contro eventuali disastri sul tipo di quello che era appena successo. Il Dipartimento della Marina e delle Risorse Costiere studio’ un programma per conservare e riabilitare queste foreste. Quattro stazioni per lo sviluppo delle mangrovie sono state istituite in Trang al fine di sostenere il programma di attivita’ che comprende rimboschimento e manutenzione delle mangrovie, possibilita’ di addestramento per creare nella comunita’ capacita di gestione forestale, costruzioni di relazioni amichevoli fra i membri della comunita’ locale, il governo e le ONG, riduzione della raccolta di legno illegale e delle coltivazione agricole. Questo progetto ha anche istituito una zona di protezione delle mangrovie, dove la raccolta del legno e’ proibita, con l’eccezione di particolari circostanze. La comunita’ coltiva anche piantine nel suo vivaio.

La risaia

L'atmosfera serena che si respira nelle risaie e’ ingannevole: essa non mostra affatto l’enorme cura e l’enorme lavoro che queste colture richiedono dall’inizio dell’anno. La risaia dove si coltiva il riso e’ per definizione una particella di terra allagata, cio’ anche se oggi il riso si puo’ coltivare in campi secchi. La definizione e’ rimasta dato che per venti secoli la risaia allagata e’ stata la forma prevalente per coltivare il riso. Risaie di questo tipo si trovano non solo in Thailandia, ma nell’est, nel sud e in altre zone del sudest asiatico. Si trovano anche in Italia, nel Piemonte, nella pianura Padana. Risaie si possono trovare adiacenti ad aree rurali, vicino a fiumi e paludi ma spesso sono costruite anche sui crinali delle colline, anche se con molto piu’ lavoro ed uso di materiali. Esse richiedono una gran quantita’ d’acqua per l’irrigazione e alluvioni possono provvedere l’acqua necessaria per la crescita del prodotto. L’acqua e’ quindi un ambiente favorevole per le varieta’ di riso coltivate e oltre a questo scoraggia la crescita di molte varieta’ di erbe infestanti.
Sei sono le operazioni che coinvolgono le risaie, al fine di ottenere il riso:
La preparazione del suolo, arando la terra intrisa d’acqua, il contadino e il suo bufalo favoriscono la redistribuzione degli elementi nutritivi contenuti nel suolo, la risaia viene poi passata al rullo in modo da creare nel fango un letto abbastanza sodo per raccogliere le pianticelle.
Il trapianto, una volta che la risaia e’ stata abbondantemente inondata e convenientemente preparata si procede al trapianto in file delle pianticelle in precedenza fatte crescere su monticelli di terra. La consistenza del letto di fango, abbastanza morbida, favorisce il rapido radicamento delle pianticelle.
La maturazione, grazie va uno scrupoloso controllo del livello d’acqua nella risaia le piante si sviluppano e le spighe si formano e si gonfiano sotto l’azione dei raggi solari. E’ questa la fase che richiede minor lavoro, benche’ occorra di continuo diserbare e sorvegliare la condizione delle piccole dighe che delimitano le risaie.
Il raccolto. Per non perdere il frutto di una stagione di fatiche minacciate dai guasti che potrebbero causare gli animali e il maltempo, il raccolto viene fatto nel minor tempo possibile. Le spighe di riso vengono tagliate con la falce e a mano a mano raccolte nel mietitore per essere quindi ammucchiate in bighe prima di sottoporle alla battitura.
La battitura, una volta raccolte le spighe vengono raccolte su un’apposita struttura che permette di separare il chicco dalla pula. Dopo la setacciatura, che elimina le ultime impurita’, i chicchi vengono stesi sul terreno perche’ si secchino prima di essere immagazzinati.
Le risaie sono anche il rifugio di numerose specie animali, fra cui primeggia il bufalo d’acqua. Quest’animale si vede frequentamente nelle campagne thailandesi, tanto che ne e’ diventata l’immagine piu’ conosciuta. Sebbene la lavorazione meccanica delle risaie sia oggi possibile i contadini thailandesi preferiscono il bufalo d’acqua come animale da tiro. La sua utilita’ si rivela comunque sotto molti altri aspetti: fornisce carne e latte, con la pelle si confezionano indumenti e il suo sterco viene raccolto e essiccato e utilizzato come concime, combustibile, detersivo.
Non utile come questo sono i ratti e i topi che si cibano dei chicchi caduti dalle spighe oltreche’ di insetti che sono vere e proprie calamita’. Essi a volte devastano i depositi in cui il riso viene immagazzinato.
Fra la fauna acquatica sono da ricordare carpe e pesci gatto che sono volontariamene immessi nelle risaie dato che eliminano le piante marciscenti, le alghe e le larve di insetti. Nella lotta agli insetti sono utilissime anche le rane. Che consentono di evitare il ricorso a pesticidi nefasti per l’equilibrio naturale. Fra gli uccelli: il cappuccino dal ventre bianco, il cappuccino a scacchi. Il cappuccino dalla testa bianca, tutti questi tipi di uccelli, essendo ghiottissimi di riso, sono un vero flagello per le risaie; airone bianco maggiore e airone cenerino sono attirati dalla ricca fauna acquatica delle risaie, di cui come tutti i tipi di ardeidi si cibano; l’anatra caruncolata che anche se vive ai bordi delle paludi spesso si avventura nelle risaie.
