Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

lunedì 28 marzo 2011

La citta' crollata.

Questa storia si svolge nella citta’ di Chaiburiyonok, ai giorni nostri il distretto di Chiang Saen nella provincia di Chiang Rai. Si dice che questa storia sia stata raccontata e riraccontata per diversi secoli prima di giungere finio a noi. La citta’ in cui si svolge la storia e’ situata su una riva del fiume Kok.

Si racconta che vdopo la morte di re di Chaiburiyonok,, chiamato Tao Mahawan, suo figlio Ong Mahachaichana sali’ al trono. Dopo un anno del suo regno accadde un fato strano, tutti i pesci scomparvero dal fiume Kok. Gli abitanti del villaggio, abituati a andare a pescare, non riuscirono piu’ a prendere nessun pesce. Pesca e ripesca niente da fare, dopo molti giorni di fatica per niente, riunitisi insieme cio’ che riuscirono a catturare fu un’anguilla gigantesca lunga quano una palma da zucchero, raggiungeva la bellezza di 14 metri di lunghezza. A causa del grande peso nessuno riusci’ a spostarla, cosi’ essi la trascinarono lungo il fiume per presentarla al re.
Dopo aver accettato lo strano dono dai suoi cittadini , invece di rilasciare lo strano pesce nel fiume il re diede ordine di ucciderlo e di distribuire la carne ai cittadini. Cio’ piacque molto a tutti, gia’ pregustavano il sapore dell’anguilla. Essi cucinarono la carne nel modo che preferivano, preparaono il curry e aggiunsero peperoncino per rendere il tutto piu’ delizioso. Il; profumo dell’anguilla cotta giunse al naso di una anziana donna che non aveva partecipato alla divisione dato che viveva in una zona isolata lontano dalla citta’. La donna aveva comunque udito della strana anguilla da gente di passaggio.
La sera di quello stesso giorno un giovane e affascinante uomo ando’ a chiedere riparo nella casa di lei.
Mentre parlava con lei anche lui pote’ sentire l’odore del cibo cotto nella citta’. Cosi’ chiese che tipo di cibo stessero cuocendo, ottenuta la risposta si diresse verso la citta’ in tutta fretta, ma prima di partire raccomando’ alla donna di non lasciare la casa anche se le fosse accaduto di sentire rumori nella notte. Le disse disse di non aver paura e parti’ immediatamente.
Piu’ tardi nella notte accadde qualcosa di inaspettato l’intera ciffa’ fu agitata e si senti’ uno forte rumore. Gli abitanti si impaurirono dato che non sapevano quello che stava succedendo. Dopo che tutto ritorno’ normale per un breve periodo la citta’ di nuovo comincio’ ad agitarsi poi si fermo’. La popolazione si senti’ ancora una volta sollevata e torno’ a letto.Tuttavia prima che si facesse buoi il fenomeno successe ancora e questa volta in modo piu’ violento. Mentre gli abitanti erano mezzi addormentati la citta’ crollo’ come una casa fatta di carte. Nel giro di un minuto tutti furono seppelliti sotto detriti di mattoni e pietre.
Al sorgere del sole non c’era una traccia della magnifica citta’ che si trovava in quel luogo. Le persone che vivevano fuori le mura il mattino successivo andaro a vedere da dove venisse lo strano rumore sentito nella notte. Furono sorpresi di non trovare la citta’ ma l’anziana donna racconto’ loro cosa era successo. Ella sospettava che la strana anguilla doveva essere un naga, il serpente mitico, una divinita’ travestita e tutta la distruzione era sicuramente dovuta a una maledizione di questi.
Come conclusione gli abitanti che sopravvissero all’incidente costruirono una nuova citta’ chiamata Wiengberksa. Si dice che la citta’ rimase libera per cento anni prima di soccombere agli invasori birmani ma piu’ tardi essa fu catturata di nuovo dai governanti thai.

< Racconti thailandesi. 

La fauna del nord.

Padre Bouvet, 1685, George Windsor Earl, 1837, Monsignor Pallegoix, 1854, Carl Alfred Bock, 1883, Reginald Le May, 1914, sono tutte persone che hanno raccontato, nei loro libri, splendori e meraviglie riguardo alla fauna che vive e viveva in Thailandia e descrivono le montagne del Lan Na, un tempo, abitate da una ricca fauna.
Grazie alla sua ubicazione, posta all’incrocio di tre diversi regni faunistici: l’indobirmano, il malese e l’indocinese, la Thailandi settentrionale un tempo era abitata da specie appartenenti a mondi differenti. Questa commistione, di eccezionale interesse e’ ancora oggi visibile nell’avifauna, che ha sofferto meno dei mammiferi per l’assalto dell’uomo. Entro un raggio di poche miglia si possono trovare ghiandaie e upupe, che appartengono agli ecosistemi europeo e indiano, i sunbirds dai mille colori e i vigorosi buceri, specie di tucani, tipici delle jubgle malesi, nonche’ aironi cinesi e pettirossi siberiani, tipici delle regioni settentrionali.
Si potevano trovare numerosi grandi mammiferi, gli elefanti selvatici vagavano nelle foreste: catturati e addomesticati da numerose tribu’ essi divennero i piu’ utilizzaqti animali da tiro della regione. Il rinnoceronte di Sumatrae quello indiano, ora quasie estinti, erano comuni, come diverse specie di cervidi: il sambar, il cervo pomellato, il tragulo, tutti molto rari adesso, o come il muntjak, ormai estinto in Thailandia. il serow e il goral , due specie che paiono progenitrii sia della capra che delle antilopi, vivono su ripide montagne calcaree e sono sfuggite allo sterminio grazie al loro caratteristico habitat, quasi inacessibile all’uomo. Lungo il confine birmano si poteva trovare uk tapiro; i grandi bovini selvatici comprendevano : il bufalo d’acqua selvatico o indiano, un’aggressivo bovino che pascola nella foresta decidua , e il banteng, animale un po’ meno terribike ma affascinante. Tutti i grandi mammiferi sono oggi estremamente rari, con appena 200 bufali rimasti in tutta la Thailandia. tigri e leopardi che una volta rappresentavano una minaccia per i villaggi, oggi sono pressoche’ estinti.
I felini piu’ piccoli, come il gatto marmorizzato, il gatto della giungla, il gatto leopardo, il gatto dorato asiatico e altri sopravvivono ancora in numero ridotto. L’orso nero tibetano e’ molto raro, ma l’orso nero malese in qualche modo sopravvive e si vede spesso in gabbie, alle fiere dei villaggi o negli zoo dei templi.
Mammiferi piu’ piccoli hanno meglio sopportato l’invadenza umana: ancora comuni sono i bitonrong, una specie di tasso, le lontre, le manguste, gli zibetti compresa la cibetta indiana, la civetta dellapalma comune, la civetta della palma mascherata, poi il porcospino dalla coda a cespuglio, la donnola, quella siberiana e quella istriata, molte specie di scoiattoli, ratti, compreso il ratto peloso del bambu’ e pipistrelli.
I primati della Thailandia settentrionale comprendono la proscimmia chiamata “lori gracile”, diverse specie di macachi (il reso, dell’Assam, dalla coda mozza, dalla coda ritorta) e il gibbone; in genere vengono cacciate per mandarle via e catturare i piccoli, che sono animali da compagnia. Pochi cuccioli sopravvivono alla caduta dagli albreri una volta che la madre e’ colpita a morte e ancora meno sono quelli che finiscono in gabbia. In passato la gente delle montagne proteggeva i gibboni, perche’ credeva che il loro richiamo avesse un effetto magico e benefico sulle culture, poi il crescente valore dei gibboni come animale da compagnia , insieme alla caduta dei valori tradizionali hanno cambiato la situazione.
Oggigiorno gli unici animali terribili che si possono incontrare nella giungla sono le sanguisughe e i 13 tipi di serpenti velenosi che sono diventati pericolosi grazie all’uomo , che ha causato la scomparsa delle aquile predatrici e dei fachi che ne regolavano il numero.
Si ritiene spesso, e ne abbiamo trattato da altra parte, che i buddhisti rispettino la vita degli animali, anche i piu’ umili, se cosi’ fosse la foresta abbonderebbe ancora di animali selvatici, unvece il National Resource profile publicato nel 1987 dal Cnr thailandese gia’ diceva che nessun grande mammifero sopravviveva al di fuori dei parchi nazionali.
Lo sterminio di questa ricca fauna nondipende dal commercio delle pellicce, dato che i tai non hanno mai imparato a conciare le pelli ma dal desiderio dei tai di provare qualsiasi cosa sia commestibile e alla medicina cinese, che seppur utile in molti casi, ha superstioni legate a presunte proprieta’ medicinali di certi animali, un esempio di questo e’ la credenza nei poteri afrodisiaci del corno di rinnoceronte che ha portato alla quasi totale estinzione delle due specie di rinnoceronte asiatico.
Nonostante la caccia sia stata praticata per secoli, la fauna selvatica era ancora relativamente abbobdante fino a 50 anni fa. Il fattore che ne ha enormemente accellerato l’estinzione e’ la distruzione dellhabitat naturale, in paricolare favorita da una drammatica crescita della popolazione e da un accresciuto utilizzo di macchinari agricoli.

L'ebano.

