Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

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mercoledì 16 novembre 2016

Rachasap, come si parla con un sovrano.

Tanto è il rispetto per la monarchia in Thailandia che non dovrebbe destare alcuna sorpresa che una suprema forma di riverenza sia offerto al re o ai membri della famiglia reale e che quando uno sta parlando loro debba usare parole speciali in una speciale linguaggio chiamato rachasap.
Il rachasap è una specie di linguaggio speciale utilizzato in Thailandia quando si parla a o su un reale. Rachasap significa “Linguaggio reale” o “vocabolario reale”. E’ una parola composta la prima parte viene dalla parola sanscrita raj che significa “grande, potente, governatore, dominatore”.

giovedì 21 febbraio 2013

Impara il thailandese con Mod.

 Da Claudia Martinelli, sul gruppo Facebook "Ma insomma me la vuoi raccontare sta' Thailandia?".

Volete imparare qualche rudimento di thailandese? http://www.learnthaiwithmod.com/ questa carinissima ragazza fa lezioni online (in inglese) con video su youtube, spiega la grammatica, i modi di dire, le usanze e i costumi. è molto simpatica e cerca di semplificare il piu' possibile. ha anche la pagina facebook :).

 

Claudia,  gestisce in proprio il blog "Italian Kitchen Secrets", il gruppo Facebook "Scuola di cucina per negati", la pagina Facebook "La Mora Romagnola" e un canale su YouTube.

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lunedì 23 maggio 2011

Sistema di scrittura indica.

Insieme di diverse dozzine di scritture usate ora o in passato per scrivere molte lingue del Sud e Sudest asiatico. A parte la scrittura Karoshthi o Karosthi, usata dal IV secolo a.C. fino al III secolo d.C., tutte le esistenti scritture della regione discendono dalla scrittura Brahmi, per la prima volta attestata su iscrizioni su roccia di re Ashoka, nel Medio periodo Indo-Ariano, III secolo a.C.
Nei primi sei secoli dopo Ashoka, il Brahmi appare essersi diversificato inn variante del nord e vatante del sud. il tipo del nord diede origine alle cosidette scritture Gupta, IV – V secolom che sono sicuramente le progenitrici della srittura Devanagari, (ora usata per scrivere sanscrito, hindi, marathi e nepalese), alla scrittura bengalese e oriya e gurmukhi, la scrittura dei sikh, usata anche per il moderno panjabi in India.
Il tipo del sud diede origine alle scritture sinhalese, telegu e e kannada da una parte e alla scrittura pallava dall’altra. Quest’ultima forma le basi di numerose altre scritture, comprese il tamil e il malay, a un certo numero di scritture dei linguaggi austronesiani e a una moltitudine di scritture del Sudest asiatico: mon, birmano, khmer, Lao e thai. 

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Linguaggi Hmong-Mieng.

Chiamati anche linguaggi Miao–Yao. Famiglia di linguaggi del sudest della Cina, nord Vietnam, Laos e nord Thailandia, con piu’ di nove milioni di persone che li parlano. Hmong (Miao, Meo) sono stati divisi in tre gruppi dialettali:
Occidentale.
Centrale.
Del Nord.
Cominciando dal XVIII secolo gruppi parlanti il dialetto occidentale immigrarono nel nord dell’Indocina. Con gli strascichi delle guerre Indocinesi che finirono nel 1975 molti Hmong fuggirono dal Laos in Thailandia. Alcuni si stabilirono in seguito negli Stati Uniti, che ora ha una popolazione di di 150,000 persone che parlano i dialetti occidentali I Mien (Yao) hanno tre maggiori dialetti, il piu’ numeroso dei quali, anche chiamato Mien, conta circa l’85% delle persone che parlano Mien. Tuttavia questi linguaggi sono strutturalmente simili a altri linguaggi dell’area, il piu’ notevole dei quali e’ il cinese. Nessuna relazione genetica fra i linguaggi Hnong-Mien e qualdsiasi altra famiglia di linguaggi e’ stata dimostrata.

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Linguaggi austroasiatici.

