Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

giovedì 23 gennaio 2014

Cambogia. La classe operaia in protesta (Un articolo di Francesco Tortora).

Un articolo di Francesco Tortora in data 08/01/2014.


Cambogia
La classe operaia in protesta
Mano dura dell’Esercito: 4 morti e 22 feriti, 
l’intero settore dell’abbigliamento in rivolta.

Dopo diverse settimane di proteste, il 4 gennaio scorso in Cambogia la Polizia ha aperto il fuoco sulla folla composta dagli operai del settore abbigliamento e tessuti. Almeno quattro di essi sono rimasti uccisi colpiti da arma da fuoco ed almeno altri 22 sono feriti a seguito dell’azione di repressione da parte dell’Esercito nella Capitale Phnom Penh, nel terzo e peggiore dei giorni di scontri che sono seguiti a settimane d’azione di protesta contro il Governo. Altri scontri si sono verificati in altri Distretti nei dintorni della Capitale, dove si raggruppano le maggiori presenze di complessi industrialie  fabbriche, una stazione di polizia è stata data per incendiata dai manifestanti. Il settore dell’abbigliamento, in Cambogia, coinvolge il lavoro di almeno 500mila persone ed assomma un controvalore di fatturato intorno ai cinque miliardi di dollari USA. La scorsa settimana il Ministero del Lavoro ha fissato ufficialmente a 95 Dollari USA il salario mensile medio, ben lontano da quanto chiesto dai Sindacati, i quali avevano richiesto 160 Dollari USA. Subito dopo s’è avviata la lunga serie di scioperi.
In questo scorcio di tempo a cavallo tra la fine del 2013 e gli inizi del 2014, in varie parti d’Asia sono scoppiate rivolte popolari con un unico comune denominatore: si tratta di rivolte sociali condotte da fette di intere popolazioni asiatiche letteralmente oppresse e schiavizzate dai processi produttivi imposti dalle multinazionali. Sono vaste moltitudini di esseri umani tenute ai confini del Diritto del Lavoro e dei Diritti civili e che oggi reclamano elementi o fattori civilmente condivisi che nei Paesi a sviluppo avanzato si ritengono acquisiti da tempi così lunghi da immaginare siano connaturati col modo di produrre così come inteso in senso capitalistico. Così facendo i cittadini delle Nazioni evolute dimenticano lo stridor di denti e le grida di dolore che nei Secoli, attraversando le pagine dove si raccontano le vicende di Oliver Twist e quelle di David Copperfield, si sono sprigionate dagli ingranaggi prima meccanici poi elettronici dello sviluppo capitalistico.
E’ venuto il momento delle proteste scoppiate violente e disperate in Bangladesh, un Paese funestato da indicenti gravi e gravissimi dove il lavoro terziarizzato secondo direttive che giungono dall’estero si è fatto sempre più disumano, popolato di occhi che si agitano nella semioscurità di palazzi, case e stabilimenti che sono la depandance di fabbriche via via rimpicciolite se non chiuse del tutto in Occidente. Poi è venuto il momento della Thailandia dove si commetterebbe un errore di non lieve entità se si restringesse quel che sta accadendo in questi ultimi tempi nella Capitale Bangkok, nelle sole vicende che caratterizzano l’agone politico thailandese, dove una Democrazia matura stenta da lungo tempo a formarsi. In Thailandia, infatti, tra sostenitori 'democratici' di Suthep ed il movimento delle 'Magliette Rosse' che appoggiano la Premier Yingluck Shinawatra è in atto uno scontro tra due fasce di popolazione thailandese, da una parte i 'democrats' che raccolgono le élites, i cittadini abbienti e ben acculturati e dall’altra parte le fasce popolari, soprattutto quelle che provengono dal contesto rurale, alle quali la famiglia Shinawatra ha regalato il sogno di un 'New Deal' tutto thailandese. Nel mezzo si decidono le sorti dell’economia, sempre in bilico tra la conquista definitiva del successo internazionale e l’abisso della recessione incontrollata e non-governata. (Per la notizia completa di Francesco Tortora vedi l'articolo sull'Indro).


Francesco Tortora e' l'autore di "Da Thaksin a Yingluck: la Saga dei Shinawatra", il suo ultimo libro  e dei precedenti "Note asiatiche", "Asian Diary. Storie di popoli e di individui nei Paesi dove sorge il sole", "Livin' in BKK. Everyday Life in Bangkok between Modernism and Tradition". per una sua breve biografia vedi: "Il mio diario - Francesco Tortora". Francesco Tortora e' il corrispondente asiatico dell'Indro.






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