Ebano e’ il nome che viene dato in generale a un denso legno nero e a volte ad altri legni neri, che provengono da piante non correlate, l’ebano in senso stretto rientra nel genere Diospyros, che comprende 450-500 specie di piante decidue e sempreverdi. La maggior parte sono native dei tropici, con solo poche specie che si estendono nelle zone temperate. Esse sono generalmente conosciute come ebano o piante persimmon. Il loro nome deriva dalle parole greche dios, che significa “di dio” in particolare Zeus e pyros che significa “grano”. All'inizio il nome fu adoperato per indicare la Caucasian Persimmon.
Guardiamo per prima la classificazione scientifica, essa cosi’ recita, regno: Plantae, (non classificata): Angiosperme, (non classificata): Eudicote, (non classificata): Asteridee, ordine: Ericalee, famiglia: Ebenaceae, genus: Diospyros.
Sono alberi o arbusti, decidui o sempreverdi, con bulbo terminale assente. Le punte dei ramoscelli a volte sono a forma di spina. Le foglie sono alternate, di tanto in tanto minutamente punteggiate con punti traslucenti, cioe’ piccole abbastanza da lasciar passare le luce, ma non un’immagine, trasparenti. I fiori sono dioecious o poligami. I fiori maschili sono sulle cime ascellari, in genere sulla parte basale dei ramoscelli dell'anno in corso, muoiono subito dopo l'antesi, gli stami sono da 4 a numerosi, piu’ di 10, spesso in numero pari e sono associati a formare 2 verticilli, ovaie rudimentali. I fiori femminili di solito sono supplementari ascellari.
Le varie specie di Diospros sono alberi importanti nei loro relativi ecosistemi. I frutti sono ricchi in tannino, percio’ quando acerbi sono evitati da molti animali erbivori che ne sono ghiotti quando diventano maturi. I frutti sono usati come cibo da larve e da molte specie di Lepidoptera. Si pensa che le api non giochino un grosso ruolo nell’impollinazione.
Fin dall’antichita’ il genere comprende molte piante di importanza economica, si pensi che oggetti fatti con questo materiale sono stati ritrovati nelle tombe degli antichi faraoni. In Europa fini armadi di lusso furono costruiti in ebano a partire dal XVI secolo. Oggi e’ un legno importante sia per i frutti, Persimmon, che sono commestibili sia per il legno, l’ebano, che nel settore commerciale e’ diviso in due gruppi: il puro ebano nero e l’ebano a striscie. Molte specie sono usate in erboristeria, dato che contengono un versatile composto medico l’acido betulinico. L’ebano e’ il legno di piu’ intenso colore nero conosciuto questa caratteristica abbinata alla sua alta densita’, alla fine tessitura, alla caratteristica di uniformita’ dopo la lucidatura lo rendono di particolare valore come legno ornamentale. Altri usi moderni sono particolarmente ristretti a oggetti di piccole dimensioni e’ particolarmente utilizzato in campo musicale per fare strumenti che comprendono il piano, i tasti del clavicembalo, il violino, la viola e la chitarra, e altri strumenti. E’ utilizzato per fare i pezzi delle schacchiere: pedoni, alfieri, cavalli, torri regina e re. Data la sua resistenza impugnature di pistole e fucili possono essere fatte in ebano.
Queste specie si trovano facilmente in Thailandia dove sono classificate in quattro ecosistemi in base al loro habitat: aree costantemente umide, aree secche e umide, aree montuose fresche. Alcune di esse si trovano vicino ad aree abitate, altre vicino a campi allagati. In molte specie il frutto da giovane e’ coperto da dense pubescienze. La forma e il colore del frutto maturo varia fortemente con le specie. In molte specie il frutto maturo ha polpa morbida e pelle dura.
Il frutto di quattro specie e’ commestibile. Il frutto di alcune specie contiene agenti chimici che sono utili contro le punture di pesci velenosi o in medicina, anche se i componenti attivi non sono ancora stati identificati. Questi tipi non contengono agenti tanninici anche se in molti frutti commestibili ce ne sono molte. Le foglie della Coromandel Ebony sono usate nel Sudest asiatico per fare le piccole sigarette bidi.
La Mela d’Oro, Diospyros decandra, e' il simbolo provinciale di Chanthaburi e Nakhon Pathom, mentre l'ebano bianco e nero, Diospyros malabarica, lo e' della provincia di Ang Thong. Il nome del distretto thailandese di Amphoe Tha Tako che tradotto significa "Distretto del molo Diospyros".
Oggi questa piante sono state fortemente danneggiate e rientrano nella lista rossa stilata dall’IUCN International Union for Conservation of Nature.

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Il meranti.

Meranti e’ ognuna delle diverse specie della Shorea, uno dei piu’ importanti geni di piante nell’Asia tropicale, della famiglia delle Dipterocarpaceae. La meranti e’ una delle fra le piu’ importanti piante che nascono nelle foreste tropicali dell’Asia, esso e’ simile in colore e grana al mogano. Il suo legno ha peso da medio a pesante ed e’ largamente usato per costruzioni leggere ma l’uso piu’ importante sono le impiallacciature.
I cinque gruppi di meranti sono: rosso scuro, balau, rosso lucente, bianco e giallo. Quattro gruppi, escluso il balau, sono legni forti e sono utilizzati, in generale nelle costruzioni, per i pavimenti, per i mobili, per falegnameria, specie nella produzione di tini.
Molti altri prodotti della foresta sono derivati dal meranti compresi olii, resine conosciute come dammar nella manifattura delle vernici, frutti che sono arrostiti o usati come sostituti al burro di cacao e in cosmetica, per fare saponi e candele.
In termini scientifici si ha, regno: Plantae, (non classifate): Angiosperme, (non classifate): Eudicote, (non classifate): Roside, ordine: Malvalee, famiglia: Dipterocarpaceae, Sottofamiglia: Dipterocarpoideae, Genus: Shorea. Vedi internet per una completa classificazione delle specie.
Shorea e' il genus di circa 196 specie delle principali piante che crescono nella foresta pluviale e che rientrano nella famiglia delle Dipterocarpaceae. Il genus prende il nome da Sir John Shore, il governatore della Compagnia Britannica delle Indie dell'Est, dal 1793 al 1798. Esse sono native del Sudest asiatico, dal ord dell'India alla Malesia, all'Indonesia, alle Filippine. La pianta puo' superare gli 80 mt. e se ne sono misurate di 88.3 metri.
Riguardo alla biologia riproduttiva la maggior parte delle specie Shorea sono in generale specie che fioriscono. La fioritura generale è un evento che si verifica a intervalli irregolari di 3-10 anni, in cui quasi tutte le specie dipterocarp insieme a specie di altre famiglie sbocciano largamente. Si pensa che questa fioritura generale serva per saziare i predatori di semi e/o per agevolare l'impollinazione, sembra che entrambe queste spiegazioni siano giuste. La fioritura viene innescata da periodi i siccità che si verificano durante i periodi di transizione da La Niña a El Niño, si pensa che la grandezza di questo evento di fioritura dipende dai periodi di siccita' che sono associati al ciclo di oscillazioni meridiali di El Niño, con i più grande eventi che si verificano dopo un intervallo di diversi anni in cui non avvenfono fioriture.
Le Shorea sono impollinate dagli insetti e una varietà di insetti sono coinvolti, con specie all'interno delle sezioni della Shorea che condividono gli stessi insetti impollinatori. La fioritura all'interno di un'area avviene conseguentemente all'interno di un habitat e fatto da specie associate per prevenire la competizione fra gli impollinatori è sequenziale all'interno di un habitat e specie di associazione per impedire la concorrenza per gli impollinatori.
Molti alberi da legname economicamente importanti appartengono alla Shorea. Sono venduti con nomi commerciali diversi tra cui Meranti, Lauan o Luan, Seraya, Balau e Bangkirai. Il seducente nome mogano filippino con cui si vende a volte questo prodotto non indica per certo un mogano ma puo indicare un misto di legni del genus Shorea. Altri prodotti di Shorea comprendono una resina raccolta da una varietà di specie, varia di colore fra i differenti gruppi tassinomici.
Centoquarantotto specie di Shorea figurano attualmente sul lista rossa dell'IUCN, la maggior parte di queste sono elencate come in pericolo critico. Ci sono alcune dubbi per quanto riguarda la lista IUCN delle Dipterocarpe, in quanto i criteri utilizzati per valutare il livello di minaccia si basano principalmente sulle caratteristiche della popolazione animale. 

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Keruing o mogano asiatico.