E’ una superfamiglia di circa 150 linguaggi parlati da circa 90 milioni di persone, molto diverse fisicamente e culturalmentel, nel Sud e Sudest asiatico. Oggi molti studiosi credono che sia suddiviso in due famiglie”
Munda
Mon-khmer.
La presente frammentaria distribuzione dei linguaggi austroasiatici e’ per la maggior parte il risultato di relativamente recenti incursioni di Indo-Ariani, Sino-Tibetani, Thai e e popolazioni che parlano lingue austroasiatiche
In tempi preistorici i linguaggi austroasiatici si estendevano su un’area piu’ contigua e uniforme, includendo molta parte di cio’ che oggi la Cina di sudest, oltre che vietnamiti e khmer. Nessuna lingua austroasiatica e’ lingua ufficiale in qualche nazione.
I linguaggi munda sono una famiglia di 17 linguaggi parlati in India, Bangladesh e Nepal, da circa 7 milioni di persone.
I linguaggi mon-khmer sono una famiglia di 130 linguaggi austroasiatici, parlati da circa 80 milioni di persone nel Sud e nel Sudest asiatico. Il vietmamita e’ parlato oggi dal maggior numero di persone, piu’ di tutti gli altri linguaggi austroasiatici combinati insieme. Altri linguaggi molto parlati sono il muong, sempre parlato in Vietnam, da circa un milione di persone; il khmer, il kuay o kuy parlato da 800,000 persone e il mon, parlato da piu’ di 800,000 persone nel sudest del Myanmar e in parti della Thailandia. di tutti i linguaggi mon-khmer solo il mon, il khmer e il vietnamita hanno tradizioni scritte che datano prima del XIX secolo.
L’antico mon che risale sicuramente al VII secolo fu scritto con scrittura avente origine nel Sudest asiatico e che fu adottata dai birmani Tipiche caratteristiche fonetiche dei linguaggi mon-khmer sono un largo inventario di vocali e la mancanza di toni distintivi. I linguaggi khmer sono anche chiamati linguaggi cambogiani. Il inguaggio mon-lhmer e’ parlati da piu’ di sette milioni di persone in Cambogia, dove e’ lingua nazionale, sud del Vietnam e parti della Thailandia. Il khmer e’ scritto con scrittura distintiva che come il sistema di scrittura dei thai, dei birmani e dei lao e’ disceso dalla scrittura Pallava del Sud Asia. Le prime iscrizioni in antico khmer sono del VII secolo. Durante il periodo di Angkor, IX – XV secolo, i khmer prestarono molte parole ai tai, ai lao, e ad altre lingue della regione. I khmer stessi avevano preso a prestito molte parole dal sanscrito e dal pali.

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Linguaggi sino-tibetani.