Le risaie, a causa delle grandi quantita’ di gas metano che generano, hanno un effetto negativo sul’ambiente. La produzione mondiale di gas metano dovuta ai campi di riso e’ stata stimata nell’ordine di 5-10 tonnellate annue. Questa generazione di gas in cosi’ grande quantita’ ha riflessi sull’effetto serra che e’ uno delle principali cause del riscaldamento globale. Studi recenti hanno tuttavia dimostrato che il gas ,metano puo’ essere notevolmente ridotto incentivando la resa delle colture, drenando le risaie e permettendo cosi’ di respirare al terreno in modo che interrompa la produzione di metano.
Alimento base dei thailandesi e fonte di cospicui introiti, il riso e’ simbolo di una civilta’ millenaria; una cultura che mal si presta alla meccanizzazione e che ha subito poche evoluzioni nel corso dei secoli. A essa sono ancora collegati numerosi riti e mediante sapienti calcoli si tenta di prevedere l’abbondanza delle piogge e l’entita’ dei raccolti.
La Thailandia ha una forte tradizione per quanto riguarda la produzione di riso. E’ il primo paese al mondo per quanto riguarda le esportazioni e il quinto per quanto riguarda la quantita’ di superficie investita nella coltivazione, inoltre ha in programma di aumentare ulterioramente la quantita’ di terre destinate a questa produzione, cio’ anche se ha gia’ 9.2 milioni di ettari di zone risicole. La qualita’ di riso prodotto in Thailandia e’ quello jasmine (gelsomino), che’ una delle migliori qualita’ di riso ma che ha un tasso di rendimento significativamente inferiore rispetto ad altri tipi, cio’ viene comunque ben presto recuperato dato che il suo prezzo e’ quasi il doppio rispetto a quello di altri risi sul mercato mondiale. Il riso e’ per la Thailandia un prodotto facilmente esportabile dato che e’ consumato non solo da popolazioni dell’Asia ma anche in Europa, America e Africa. Il riso e’ ampiamente venduto anche in Italia e con le ricette di cucina riguardanti questo prodotto si potrebbe scrivere un grosso libro. Per i thai pero’ il riso e’ molto di piu’ di un piatto da mangiare qualche volta, e’ il loro “pane quotidiano”, da tempi immemorabili. Ci sono infatti prove che nella zona che e’ oggi la Thailandia questo prodotto veniva coltivato fin dall’antichita’, recentemente sono stati ritrovati resti del periodo Dvaravati, VI secolo dopo Cristo, ricoperti con riso glutinoso. I thailandesi sono stati cresciuti a riso per secoli, ma prima del XIX secolo esso era usato principalmente per il consumo domestico, poiche’ il riso era considerato un bene di sussistenza in caso di guerra ne era proibita l’esportazione, eccetto che in anni di raccolti veramente eccezionali e anche in questi casi il permesso di esportazione doveva essere contenuto in un decreto reale. Ancora nel regno di Rama III, nella prima meta’ del XIX secolo, troviamo decreti contro l’esportazione di riso. Dal canto loro nel primo periodo di Rattanakosin o Bangkok, le potenze occidentali fecero forti sforzi per arrivare a un libero commercio del prodotto, richiedendo al governo thailandese di abolire il monopolio e di permerne la libera importazione ed esportazione. Cio’ accadde solo nel 1885, sotto il regno di re Mongkut, che firmo’ il trattato Bowring con la Gran Bretagna, ben presto, comunque, arrivarono le altre nazioni. Fu il riso qindi a trasformare l’economia thailandese da economia di mera sussistenza a mercato economico. Le esportazioni portarono naturalmente ad altri sviluppi: l’espansione delle aree di coltivazione fu incoraggiata attraverso esenzioni dalle tasse durante i primi anni di coltivazione, si svilupparono nuove forme di irrigazione e trasporto, si comincio’ a promuovere le migliori qualita’ attraverso fiere e feste, la prima fiera nazionale del riso si svolse nel 1907. Alla prima grande fiera mondiale del riso, tenutasi in Canada, nel 1933 il riso thailandese si fece conoscere da tutto il mondo per la prima volta, dei venti premi che venivano dati se ne aggiudico’ quattro ma tra i piu’ importanti: il primo, il secondo, il terzo e l’ottavo. Nel 1953 il governo istitui’ un ufficio responsabile per lo sviluppo del riso i suoi ruoli erano: ricercare nuove e buone qualita’ di riso, raccomandare ai consumatori di provarle, tener conto delle loro preferenze, altro obbiettivo era aumentare la produzione per soddisfare la domanda crescente.
Per i thailandesi comunque tutto questo non basta, abituati a mettere assieme sacro e profano, e’ difficile per loro guadare al solo aspetto tecnico ed economico del riso. Essi offrono omaggi alla Dea del Riso e il riso e’ sempre trattato con rispetto e maneggiato con cura ed e’ loro costume celebrare cerimonie in ogni fase della produzione: dall’aratura, alla semina, al raccolto, all’immagazzinamento. La cerimonia piu’ importante e’ pero’ quella che avviene nel periodo del raccolto ma anche importante e’ il rito di supplica per la pioggia, in cui si prega il Dio della Pioggia di mandare acqua per le piantagioni. Inoltre Sua Maesta’ il Re ha fatto rivivere l’antica cerimonia dell’aratura che opportunamente rivisitata simbolizza la base culturale legata al riso della cultura thailandese. Il giorno in cui avviene questa cerimonia e’ considerato Giorno Nazionale degli Agricoltori e i migliori agricoltori dell’anno ricevono premi da Sua Maesta’ in persona.
Gruppi di volontari o cooperative di lavoro sono una pratica tradizionale. Membri della stessa famiglia, parenti, vicini e ogni persona che vive nello stesso villaggio si raggruppano insieme e insieme vanno di campo in campo aiutandosi l’un l’altro. 