Cercare questa pianta in internet pensando di trovarla fra i mogani si rischia di non trovarla, giustamente, nessuna pagina dice che crescono piante che danno mogano in Thailandia. Il fatto e’ che seriamente non c’e’ mogano in Thailandia, ci sono pero’ piante, a legno duro, che assomigliano in modo impressionante al mogano, una di queste prende il nome di Keruing. Scientificamente viene cosi’ classificata: regno: Plantae, (non classificato): Angiosperme, (non classificato): udicote, (non classificato): Rosids, ordine: Malvalee, famiglia: Dipterocarpaceae, genus: Dipterocarpue, specie: Dipterocarpus grandiflorus. La Dipterocarpa grandiflorus, in latino significa “grandi foglie”, e’ una pianta comune a medio legno duro. Suo sinonimi sono Dipterocarpus bianca, Dipterocarpus griffithii, Dipterocarpus motleyanus, Dipterocarpus pterygocalyx, Mocanera grandiflora Bianca, Vatica trigyna.
La canopia si innalza fino a un’altezza superiore ai 49 metri, gli stemi hanno resina, le stipule sono lunghe piu’ di 180 mm., le foglie sono alternate, semplici, venate a penne, glabre, con la lamina solo leggermente piegata fra le venature secondarie. I fiori sono circa 94 mm. in diametro, di colore giallo rosa, posti in infiorescenze ramificate. I frutti sono lunghi circa 50 mm., color verde rosso, con due grandi ali, lunghe circa 140 mm., poste sulla cima della noce.
Vive indistrurbata, ma spesso si trova in foreste dipterocarpe miste danneggiate, a un’altitudine superiore ai 100 mt. Oltre che in Thailandia vive nelle Isole Andamane, nella Pensila Malese, in Sumatra, in Borneo, nelle Filippine.
Il mogano asiatico è un legno color scuro abbronzato altamente durevole. Il legno ha un lustro basso simile a pelle marrone, per la maggior parte con grana dritta. La tessitura è moderatamente grossolana.
Riguardo alla gamma dei colori il mogano asiatico va dal rosso marrone chiaro al rosso marrone scuro, talvolta con riflessi porpora, qualche volta il legno va dallo scuro al profondo marrone.
Ha una grande stabilita'.
Il suo legno e’ utilizzato per produrre una buona qualita’ di carbone, e di pasta per carta, e legno venduto sotto la denominazione di keruing. La sua gomma e’ usata localmente come vernice impermeabile. L’albero stesso e’ utile per la fissazione del nitrogeno, il controllo dell’erosione, la stabilizzazione del suolo e la regolazione delle acque. In Thailandia e’ conoscito come yang-tang, yang-yung, yung-krabueang. 


Il teak.

Il teak in Thailandia si trova in modo particolare nel nord e lungo striscie di foresta nella zona ovest vicino al confine sotto latitudine 14°N, l’intera aerea in cui questa pianta cresce si puo’ circoscrivere da 14°N a 20°31” N e riguardo alla longitudine 97°30”E a 104°30”E ad altitudini tra 100-900 mt. sml. Le zone piu’ adatte alla produzione, dove si alternano una stagione secca e una umida. Il teak e’ una pianta che vive associata con altre specie nelle foreste decidue miste. Un certo numero di fattori controllano la distribuzione e la crescita del teak: l’umidita’, la temperatura, la luce, la conformazione geografica e il suolo.
Sono alberi che raggiungono un’altezza dagli 8 ai 15 mt., con un diametro che oscilla fra i 50 e i 100 cm., le foglie sono opposte e molto grandi e l’albero le perde nella stagione delle piogge. I fiori, bianchi e profumati, sono raccolti in inflorescienze. La pianta fruttifica dall’eta’ di 20 anni circa e i suoi frutti sono rotondi e commestibili. Il legno a un colore che varia dal giallo pallido al bronzo, qualche volta al rosso, con venature verdastre, a volte nere e grigie. E’ molto resistente dato che contiene una resina oleosa naturale che le da’ questa caratteristica. Al tatto e alla vista appare oleoso e con il caratteristico odore del cuoio vecchio.
In termini botanici appartiene al regno delle Plantae, divisione: Magnoliophyta, classe: Magnoliopsida, ordine: Lamiales, famiglia: Verbenaceae, genere: Tectona. Ne esistono di tre specie: Tectona grandis, Tectona hamiltoniana, Tectona philippinensis. La collocazione del genere Tectona nella famiglia delle Verbenacee è stata recentemente messa in discussione dall'analisi filogenetica. Secondo l'ultima classificazione Angiosperm Phylogeny Group il genere va spostato nella famiglia delle Lamiacee.
Delle tre specie quella che qui interessa e’ quella della Tectona grandis, o teak comune, che e’ quella che normalmente si trova in Thailandia, in altri luoghi dell’Indocina e in India, e’ la specie piu’ importante data la grande produzione. Fra parenesi la Tectona hamiltoniana e’ originaria del Myanmar e la Tectona philippinensis come dice il nome delle Filippine. La differenza fra i legni della Thailandia e della Birmania e’ che i primi possiedono, a volte, contrafforti irregolari che generano sezioni orizzontali molto irregolari e lontane dalla circonferenza mentre quelli birmani sono piu’ regolari e quasi cilindrici.
In Thailandia lo sfruttamento economico del teak fu iniziato da compagnie straniere nel XIX secolo e da allora comincio’ ad arrivare in Europa, dove fu molto apprezzato per le sue caratteristiche e trovo’ allora principalmente utilizzo nell’industria navale. Non c’erano regole che ne controllavano il taglio e lo sfruttamento delle aree forestali era concesso da governanti locali. Nel 1896 si istitui’ il Reale Dipartimento delle Foreste per gestire tutte le zone forestali del paese. Da allora lo sfruttamento degli alberi sarebbe dovuto essere fatto col metodo selettivo sulla base del tasso di crescita di ciascuna specie di albero e della sua estensione. E’ ovvio che, anche se questa era la legge, cio’ non avvenne.
In questo paese le attivita’ agricole sono considerate la principale fonte di impiego, si calcoli che circa l’80% della popolazione dipendeva da attivita’ agricole e forestali per vivere. Quando la popolazione aumento da 26.4 milioni di persone nel 1964 a 58 milioni in 1992 e’ ovvio che qualcosa doveva succedere. L’alto tasso di crescita doveva essere pagato con un onere che ando’ a carico delle foreste. La maggior parte delle risorse forestali furono distrutte per lasciar posto a zone agricole capaci di produrre generi alimentari che sostenessero la nuova popolazione o per provvedere entrate che aumentassero il loro livello di vita. Vaste estensioni di foreste furono e hanno continuato ad essere distrutte fino ad anni recenti.
Il governo varo’ il primo Piano Quinquennale di Sviluppo Economico e Sociale Nazionale nel 1962. In esso si enfatizzava l’efficiente uso delle risorse nazionali che dovevano servire, si, a una produzione agricola i base ma che doveva preservare le risorse per il futuro. Questa la legge ma le risorse forestali continuarono ad essere sfruttate pesantemente fino a raggiungere un livello di degrado. L’area totale coperta da foreste, che in precedenza era del 75%, scese al 28%, pari a 14.4 milioni di ettari. Si arrivo’ cosi’ al Settimo Piano (1992-1996) che si poneva l’obbiettivo di conservare appena il 25% dell’area forestale.
Oggi il teak, grazie alle sue caratteristiche di resistenza alle intemperie, data dalla presenze di olioresine nelle cellule e alla sua stabilita’ anche durante forti variazioni di umidita’, alla salsedine, che metterebbero a dura prova qualsiasi altro legno, continua ad essere impiegato nella cantieristica navale dove serve soprattutto nella realizzazione di ponti di navi e nell’arredamento delle imbarcazioni senza richiedere alcun trattamento preservante, ma viene largamente impiegato nella produzione di pavimenti, serramenti, di mobili da giardino e recipienti per acidi.
Ancora oggi qualche volta si sente parlare di “teak Siam”, il termine e’ di origine commerciale, esso risale ai tempi in cui la Thailandia portava questo nome ed esportava gran parte del teak in Europa, con l’andare del tempo e’ probabile che questo termine sparira’ dalla circolazione dato che oggi la Thailandia esporta il teak solo sotto forma di manufatti.
In Bangkok, per gli appassionati di questo materiale, c’e’ quella che viene considerata la piu’ grande casa costruita in teak al mondo: il Vimanmek Palace, una residenza reale.


La carambola.