E’ una superfamiglia di linguaggi che viene divisa in due famiglie principali:
Famiglia Sinitica o dei linguaggi cinesi,
Famiglia tibeto-birmana
La famiglia sinitica comprende lingue parlate da circa il 95% degli abitanti della Cina e da molte comunita’ di immigrati cinesi in altri posti. C’e’ da dire che i linguisti considerano i maggiori gruppi di dialetti cinesi come linguaggi a se stanti, tuttavia poiche’ tutti i cinesi scrivono ccon un comune sistema di ideogrammi o caratteri e poiche’ tutti condividono il cinese classico come patrimonio, tradizionalmente tutte le varieta’ di cinese sono onsiderati come dialetti. C’e’ una divisione primaria distinzione nei linguaggi cinesi fra i cosidetti dialetti mandarini , che hanno un alto grado di mutua intelleggibilita’ e che coprono tutti i modi di parlare cinese nell’aria a nord del fiume Yangze (Chiang Jiang) e a ovest delle provincie di Hunan e Guangdong, e un numero di altri gruppi dialettali concentrati nel sudest della Cina. Per inciso, la maggior parte delle persone al mondo, circa 885 milioni parla una varieta’ di ccinese mandarino come prima lingua. Il dialetto mandarino del nord, quello di Beijing e’ la base per il moderno standard cinese, un modo di parlare che serve come superdialetto o lingua franca.
Importanti dialetti del gruppo, oltre al mandarino, sono il Wu, parlato a Shangai, il gan, il xiang, il min parlati nel Fujian e a Taiwan, l’yue, che comprende il cantonese parlato nel Guangzhou, Canton, e a Hong Konge il Kejiao Hakka, parlato dagli Hakka.
I moderni linguaggi cinesi sono linguaggi tonali, il numero di toni varia da quattro nel moderno cinese standard a nove in alcuni dialetti.
La famiglia tibeto-birmana e’ un insieme di diverse centinai di linguaggi molto diversi parlati circa da 65 milioni di persone dal nord del Pakistan all’est del Vietnam e dall’atopiano tibetano alla penisola malese.’
I linguaggi tibeto-birmani comprendono il tibetano, il Bodish e i linguaggi himalayani, parlati principalmente in Nepal.
I linguaggi tibeto-birmani del nordest dell’India comprendono il Bodu-Garu, parlato in Assam, e i linguaggi Naga del nord parlati nel Nagaland, forse alleato con questi e’ il Jinghpaw o Jingpo, parlato nel nord del Myanmar.
Il Ruki-Chin e i linguaggi Naga del sud sono parlati principalmente in Arunachal Pradesh in India e in adiaenti parti della Cina e del Myanmar, questi includono il Lepcha, un linguaggio ufficiali dei Sikkim.
I linguaggi tibeto-birmani del nordest comprendono un etereogeo gruppo di linguaggi parlati nel Sichuan occidentale e nel nordest dello Yunnan, in Cina.
Il birmano-lolo, un sottogruppo, geograficamente ampio , comprende il birmano, il linguaggio nazionale del Myanmar
I linguaggi lolo comprende il modo di parlare degli Yi o Lolo dello Yunnan e di parti del sudest Asiatico, inclusi i Lahu e gli Akha.
Il karen, parlato dai karen del Myanmar e in Thailandia forma un distinto sottogruppo.
Il tibetano e il birmano sono i soli linguaggi tibeto-birmani con una lunga tradizione letteraria. Il birmano e’ scritto con un adattamento della scrittura Mon.


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martedì 3 maggio 2011

Linguaggi thai.