 

lunedì 21 febbraio 2011

Anteprima.



ANTEPRIMA.

Questa persona non puo’ asserire che io ho dei debiti con lei e per una ragione evidente, aveva in mano una mia delega generale.

Al contrario io a tuttoggi, 11 anni, non ho ancora visto un documento su cui ha messo la mia firma. Ogni volta che chiedevo di vedere dei documenti “Ma di documenti non ce n’è nessuno” e io a pensa “Ma allora la dega generale cosa l’ha chiesta a fare?”

Vi assicuro che la più brutta parte della storia è essere traditi alle spalle da una persona in cui avevate fiducia e nel momento in cui lo scoprite quella persona diventa solo una delinquente e una sorella sparisce per sempre..

(dalle registrazioni)
Perche’ non mangia mica piu’ niente lui, caga solo!
ha mangiato quello, come un maiale.
 che gli viene a pulire il culo. Chissa’ se oggi arriva a cagare prima di venire in casa.
quaggiu’ dal bischero, si.
 per dei maiali cosi.
SONO SCEMI, SAI SCEMI, SCEMI!!!
LE DEVE CAGARE
 SI CHE SI CAGHI PER IL CULO, SAI.
NEL CULO.
COL SEDERE GLI VOLEVO RISPONDERE
● UNA MERDA COSI’! COME E’ LUI! 
DIETRO A UN DEMENTE COSI’.
● E BEH MA E’ L’IGNORANZA! 
A SI SE LE DOVREBBE INFILARE DOVE DICO IO! DEFICENTE!
PEZZO DI CRETINO LI,
COME I MAIALI.
MI FA SCHIFO!
NON VOGLIO NEANCHE UN BACIO DA LUI LI.
● NELLO SPROFONDO DELL’INFERNO-
E SONO DUE IMBECILLI
Sie’ na’ merda.

Una persona che dopo aver tradito la fiducia accordata con una delega generale mette in bocca alla madre queste parole non puo' che essere chiamata col suo vero nome: non Santi Fiorenza ma Santi Puttana. Italia brutto Paese, dove Santi si possono chiamare anche i delinquenti.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...