La carambola (Averrhoa carambola) ne’ una pianta legnosa nella famiglia delle Oxalidaceae.
E’ una pianta sempreverde originaria di Sri Lanka o le Mollucche, ma e’ stata coltivata nel Sudest asiatico per molti secoli da qui si e’ diffusa nel sud della Cina, in Taiwan, in India, in Indonesia. Oggi e’ piu’ che popolare nelle Filippine e nell’Australia, coltivata ma non cosi diffusa in alcune delle isole del Sud Pacifico in Nuova Caledonia e Nuova Guinea, in Guam. Oggi la pianta e’ coltivata nella maggior parte dei tropici come in: Peru, Colombia, Trinidad, Ecuador, Guyana, Republica Dominicana, Brasile, e negli Stati Uniti nel sud della Florida e nelle Hawaii. In Italia puo’ essere coltivata in Sicilia, purche’ sia posta in luoghi ben riparati. La Malesia e leader mondiale per la produzione ed esporta principalmente in Europa e in altre parti dell’Asia.
Con tutti i posti sopranominati e’ ovvio che la carambola ha un discreto numero di nomi, in Thailandia e’ chiamata ma fueang, nei paesi vicini si va dal nak fuang del Laos, in Cambogia, in Malesia belimbing batu, belimbing besi e altri tutti inizianti in belimbing, ovviamente altri nomi esistono per altri paesi.
Ci sono due tipi di carambola, la piccola un tipo molto acida, saporita, con piu' acido ossalico; e la grande, il tipo cosidetto “dolce” con sapore dolce, piuttosto blando, con meno acido ossalico, che e’ quella che viene normalmente importata in Italia, specie per le feste di Natale.
Deve essere classificata come pianta tropicale e subtropicale, perche’ le piante adulte possono tollerare basse temperature, fino a circa -2◦C, per un breve periodo di tempo. Puo’ sopportare altitudini di 1200 mt., come succede in India. Nelle zone tropicali fruttifica tutto l'anno mentre in quelle subtropicali solo nella stagione più fresca. Le migliori prestazioni le da’ in situazioni di umidita’ e le condizioni di pioggia ideali sono quelle in cui e’ distribuita nel corso dell’anno. Non e' una pianta troppo particolare per quanto riguarda il suolo, la carambola cresce bene nella sabbia, nell'argilla pesante o nel calcare, ma cresce più velocemente e si puo' sviluppare meglio su ricco terriccio. portare più pesantemente in terriccio ricco. Occorre un terreno con buon drenaggio dato che non puo' vivere su terreni alluvionali. La carambola è ampiamente diffusa tramite sementi la cui vitalita’, una volta staccati dalla pianta, dura solo alcuni giorni, perche’ la pianta si sviluppi bene dovrebbero essere piantati solo semi grossi, ben sviluppati. In condizioni di umita’ ottimale essi germoglieranno in una settimana nella stagione calda e 14-18 giorni nella stagione fredda, la pianta, infatti, ha bisogno di sole. Si riproducono anche per talee.
L'albero della carambola è a crescita lenta; con un breve tronco molto ramificato; una corona folta e larga, rotonda che i 6-9 mt. di altezza. Le sue foglie decidue, arrangiate a spirale, sono alternate, imparipennate, lunghe 15-20 cm. con 5-11 foglioline vicine quasi opposte, ovali o lunghe e ovali, lunghe 4-9 cm., morbide, di colore medio-verde e liscie nella parte superiore e finemente pelose e biancastre su quella inferiore. Esse sono sensibili alla luce e più o meno inclini a piegarsi insieme di notte o quando l'albero viene agitato o improvvisamente scosso. Piccoli gruppi di fiori lanugginosi di circa 6 mm. di larghezza, color rosso, lilla, viola striato crescono appesi sui ramoscelli, fra le foglie.
I frutti appariscenti, con 5-6 angoli in longitudine, lunghi 6,5-15 cm. e larghi 9 cm., sono sottili, cerosi, con pelle giallo-arancio e con polpa succosa, fragrante, di colore giallo quando maturi. Hanno la forma di una stella. Il frutto ha un sapore piu' o meno pronunciato di acido ossalico e il sapore varia da molto aspro a leggermente dolciastro. Ci possono essere fino a 12 piatti, piccoli semi color marrone di 6-12/13 mm di lunghezza oppure i semi possono essere del tutto assenti.
La carambola e’ una piccola pianta o arbusto che cresce 5-12 mt. in altezza, con fiori di colore che va dal rosa al rosso porpora. Le pante crescono rapide e possono dare frutti al quarto/quinto anno di eta’ e qualche volta anche prima. Un’abbondante quantita’ di piogge nella stagione estiva riduce la quantita’ della frutta, ma in condizioni ideali la carambola puo’ produrre da 90 a 180 kg. di frutta l’anno. La pianta e’ strettamente correlata con il bilimbi.
I fiori sono piccoli e a forma di campana con 5 petali che hanno bordi biancastri. Nei climi tropicali i fiori sono prodotti tutto l’anno. La frutta ha la forma di una stella a 5 punte.
I suoi maggiori nemici sono moscerini della frutta, formiche e uccelli.
In termini botanici: regno: Plantae, divisione: Magnoliophyta, classe: Magnoliopsida, ordine: Oxalidales, famiglia: Oxalidaceae, genere: Averrhoa, specie: Averrhoa carambola.
La pianta viene coltivata nelle zone tropicali e subtropicali perche’ danno frutti commestibili e per usi medicinali.
Viene normalmente consumata quando e’ matura, nel momento in cui e’ gialla con riflessi di verde, puo’ anche avere crine marroni alle cinque estremita’. Un frutto non maturo e’ giallo con macchie marroni. Il frutto e’ interamente commestibile compresa la pelle leggermente cerosa. E’ dolce, senza essere opprimente, ed e’ estremamente succoso. Il gusto e’ difficile da comparare ma può essere definito simile a un misto di papaya, arancia e uva oppure di limone, ananas, prugna Puo’ essere definito come come una mela troppo aspra e succosa.
Si consuma interamente senza sbucciare. Cruda viene mangiata con le mani o, non matura, si spreme sui cibi come limone. Grazie alla sua forma originale, tagliata a fette o a pezzetti, viene impiegato come guarnizione in pasticceria, nei cocktails, nelle insalate, nelle macedonie, su manghi e pesce. E’ anche cotta con altri ingredienti per ottenere budini, torte, stufati e curries, zuppe. Si presta alla preparazione di sorbetti, gelati, confetture e marmellate. Viene utilizzato anche nella preparazione di bevande dal gusto esotico, famosi sono i liquori che si distillano dal succo di carambola, se ne ottiene anche un vino. La polpa può anche essere trasformata in canditi. Sebbene si trovi nei negozi specializzati la carambola non e’ molto conosciuta in Italia.
La carambola e’ ricca di antiossidanti e vitamina C e povera di zucchero, sodio e acidi, e’ anche una potente fonte sia primaria che secondaria di polifenolici antiossidanti. Contiene fenoli e flavonoidi quali acido gallico, catechina, epicatechina e proantociandine e ha trovato impiego nella medicina tradizionale per il trattamento di alcuni stati patologici, come cefalea, nausea, tosse, insonnia, ipertensione. Ha proprietà digestive, e quando poco maturo anche astringenti, per queste sue proprieta’ diuretiche e per il basso apporto di calorie nella medicina tradizionale cinese, la carambola è utilizzata per curare il diabete. La carambola e’ un frutto complesso che offre molti benefici come le fragole ma per motivi sanitari una piccola parte della popolazione deve andarci cauta con questa frutta, per motivi sanitari. Come l’uva la carambola contiene acido oxalico che puo’ essere pericoloso per individui che soffrono di insufficienza renale, calcoli renali, o sotto trattamento dialisi renale. Il consumo da parte di queste persone puo’ provocare vomito, nausea e confusione mentale. Decessi sono stati documentati in alcuni pazienti. Come l’uva la carambola e’ considerata un potente inibitore dei 7 dei isoenzimi del citocromo P450 (2A6, 3A4, CYP1A2, 2C8, 2C9, 2D6, 2E1) e cio’ significa che il consumo di carambola o del suo succo con certe medicine puo’ sensibilmente diminuire il loro effettivo dosaggio nel corpo. Le cause di questi effetti non sono ancora noti, ma si ritiene che esso possa essere ascritto ai fenoli o ai flavonoidi.



Il durian.