Famiglia di linguaggi strettamente correlati, parlati nel Sudest Asiatico e nel sud della Cina da piu’ di 80 milioni di persone. In accordo con una classificazione molto usata il linguaggio thai si e’ sviluppato in tre rami:
gruppo sudovest comprende il thai, il linguaggio nazionale della Thailandia; il nordest tai e lao, parlato nella Thailandia del nordest e in Laos; il sud tai o Pak Tai, parlato nel sud della Thailandia, lo Shan, parlato nell’est e nel nord del Myanmar; il tai dam, o tai nero, e il tai don, tai rhaw o tai bianco, parlato principalmente nel nord del Vietnam.
gruppo centrale comprende nung e sud zhuang un dialetto correlato parlato nel nord Vietnam e nella provincia di Guangxi in Cina e il thai parlato nella stessa area.
gruppo nord include Buyi e nord Zhuang, un dialetto parlato in Guangxi, Ghuizhon e Yunnan, Cina.
Piccoli gruppi minoritari che parlano dialetti thai comprendono il lao song, parlato nelle zone di Phetchaburi e Ratchaburi, il phuan, parlato nelle zone di Chayaphun, Petchaburi, Prachinburi, il phu thai, parlato nelle zone di Sakon Nakhon, Nakhon Phanom, Mukdahan, lo shan, parlato nella zona di Mae Hong Son, il thai korat o suay, parlato nella zona di Nakhon Ratchasima (Khorat), il tai lu, parlato nelle zone di Nan, Chiang Rai, il thai malese, parlato nelle zone di Satun, Trang, Kabri , e lo yaw, parlato nelle zone di Nakhon Phanom e Sakhon Nakhon.
Tutti i linguaggi tai sono linguaggi tonali.. Molti studiosi credono che la famiglia thai sia relata a un numero di altri linguaggi parlati da popolazioni minoritarie del sud della Cina e del nord Vietnam. Insieme con il thai l’intero gruppo e’ stato chiamato Kadai o famiglia tai-kadai.
Oggi l’etnia thai, in Thailandia, parla quattro dialetti che corrispondono alle quattro regioni del paese: Centro, Nordest, Nord e Sud. Il thai del centro e’ considerato il linguaggio standard ufficiale ed e’ in questa lingua che avviene l’istruzione. E’ il linguaggio della televisione e della radio ed e’ usato come mezzo di comunicazione fra thai di differenti regioni. Il linguaggio del nordest e’ una colorata mistura di thai e laotiano. Il linguaggio del nord ha un proprio fascino. Nel sud si parla un dialetto molto rapido e a differenza del resto della Thailandia con sei toni, il che lo rende quasi incomprensibile persino ai thai delle regioni centrali. In aggiunta a questi quattro ci sono circa 10 dialetti interregionali parlati dai thai in certe zone del paese.
Thai e cinese mostrano diverse similarita’, entrambi ad esempio sono linguaggi tonali. Il thai fu anche modificato piu’ tardi dall’importazione di vocaboli da due antiche lingue indiane: il pali e il sanscrito. Queste lingue portarono nella lingua thai un ricco vocabolario specializzato di termini religiosi, filosofici, scientifici, geografici, medici, legali e governativi e provvidero la base per l’alfabeto scritto. Il thai non e’ scritto con ideogrammi o pittogrammi ma usa un alfabeto derivato da quello indiano, si scrive da sinistra a destra lo stesso di tutte le lingue europee, ma senza nessuna spaziatura fra le parole e nessuna punteggiatura dato che in questa lingua non esiste. Questa mancanza di punteggiatura puo’ renderlo difficile da imparare all’inizio.
Pensate per un momento al ruolo del greco e del latino sull’italiano. Il latino ci da’ l’alfabeto scritto, strettamente relato al greco. Nel caso del tai si puo’ paragonare il sanscrito all’equivalente del greco per l’italiano e e il pali come alla piu’ tarda radice latina.
Sia il sanscrito che il pali sono lingue polisillabiche, non lingue tonali, con una complessa grammatica comprendente singolare e plurale, coniugazioni, ecc.., con cui il thai ha poco a che fare. In questo senso il thai e’ assai meno complicato che l’italiano, il tedesco, il francese e persino l’inglese, dato che la sua grammatica , e’ ridotta. Ha una forma soggetto, verbo, complemento. Non occorre memorizzare un’infinita fila di coniugazioni come per l’italiano, in realta’ cio’ che spaventa gli occidentali di fronte a questa lingua sono i cinque toni: piatto, basso, cadente, crescente e alto. Cio’ che accresce il problema e’ che mentre nella scrittura thai questi toni sono marcati chiaramente non c’e’ nessun modo per segnarli nell’alfabeto romamo, dato che nessuna lingua in cui esso e’ usato li conosce. L’attuale alfabeto thai ha 44 consonanti e 21 vocali insieme con i segni dei cinque toni e ancora insieme ad altri marchi diacritici che indicano abbreviazioni e altre funzioni.
Questo e’ il motivo per cui la scrittura tai contiene molte piu’ lettere della scrittura occidentale.
L'uso dei toni porta a questa semplificazione:
dottore moh – cuocere moh
cane ma – cavallo ma
riso khao. – bianco khao
villaggio muu baan – maiale domestico muu baan.
Inoltre la mancanza di inflessioni porta a comporre parole, a trasformare verbi e aggettivi in nomi e gerundi. Cosi’ suk che significa felice e’ trasformato aggiungendo il prefisso kwam per formare kwan suk per ottenere felicita’. I verbi non hanno coniugazioni ma sono trasformati nello stesso modo da un prefisso come garn che da’ il gerundio.
Il thai e’ un linguaggio melodioso, espressivo in cui l’efonia e’ altamente considerata. Ci sono molte parole pari che non contribuiscono al significato ma sono combinate per produrre un risultato eufonico. Un otttimo esempio e’ sanuk sanam che significa divertimemto.
Sukhotha e’ considerata la culla della nazione thai ed e’ dove l’alfabeto thai fu sviluppato, basandosi sul modello khmer, esso stesso derivato da un antico alfabeto dell’India.
Il primo testo elementare in linguaggio tai fu preparato fu prepato durante il regno di re Narai nel periodo di Ayutthaya ed e’ conosciuto come Chinda Manee.
Di sistemi di romanizzazione, cioe’ di traduzione dei caratteri thai in caratteri occidentali, ce ne sono cosi’ tanti, quasi quanti sono gli insegnanti, il che crea solo confusione e inganni. Ogni scrittore ha inventato un suo sistema favorito di lettere con lo scopo di convertire il suono del linguaggio thai nei caratteri romani. I due migliori sistemi di rimanizzazione sono quello di Rama VI e quello dell'Istituto Reale, comunque anche in questo caso niente e’ perfetto. Il sistema di Rama VI origino’ dal lavoro che gli inglesi fecero in India nel XIX secolo. Questo sistema fu creato perche’ gli amministratori inglesi con un minimo di istruzione potessero leggere e scrivere parole indiane senza avere un’ampia conoscenza dei molti alfabeti indiani. Dato che l’alfabeto thai deriva dall’India, Re Rama VI adotto’ questo sistema .
Tuttavia circa 50 anni fa nacque una domanda da parte dei thai educati negli studi classici, e cioe’ anche in sanscrito e pali, di inventare un sistema di romanizzazione che seguisse piu’ da vicino la moderna pronuncia tai. Ci furono allora molti cambiamenti , cambiarono anche il nome di citta’ ad esempio Nagara Rajsima divenne Ratcha Seema, Bajrapuri divenne Petburi. Piu’ tardi il sistema divenne caotico e fu permesso a tutti di scrivere come la parola suona a se stessi, questo ha creato piu' confusione, anche su giornali e riviste, tanto da non poter quasi riconoscere il nome del miglior amico sulla carta stampata.
Nel tempo comunque molte altre parole straniere entrarono nella lingua tai: parole malesi come sarong, o portoghesi come pang, il modo in cui i thai sentivano il suono di pão, bia dall’inglese o tedesca beer, butik dal francese boutique. Nuove parole arrivarono anche dall’arabo, dal farsi, dallo spagnolo, dal vietnamita e soprattutto dal khmer, con cui il tai condivide circa il 50% del vocabolario, e il lao che ne condivide ancora di piu’. Questa lingua e’ infatti piu’ vicina al htai in generale di quanto lo siano il dialetto del sud e quello cedda, Thailandia centrale. 

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lunedì 2 maggio 2011

Sanscrito e pali.

Come l'italiano deriva in buona parte dal latino e dal greco, la lingua thailandese trae ha radici anche in due lingue antiche asiatiche il sanscrito e il pali. E' vero che si attribuisce l'invezione della lingua thai a re Ramkhamhaeng, del periodo di Sukhothai, questo merito non gli va senz'altro tolto si vuole solo specificare che non ha inventato la lingua dal niente.
Il sanscrito e' una vecchia lingua indo-ariana, il linguaggio letterale classico dell’induismo. La piu’ antica forma e’ il vedico. Attestato nelle sue prime forme in parti del Ring Veda, che data dal tardo II millennio a.C. Il tardo sanscritto vedico fu descritto e codificato in una grammatica dal Panini. Attivita’ letterarie nel cosiddetto sanscritto classico, in molti aspetti simile al linguaggio descritto dal Panini fiorirono fra il 500 a.C. e il 1000 d.C. Oggi il sanscrito, usualmente scritto nella scrittura Devanagari, serve come lingua di insegnamento e lingua franca per studiosi brahmini. E’ un linguaggio arcaico indo-europeo con un complicato sistema di inflessioni nominali e verbali. Si puo definire, per fare un paragone, la lingua greca dell’Asia.

Il pali e' un linguaggio medio indo-ariano del V secolo a.C. in cui sono scritti la maggior parte essenziale dei documenti del Buddhismo Theravada. Linguisticamente il Pali e’ una omogenizzazione dei dialetti del nord indo-arianiin con cui il Buddha insegnava, che furono tramandati e trasmessi oralmente. In accordo con le cronache della tradizione dello Sri Lanka il canone Theravada fu per la prima volta scritto nel I secolo a.C. tuttavia la sua trasmissione orale continuo’ a lungo. Nessun singolo carattere fu mai sviluppato per il Pali, gli scribi usavano caratteri dei propri linguaggi per copiare testi canonici e commentari e piu’ recenti manoscritti su fogllie di palma ancora in esistenza sono di data piu’ recente. Per fare un patagone, il pali si puo’ paragonare alla lingua latina per l’Asia.

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