Il durian e’ il frutto di diverse tre specie che appartengono al genere Durio e alla famiglia delle Malvaceae, sebbene diversi tassonomisti creino per queste piante una famiglia a parte e le mettano nella famiglia delle Durianaceae. Il nome viene dal malese dalla parola dun unita al suffisso an che in malese serve a formare i nomi. Nella specie Durio zibethinus, zibethinus si riferisce alla civetta indiana, Viverra zibetha, ci sono discussioni sul perche’ questo nome sia stato utilizzato da Linnaeus, c’e’ chi dice che la civetta era cosi’ innamorata di questo frutto che esso veniva utilizzato per catturarla e altri che dicono che e’ solo perche’ il durian odora come una civetta.
Sebbene i thai lo amino al punto da definirlo un frutto autoctono, e molte sono oggi le coltivazioni in Thailandia, e’ nativo della Malesia, dell’Indonesia e del Brunei, ci sono alcune discussioni se il durian sia nativo delle Filippine. Puo’ comunque essere coltivato in altre aree, sempre esclusivamente tropicali, ma ferma la sua crescita quando le temperature giornaliere scendono sotto i 22◦C. La zona con maggiori diversita’ ecologiche e’ il Borneo, il principale centro di diversita’ genetica e’ invece il Brunei. Altri paesi dove il Durian e' coltivato comprendono Cambodia, Laos, Vietnam, Myanmar, India, Sri Lanka, l'ovest dell'India, Florida, Hawaii, Papua New Guinea, the Polynesian Islands, Madagascar, il sud della China, il nord dell'Australia, and Singapore.
Il durian e’ stato conosciuto e consumato nel Sudest asiatico fin da tempi preistorici, nel mondo occidentale fu conosciuto intorno al 1400, a farlo conoscere per primo fu’ un italiano Nicolo’ de Conti, che viaggio’ nel Sudest asiatico nel XV secolo. Nel 1741 fu publicato “Herbarium Amboinense” del botanico tedesco Georg Eberhard Rumphius, il libro rappresento’ la piu’ accurata e dettagliata descrizione del durian per almeno un secolo.
I Durian sono grandi alberi, che crescono a 25-50 metri di altezza, con un tronco dritto del diametro fino ad 1 m e la corteccia è di color grigio scuro, cio’ puo’ variare a seconda della specie, danno i loro frutti dopo quattro o cinque anni dalla piantagione. Le foglie sono sempreverdi, ellittiche e oblunghe, lanceolate, lunghe 10-18 centimetri e larghe 5-10, che se sminuzzate rilasciano un profumo particolare, la loro parte inferiore e’ marrone ruggine, quella superiore verde chiara. I fiori sono prodotti in gruppi, da tre a trenta, raggruppati insieme in carmbi pensili, crescono sui grossi rami o direttamente sul tronco. Ogni fiore ha un calice (sepali) e cinque (raramente quattro o sei) petali, sono grandi, 4-5 centimetri, e a forma di piuma, con nettare abbondante, emanano un forte e cattivo odore acre e burroso. Questi fiori sono generalmente chiusi durante il giorno. In accordo a una ricerca condotta in Malesia negli anni attorno al 1970 i Durian sono impollinati quasi esclusivamente da pipistrelli di grotta che amano la frutta, gli Eonycteris spelaea, e si nutrono di nettare e polline. Altri studi indicano che due specie di Durian, il grandiflorus e l'oblongus, sono impollinate da uccelli cacciatrici di ragni (Nectariniidae), e un'altra specie, Durian kutejensis, è impollinata dalle api da miele giganti, e uccelli e pipistrelli. Gli alberi di Durian hanno uno o due periodi di fioritura e fruttificazione all'anno, anche se i il periodo varia a seconda della specie, delle coltivazioni e località. Il frutto durian puo essere appeso a qualsiasi ramo e matura circa tre mesi dopo l'impollinazione. Il durian è un po 'simile in apparenza al Frutto di Jack, questo anche se le due specie non sono correlate, altri lo paragonano al frutto dell’albero del pane, definendo i due gusti quasi uguali. frutti sono delle capsule raggruppate al massimo a gruppi di due per infiorescenza.
Il frutto puo’ piuttosto grosso, puo’ crescere fino ad essere lungo 15-30 cm e largo 10-15 cm, di forma globosa, oblunga o ellittica. il suo peso tipico va da uno a tre chilogrammi, la forma da lunga a rotonda, è formato di due parti: il guscio e la polpa.
Il colore della corazza, perche tale e’ la buccia esterna, va dal verde al marrone, questa parte esterna è dotata di aculei grossi, lunghi 1-2 cm, piramidali, a base poligonale, non molto acuti; a maturazione è di color verde-giallino.
La polpa che e’ commestibile emette un caratteristico odore, anche quando e’ racchiusa nella corazza, alcune persone considerano questo odore fragrante, altre dicono che e’ un’offesa al naso, ci sono quindi reazioni estreme da un profondo apprezzamento al disgusto. L’odore comunque e’ persistente tanto che il durian e’ bandito da molti luoghi. La polpa puo’ essere consumata in vari stadi della maturazione ed e’ anche usata per dare sapore a una gran varieta’ di piatti delle cucine del Sudest asiatico. La polpa è fibrosa, molto profumata, bianca all’interno e gialla esternamente, burrosa ed aromatica; a seconda delle varieta’ il colore puo’ variare dal giallo al rosso. All’interno ci sono 3-5 comparti, ognuno dei quali contiene 2-7 semi di color caffè, allungati, sottili, lunghi 5-6 cm e larghi 1 cm. Anche i semi possono essere mangiati quando cotti. Come la frutta e’ matura, la polpa assume una consistenza cremosa, che ha il gusto e’ simile dello zabaione, e aumenta l’intensita’ dell’aroma.
Il frutto contiene un'elevata quantità di zucchero, vitamina C, potassio, aminoacidi che sono una buona fonte di carboidrati, proteine e grassi. I sostenitori dei cibi crudi lo raccomandano come una buona fonte di grassi grezzi mentre altri lo classificano come un alimento ad alto indice glicemico o ad alto contenuto di grassi, raccomandando di ridurre al minimo il suo consumo. Il durian ricco di estrogeni può aumentare la fertilità.
L’odore del Durian e' cosi' forte che puo' essere rilevato a un chilometro di distanza dagli animali. Il frutto e' estremamente appetitoso per una gran varieta' di questi compresi gli scoiattoli, i cervi topo, i maiali, gli orangutan, gli elefanti e persino animali carnivori come le tigri. Mentre alcuni di questi animali mangiano la frutta e scartano il seme lasciandolo sotto la pianta, altri ingoiare il seme con la frutta e cosi' lo transportano espellendolo a una certa distanza. La spinosa copertura dei frutti a corazza scoraggia gli più piccoli animali; gli animali piu' grandi sono i piu' adatti per effettuare il trasporto.
Il Durian e’ un frutto stagionale in alcune zone, annuale in altre. Cosi mentre in Thailandia si ha tutto l’anno, anche se con produzione migliore da maggio a luglio, nella Penisola malese e in Singapore la stagione va da giugno ad agosto.
Secondo certi libri di gastronomia occidentali il durian è pronto da mangiare quando la sua buccia comincia a incrinarsi. Sinceramente stabilire il momento migliore in cui mangiare un Durian e' una scelta talmente personale che puo' variare anche nel tempo, oltreche' da persona a persona. Inoltre questo periodo varia da regione a regione nel Sudest asiatico e all'interno della stessa regione puo' variare secondo le specie. Alcune specie di piante di Durian crescono così alte che i durian possono essere raccolti soltanto dopo che sono caduti a terra, mentre la maggior parte delle Durio zibethinus sono quasi sempre tagliate dall'albero un po' acerbe e finiscono di maturare mentre attendono di essere vendute. Le preferenze riguardo al punto di maturazione sono le piu' varie, anche se in linea generale si puo’ dire che i Thai preferiscono un durian che sia appena maturo, con polpa leggermente morbido al tatto, ma senza essere croccante, occorre tener conto delle differenze regionali, cosi nel sud Thailandia si preferiscono durian relativamente giovani, quando i grappoli di frutta interni sono ancora freschi nella consistenza e nel sapore dolce, mentre altre persone nel nord della Thailandia preferiscono il frutto morbido e aromatico. In altri paesi i gusti possono esere ancora differenti, in Malesia e Singapore, la maggior parte dei consumatori preferiscono il frutto più maturo e pungente e quindi possono anche consentire al frutto di continuare la maturazione dopo che la buccia si e' rotta; in questo caso, la polpa diventa ricca, cremosa, leggermente alcolica, l'aroma pronunciato, il sapore molto complesso. Le diverse preferenze dei consumatori per quanto riguarda la maturazione rendono difficile dire quale e' il miglior momento per un Durian. Un durian che cade dall'albero continua a maturare per 2-4 giorni, dopo cinque o sei giorni la maggior parte delle lo considera troppo maturo e sgradevole. Un buon consiglio per i consumatori che preferiscono acquistare il frutto intero e' quello di esaminare la qualita' dello stelo, o gambo, che perde l'umidita' con l'invecchiamento, un gambo grande e solido e' un segno di freschezza. Venditori senza scrupoli tolgono, dipingono o manomettono questa parte, o magari tutti insieme. Un altro secondo consiglio e' quello di scuotere la frutta e ascoltare se c'e rumore di semi che si muovono all'interno, se questo succede significa che il duriam e' molto maturo e la polpa si e' asciugata un po’. Per altri il miglior durian è giudicato dallo spessore della carne e dalle dimensioni del suo seme, piu’ piccolo e’ il seme rispetto alla quantita’ di polpa migliore e’ il frutto. L’Associazione dei Coltivatori e dei Venditori di Durian fu costituita nel 1959 per standardizzare la qualita’ e le pratiche di mercato.
Concludendo questa parte il Durian, “Re della frutta” in tutto il Sudest asiatico, e’ caratterizzato da grandi dimensioni, l’odore unico e la formidabile buccia che lo ricopre.
In botanica il durian e’ cosi’ classificato: regno: Plantae, (non classificata): Angiosperms, (non classificata): Eudicots, (non classificata): Rosids, ordine: Malvales, famiglia: Malvaceae, sottofamiglia: Helicteroideae, tribu': Durioneae, genere: Durio.
Ci sono trenta specie riconosciute di durian e minimo nove producono frutta commestibile, tuttavia, vi sono molte specie per le quali il frutto non è mai stato raccolto o adeguatamente esaminato, così possono esistere altre specie di frutti commestibili. Sul mercato internazionale tuttavia ne e’ conosciuta solo una il Durio zibethinus, le altre specie sono vendute sui mercati locali. Per questo il Durian zibethinus è l'unica specie commercialmente coltivata su larga scala e a disposizione anche fuori dal loro territorio di origine. Dal momento che questa specie è a impollinazione libera mostra notevole diversità nel colore e nell'odore della frutta, nella dimensione della polpa e del seme e nelle caratteristiche delle piante. Sul mercato ci sono centinaia di coltivazioni e molti consumatori danno preferenza a una o all’altra, le piu’ famose spuntano forti prezzi per il frutto anche sul mercato locale.
Sebbene il durian non sia nativo della Thailandia il paese e’ attualmente uno dei maggiori produttori e esportatori di Durian, con le principali esportazioni verso Taiwan, Hong Kong, Malaysia, Singapore e Canada. Per produzione seguono la Malesia e l’Indonesia, che insieme non raggiungono la produzione della Thailandia, si fermano a circa 2/3. A Chanthaburi, Thailandia, ogni anno, ai primi di maggio, si tiene la Festa mondiale del Durian, questa regione da sola e’ responsabile per circa la meta’ del durian prodotto in Thailandia.
Durian è ha senza dubbio un gusto particolare. Ora vi faro’ sorridere ma a me viene in mente un paragone. Abbiamo anche noi in Italia qualcosa che senza essere un frutto provoca e senza averve il profumo cosi esaltato provoca un po’ le stesse reazioni del durian, mi riferisco alla grappa. Provate a fare odorare un bicchierino di grappa a chi non ne ha mai bevuta, la reazione sara’ senz’altro: “Oh, che puzza”, in modo piu’ attenuato ma e’ la stessa reazione che provoca il durian. Se siete al primo assaggio di durian, cioe’ se volete provarlo, non vi affidate al caso chiedete il Lu Tong o il Golden Pillow Durian con la sua trama cremosa lucente è il più mite dei durii ed è ampiamente disponibile in tutta la Thailandia. Se proprio non ce la fate, visto tutto quel puzzo, provate con i gelati a base di durian o col Khao Nieow Turian – a base di riso glutinato e durian, cotto in salsa di crema di cocco, e condito con carne oppure assaggiate una turian kuan, una caramella a base di durian, o le sue marmellate. In tutti questi casi il durian non puzza quindi non ci sono scuse. Copmunque dato dato il suo particolare aroma persistente e, a volte, travolgente, il durian è bandito da camere d'albergo, cinema, aerei, limousine, pullman e furgoni.
Analisi scientifiche sono state tentate per comprendere le cause di questo particolare aroma, si e' capito che risulta da un misto di componenti volatili fra cui esteri, chetoni, e diversi composti di zolfo, ma non si e' giunti a nessun accordo su quale sia il principale responsabile dell'odore caratteristico. Nei secoli numerose coltivazioni di Durian si sono diffuse in tutto il Sudest asiatico e questo ha favorito la nascita di cloni in tempi recenti, Songpol Somsri, uno scienziato del governo tailandese, ha incrociato più di novanta varietà di Durian per creare Chantaburi No. 1, una Durian senza l'odore caratteristico, che è in attesa di approvazione definitiva da parte del ministero dell'Agricoltura locale. Un altro ibrido, Chantaburi No. 3, sviluppa l'odore circa tre giorni dopo che i frutti vengono raccolti, il che consente un trasporto inodore soddisfando tuttavia i consumatori che preferiscono l'odore pungente.
I migliori durian provengono dai frutteti delle province orientali della Tailandia e cioè Rayong, Trat, Prachin Buri, Chanthaburi e Surat e Chumphon nel sud della Thailandia.
Molte coltivazioni di cloni hanno un nome speciale, che generalmente inizia per D, ad esempio For example, some popular clones are Kop (D99), Chanee (D123), Tuan Mek Hijau o Durian verde (D145), Kan Yao (D158), Mon Thong (D159), e senza nome comune D24 e D169. Ognuna di queste coltivazioni ha un caratteristico gusto e odore. In Thailandia ci sono piu' di 200 coltivazioni di Durian zibethinus, che come abbiamo detto e' l'unico tipo di Durian che viene commerciato sul mercato internazionale, di queste il Durian Mon thong e' la varieta' piu' commerciata, cio' per la sua spessa, corposa polpa cremosa dal sapore dolce sapore, con odore emesso relativamente moderato e semi più piccoli, mentre il Durian Chanee e' la qualita' migliore in termini di resistenza alle infezioni della Phytophthora palmivora. Fra tutte le coltivazioni che ci sono in Thailandia cinque sono correntemente su larga scala: Chanee, Mon Thong, Kahn Yaow, Ruang, e Kradum. Il kahn yaow o “Durian dal lungo stema”, con più ferma polpa gialla, e il Chanee o “Durian gibbone”, con la sua polpa giallo oro, hanno un sapore più ricco e distintivo e sono molto ricercati dai veri intenditori di durian, anche se in città poterli trovare sta’ diventando sempre piu’ difficile.
I prezzi sul nercato sono relativamente cari se paragonati a quelli di altra frutta non di importazione.... Occorre anche pensare che se acquistate il frutto intero pagate anche la spessa buccia, in quanto questa viene pesata, e la polpa, cioe’ la parte commestibile rappresenta solo il 15% massimo 30% della massa totale. Sara’ per questo alto valore che si tentano truffe di tutti i tipi, ad esempio in Thailandia blocchi di pasta di Durian fermentati sono venduti nei supermecati, attenzione perche' gran parte della pasta puo' essere adulerata con la zucca.


L'ananas.

E’ una pianta che non e’ nativa della Thailandia ma e’ originaria del sud del Brasile e del Paraguay dove esistono altre piante selvaggie correlate. Furono portate a nord dagli indiani, attraverso attraverso l’America del sud e centrale e raggiunsero le Indie occidentali prima che Colombo arrivasse. Nel 1493 Colombo trovo’ il frutto nell’isola di Guadalupe e lo porto’ in Spagna e da qui si diffuse in tutto il mondo su navi che lo caricavano per proteggersi contro lo scorbuto. Gli spagnoli lo diffusero nelle Filippine e da qui prese la via delle Hawaii, dello Zimbawe e di Guam nei primi del XIX secolo. Questa la storia dell’ananas in due parole: vera o non vera? C’e’ da chiedersi questo perche’ al Museo Nazionale di Roma, presso la sede di Palazzo Massimo alle Terme, al terzo piano c'è un pavimento a mosaico di epoca romana collocabile fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. In questo mosaico appare chiaramente un cesto di frutta, fin qui niente di strano, ma osservatelo bene, fra quella frutta c'e' un ananas, perfetto per il colore, le inflorescenze e le scaglie. Come puo' stare li' in base a quanto detto prima e cioe' che questa frutta fu portata in Europa da Cristoforo Colombo? Come puo' quell'artista aver conosciuto questo frutto circa 1300 anni prima del suo arrivo in Europa?
Il nome ananas e’ l’originale nome del frutto e viene da Tupi, Rio delle Amazzoni, Brasile, dove era chiamato nanas, “frutta eccellente”, come riportato da André Thevenet nel 1555. Cosmosus "a ciuffo", si riferisce allo stema della pianta. Molti linguaggi usano il termine ananas, e’ cosi’ chiamato in molti paesi dell’America latina che sono stati colonie spagnole, che usano il termine ananá, ananás in Argentina. Ha molti nomi in India anaasa in telegu, in malese e’ conosciuto come kaitha chakka, ma le parole "nanas" o "nenas" sono conosciute. Nel linguaggio maldiviano di Dhiveli e’ conosciuto come alanaasi. Altri nomi comuni sono: Pineapple, Nanas, Pina.
Nel mondo scientifico ci troviamo qui: regno: Plantae, (non classificato): Angiosperme, (non classificato): Monocote, (non classificato): Commelinide, ordine: Poalee, famiglia: Bromeliaceae, sottofamiglia: Bromelioideae, genus: Ananas, specie: Ananas comosus e/o Ananas sativus. Sinonimi: Ananas sativus. Specie correlate: Pina de Playon (Ananas bracteatus). Affinita’ lontane: Pingwing (Aechmea magdalenae), Pinguin (Bromelia pinguin), Pinuela (Karatas plumier).
Ananas (Ananas cosmosus) e’ il nome comune per una pianta tropicale o subtropicale che normalmente puo’ tollerare brevi esposizioni a 13/18◦C, tanto che in condizioni controllate puo’ crescere anche in zone temperate. Condizioni climatiche basse non devono essere prolungate perche’ cio’ ritarda la crescita, provoca ritardi nella maturita’ e causa che la frutta sia piu’ acida. Gli ananas sono piante tolleranti anche all’acqua e producono frutti sotto un tasso di precipitazioni annuali che va da 63.5 a 381 cm. Le piante giovani si adattano facilmente alle condizioni delle serre. Le condizioni migliori per la sua crescita sono comunque temperature intorno ai è di 28-30 °C, mentre con 22-24 °C nel periodo in cui fruttifica si ottengono le qualita’ migliori. Alta nuvolosita’ e alte temperature, quindi condizioni simili a quelle che si hanno all’equatore sviluppano lo sviluppo della pianta. No ama i terreni compatti perche’ l’asfissia che questi possono provocare la rende sensibile ai parassiti, preferisce terreni sciolti di medio impasto e abbastanza acidi.
L’ananas e’ una pianta perenne erbacea, sempreverde, di corta vita che cresce da 1 a 1.5 mt. Nel primo anno di crescita l’asse si allunga e si addensa mostrando numerose foglie a spirale vicine. Dopo 15/20 mesi lo stema cresce in un’influorescienza simile alla cima di una lancia lunga piu’ di 15 cm. con piu’ di 100 foglie, lunghe da 30 a 100 cm., disposte a spirali, che possono arrivare a essere anche 30, queste foglie sono formate da fiori trimereus ognuno sospeso a una brattea. Queste foglie sono generalmente aculeate. I fiori sono in ricche spighe e il loro colore dipende dalla varieta’ della pianta, va dal color lavanda al porpora lucente, al rosso. Il frutto e' lungo fino a 35 cm, simile a una pigna e sormontato da un ciuffo di foglie (corona), è propriamente un sincarpio formato dai singoli frutti saldati fra loro, con polpa dolce-acidula, profumatissima, ricca di vitamine. Le ovaie si sviluppano in bacche che si coagulano in un frutto di grandi dimensioni compatte. Il frutto di un ananas è organizzato in due eliche a incastro, otto in una sola direzione, tredici nelle altre, ciascuna comincia con un numero di Fibonacci. L’ananas produce solo un frutto e poi muore. La pianta svolge la fotosintesi clorofilliana, che fissa l’anitride carbonica, durante la notte e la immagazzina, per poi rilasciarla durante il giorno, aiutando la fotosintesi.
Per la formazione dei semi e’ richiesta l’impollinazione che serve alla formazione dei semi, ma la presenza di semi negativi influisce sulla qualita’ della frutta. In alcune zone dove la produzione agricola e’ intensa l’importazione di certi uccelli e’ vietata per questa ragione. Certi pipistrelli impollinatori visitano gli ananas solo quando aprono i fiori di notte.
Gli ananas sono l’unico frutto della famiglia delle Bromeliaceae a coltivazione diffusa. La popolarita’ e’ dovuta al suo gusto dolce-agro, L’ananas contiene il 15% di zucchero e acidi malico e citrico, contiene molto manganese. Contiene anche molta vitamina B1, B2, B6 e C. La sua proteina digestiva l’enzima bromelina sembra aiuti la digestione alla fine di un pasto con molte proteine. Il suo succo puo’ quindi servire per preparare marinate e intenerire la carne. L’enzima puo’ interferire con la preparazione di gelatine. Il consumo di ananas e’ sconsigliato a persone che soffrono della sindrome di Ehlers Danlos o che hanno problemi di fegato o di reni. L'ananas ha un effetto diuretico, combatte la ritenzione dei liquidi ed è un buon digestivo e possiede una azione antinfiammatoria sui tessuti molli. Viene usato nelle terapie contro la cellulite.
La Thailandia è uno dei più grandi produttore sud-est asiatico ed esportatore di ananas in forma di ananas in scatola e succhi di frutta. Se la produzione un certo anno e’ in eccesso gli ananas vengono essiccati al sole, e trasformati in confetture e caramelle. L’ananas, grazie alla sua fragranza aggiunge dolcezza naturale e contribuisce all'armonia dei sapori, che è la caratteristica distintiva della cucina thailandese. E’ comunemente utilizzato come aromatizzante o contorno in piatti salati, per esempio, ananas al curry come Kaeng Sapparote, Saow Nam Khao o Ob Sapparote, riso al forno con ananas. Puo’ essere mangiata fresca, inscatolata o come succo. E’ usata in modo comune come insalate, contorni di piatti di carne, dessert e nei cocktails di frutta.
Ci sono due varietà distinte di ananas coltivati in Thailandia, una con polpa estremamente dolce e succulenta con colore giallo limone più morbido di quello di altre specie chiamata ananas di Siracha e una qualita’ di ananas croccante e con un delicato sapore dolce. Un pizzico di sale è spesso strofinato sull’ananas fresco tagliato a fette per compensare il suo morso.
L’ananas di Siracha e quello di Phuket crescono nel Sud, nelle province di Surat Thani e Hua Hin. Una nuova varietà di ananas in miniatura dell’ananas di Phuket cresce ora grazie al progetto delle reali stazioni sperimentali agricole nel nord della Thailandia.
La pianta puo’ essere coltivata con scopi ornamentali, specie per le foglie sulla cima. Alcune fonti dicono che la pianta fiorira’ in circa 24 mesi e produrra’ un frutto nei seguenti sei mesi, altre fonti prendono in considerazione un periodo totale di 20 mesi.


Il Fiore Pappagallo o Impatiens psittacina.

Un fiore che ha fatto nascere una leggenda metropolitana su Internet: esiste o non esiste? Questa e’ la domanda. L’Impatiens psittacina conosciuto anche come “fiore pappagallo” o “balsamo pappagallo”, dato che dal fiore si ricava un balsamo e' una pianta tipica del Sudest asiatico, che fu descritto per la prima volta dal botanico Joseph Dalton Hooker e che fu notato per la sua forma originale quella di un pappagallo in volo, quando vista di lato. Cresce principalmente in Thailandia, in Birmania e in parti dell’India. E’ una delle piu’ rare piante al mondo, tanto che pochi possono dire di averla vista anche fra i botanici.
In termini scientifici appartiene al regno: Plantae, (non classificata): Angiosperme, (non classificata): Eudicote, (non classificata): Asteride, ordine: Ericalee, famiglia: Balsaminaceae, genus: Impatiens, specie: Impatient psittacina.
La pianta e’ eretta e i rami crescono abbondantemente, su terreno compatto, fino ad una altezza di circa mezzo metro, alcune raggiungono 1,8 mt. Come altre specie di specie Impatiens ha stemi spessi che crescono fino a un’alezza di 0.5 1.5 cm. Le foglie sono verdi e ampie la base e’ a forma di punta, il bordo e’ largo da 2 a 4 cm. e da 4 a 6 cm. lungo. I fiori, che sbocciano da ottobre a novembre, sono di color porpora lucente e rosso carmine. I sepali laterali sono orbiculari e color verde luce. Il sepalo inferiore e’ a bulbo e si restringe in punta simile a uno sperone e colorato in carminio. Il petalo dorsale e’ orbiculare e incappucciato, i petali laterali sono uniti e lunghi. Il fiore assomiglia a un’orchidea ma ne manca delle caratteristiche, specifiche: tre petali e tre sepali. Il periodo migliore per la fruttificazione e’ quando le piante possono essere trapiantate, in ottobre. Il clima ideale per la sua crescita e’ quello tropicale, umido.
L’Impatiens psitticina e’ una specie molto rara di impatiens scoperta in uno stato Shan dell’alta Birmania da da AH Hildebrand, un ufficiale britannico. I primi semi arrivarono in Europa nel 1899, ci furono tentativi di coltivazione ma senza successo, essi furono descritti per la prima volta nel 1901 da Joseph Dalton Hooker. Fu Hooker che scelse il nome latino di psittacina per la pianta, il nome significa “:come un pappagallo”.
La specie di Impatients conosciuta in Thailandia e’ chiamata Dork nok khaew, che significa “Fiore uccello pappagallo. Essa cresce in una piccola zona del nord Thailandia, nei pressi di Chiang Mai.
Alcune pagine di Internet riportano che il Fiore Pappagallo e’ una misticazione ma sicuramente fonti piu’ autorevoli confermano l’esistenza della pianta. Tutti le pagine piu’ autorevoli che riguardano la botanica confermano l’esistenza della pianta e del fiore. Foto di questo fiore cominciarono a circolare su Internet intorno al 2006, erano sicuramente meravigliose e per questo incredibili tanto che si comincio’ a pensare che il fiore, e quindi la pianta, non esisteva e che le immagini erano ottenute con digitalizzazione fotografica. Le fonti per provare l’esistenza di questa pianta erano facilmente rintracciabili su Internet e molte di esse erano fonti autoritarie ma si sa’ come funzionano le leggende metropolitane.
Quando queste foto cominciarono a diffondersi molte persone, affascinate, desiderarono comprare questa pianta cominciarono cosi’ a diffondersi pagine publicitarie fasulle che riguardavano vendite della pianta o del fiore. Che possano vendervi una di queste piante e’ non solo legalmente ma naturalmente impossibile. Occorre infatti ricordare che il governo thailandese ha proibito sia l’esportazione della pianta che dei semi sia per proteggere la loro estrema rarita’ sia per conservare la specie che e’ in via di estinzione. La legge thailandese ne rende illegale il possesso, la raccolta e l’esportazione. E’ impossibile anche secondo natura in quanto non si puo’ prenderne i semi e portarli in Italia, dato che la pianta per crescere ha bisogno di particolari condizioni come costante unidita’, temperature e condizioni del suolo, essa cresce solo in suoli calcarei con un alto livello di pH, 5, e richiedono anche uno specifico insetto impollinatore perche’ i semi possano riprodursi e crescere dopo 4 anni. Quindi ricordate che tutto cio’ che potrete leggere diretto alla vendita di questa pianta e’ un imbroglio o una truffa, perche’ solo in questi termini si puo’ parlare, potete star tranquilli che vi arrivera’ un’altra pianta forse neppure appartente a uno dei 1.300 nomi registrati dall’International Plant Names Index.
Per concludere: dove si puo’ vedere sicuramente questa pianta in Thailandia dato che nessun giardino botanico ne ha una, con una sola eccezione il Queen Sirikit Botanical Garden in Chiang Mai. 




I fiori di loto.



I fior di loto sono cinque specie di ninfee, tre del genere Nymphaea e due del genere Nelumbo. Nelumbo e’ un genus di piante acquatiche con larghi fiori che con un paragone abbastanza azzardato si potrebbero definire simili a gigli d’acqua, comunemente conosciuti come loti. Ci sono due specie di questo genus di cui il piu’ conosciuto e’ la Nelumbo nucifera che e’ il tipo che cresce in Thailandia, si trova comunque anche in altre zone ed e’ il fiore nazionale di Egitto, India e Vietnam.
Ci sono molte discussioni riguardo in quale famiglia questo genus deve essere posto, il sistema di classificazione tradizionale riconosce Nelumbo come parte della famiglia delle Nymphaeaceae, gigli d’acqua, ma tradizionali tassonomisti guardando a convergenze evolutive, associate ad una evoluzione di stile di vita da terrestre ad acquatico, che possono facilmente trarre in errore, le raggrupparono negli antichi sistemi di classificazione nell’ordine delle Nymphaeales o Nelumbonales. Oggi alle Nelumbo e’ riconosciuta una propria famiglia, Nelumbonaceae, come una delle diverse famiglie di spicco nell’ordine Proteales. Esse vivono strettamente correlate ad arbusti ed alberi (Proteaceae and Platanaceae).
Queste piante non sono correlate alle caratteristiche delle corna o dei piedi d’uccello del genere Lotus.
Per quanto riguarda la classificazione scientifica appartengono al regno: Plantae, divisione: Angiosperme, ordine: Proteale, famiglia: Nelumbonaceae, genere: Nelumbo. Come detto, ci sono attualmente due specie:
● Nelumbo lutea, o loto americano, cresce nell’est degli Stati Uniti, in Messico, nelle Grandi Antille e in Honduras.
● Nelumbo nucifera, chiamata anche Loto sacro o indiano, Giglio d’acqua sacro, Sacro giglio d’acqua dell’induismo e del buddismo. E’ quella che vive in Thailandia e le sue radici e semi sono largamente usati nella cucina asiatica.
Questa pianta ha fra le sue caratteristiche di regolare la sua temperatura al fine di beneficiare degli insetti che le sono necessari per la riproduzione. Riscalda i suoi fiori al di sopra dei 30◦C, anche quando l’aria e’ fresca, ad esempio 10◦C. Il calore rilascia un profumo che attrae alcuni insetti che volano di fiore in fiore per nutrirsi di nettare e di polline.
La Nelumbo nucifera viene cosi’ definita scientificamente: regno: Plantae, (non classificato): Angiosperme, (non classificato): Eudicote, ordine: Proteales, famiglia: Nelumbonaceae, genere: Nelumbo, specie: Nelumbo nucifera.
Alla pianta ci si puo’ anche riferire con il suo nome precedente: Nelumbium speciosum o Nymphaea Nelumbo. E’ una pianta acquatica perenne i cui semi in particolari circostanze possono rimanere fertili per anni, con il seme piu’ antico germonato che risale a 1300 anni fa e che fu scoperto nel letto di un lago secco nel nordest della Cina.
Un comune misconcetto e’ riferirsi al loto come a un giglio d’acqua, Nymphaea, una pianta completamente differente, come puo’ essere visto dal centro del fiore che manca chiaramente della struttura che va a formare il baccello distintivo semicircolare nella Nelumbo nucifera. I gigli d’acqua possono essere di vari colori mentre la Nelumbo nocifera ha fiori in sfumature solo di rosa o bianco.
I tassonomi delle piante concordano che questo fiore e’ del genere Nelumbo ma discutono in quale famiglia la Nelumbo si trovi, o se debba avere un proprio ordine o rientri in altri ordini di piante.
Le radici della Nelumbo nucifera si piantano sul fondo degli stagni o sui letti dei fiumi. I fiori si trovano usualmente su steli sottili che si sollevano di diversi centimetri sopra il livello delle acque. La pianta cresce in altezza fino a 150 cm., in orizzontale si estende fino a 3 metri, ma alcuni studi non verificati dichiarano altezze e larghezze fino a 5 metri. Le foglie possono essere larghe fino a 60 cm. di diametro, mentre i fiori, vistosi possono essere fino a 20 cm. di diametro.
Il tradizionale Loto Sacro e' distantemente relato alla Nymphaea caerulea e possiede simili caratteristiche chimiche, entrambe le piante contengono gli alcaloidi nuciferine e aporphine.
I fiori di loto sono uno dei piu’ antichi e profondi simboli del nostro pianeta. I fiori di loto crescono in acque fangose e si sollevano sopra la superficie sbocciando con notevole bellezza. Di notte il fiore di chiude e si ritira sott’acqua, all’alba si alza e si apre di nuovo. Questo ha affascinato l’uomo che ne ha fatto uno dei simboli principali in quasi tutte le religioni. Piu’ o meno in tutto il mondo ai fior di loto sono stati dati significati spirituali. Non toccato da impurita’ il fiore e’ diventato il simbolo di purezza del cuore e della mente e rappresenta lunga vita, salute, onore e buona fortuna.
Come in tutta l’Asia anche in Thailandia da tempi antichi al loto sono stati attribuiti a simboli divini che rappresentano le virtu’ di purezza sessuale e non attaccamento. Nel buddismo esso rappresenta la purezza nel corpo, nel parlare e nella mente dato che fluttua sopra le acque fangose dell’attaccamento e del desiderio. Secondo la leggenda Gautama Buddha era nato con l’abilita’ di camminarvi sopra e ovunque si fermavano i fiori di loto fiorivano e in molte delle sue raffigurazioni egli siede su uno zoccolo a forma di fior di loto. In un celebre sermone il Buddha lo prende ad esempio per indicare le persone che sono destinate alla salvezza. Per questo il fiore fu coltivato dai re del Regno di Thailandia fin da 700 anni fa. Da allora il fior di loto e’ qui considerato fonte di soddisfazione di quattro necessita’: vita, cibo, medicina e vestiario.
Nell’induismo, che tanto ha influenzato la cultura della Thailandia, divinita’ come Vishnu e Lakshmi spesso sono rappresentate con fiori di loto nell’iconografia. Nella rappresentazione di Vishnu come Padmanabha, un fior di loto esce dal suo ombellico con Buddha su di esso. La dea Sarasvati e’ rappresentata su fiori di loto bianchi. Nella iconografia induista altre divinita’ come Ganga e Ganesh sono spesso rappresentati seduti su fiori di loto.
Il loto e’ citato estesamente nella letteratura dei Purana e dei Veda. Divinita’ buddiste, cinesi, indu’, giapponesi e altre divinita’ dell’Asia sono sedute su fiori di loto.
“Om Mani Padme Hum”, il sacro mantra di origine tibetana, estesosi poi a tutta l’India significa: “Salute al Gioiello nel Loto”.
Nella letteratura classica e orale dell’Asia il loto interviene in forme figurative a rappresentare l’eleganza, la bellezza, la perfezione, purezza e grazia ed e’ usato in poemi e canzoni come allegoria per rappresentare gli attributi femminili.
Quasi tutte le parti del loto sono comunemente usate nella cucina thailandese. I semi, le giovani foglie e le radici sono tutte commestibili, mentre le grandi foglie sono usate per avvolgere il cibo, da esse e dai petali si ottengono tisane. Il rizzoma entra nelle ricette per cuocere zuppe, fritti e brasati. Le radici sono usate nella medicina tradizionale. I petali, le foglie e il rizoma possono anche essere mangiati crudi ma c’e’ il rischio di trasmissioni parassitarie dovute al Fasciolopsis buski, si consiglia quindi di cuocerlo prima di mangiarlo. Le radici sono ricche di fibre, vitamina C, potassio, riboflavin, vitamina B6, potassio, tiamina, rame e manganese e molto basse in grassi saturi. Lo stame viene seccato e se ne ottengono te’ e tisane. I semi possono essere mangiati crudi o seccati o cotti in modo simile ai pop corn. 


La frutta.

Foto di Paolo Baumgartner.
La frutta tropicale thailandese e’ diventata famosa nel mondo intero. Gli inebrianti profumi, i colori e i sapori succulenti dei frutti maturi hanno giustamente contribuito alla fama crescente della cucina del paese e la hanno fra le principali al mondo. Il clima caldo tropicale e le piogge abbondanti sono ideali per la coltivazione di una grande varietà di frutta che, per varietà e qualità, sono tra i più diverse e deliziose. Alcuni frutti Thai sono incredibilmente dolci e succosi, per altri il gusto può sembrare strano ed esotico, fino a un netto rifiuto da parte degli occidentali, il profumo del durian, che in realta’ e’ una puzza, spinge i farang a non volerlo neppure assaggiare, mentre in queste zone e’ considerato il re dei frutti.
La frutta fresca viene utilizzata dai thailandesi come snack in qualsiasi momento e si mangia come dessert alla fine dei pasti. Può essere servita cruda, fresca e affettata, in insalata, o cucinato in molti modi diversi L'intaglio di frutta è anche una forma d'arte della tradizione, spesso formando un importante elemento decorativo nelle presentazioni dei buffet.
Una prima divisione della frutta e’ quella che tiene conto dell’origine, in Thailandia sono frutti autoctoni: la banana, il durian, il longsat, il longkong, il mango, l'arancia thailandese, il pomelo. Sono frutti tropicale che cresceno in Thailandia: la mela cotogna, l'uva, il guava, il frutto di Jack, la giuggiola, i lychees, il longan, il mangostano, la papaya, l'ananas, il rambutan, la sapodilla, il cocomero, la noce di cocco.
Alcuni frutti sono stagionali, ma c'è sempre un'ampia scelta a disposizione, ma sono sempre a disposizione, anche se, come in Italia, a un prezzo leggermente piu’ caro sul mercato, altri sono coltivati tutto l’anno.
Ananas (Saparot). Dolce e succoso, l'ananas tailandese è reputata essere fra i migliori al mondo. Ci sono diverse varieta’ e quelli provenienti dal sud sono piu’ piccoli ma anche più saporito. Un pizzico di sale esalta il sapore. La maggior produzione e’ nel sud della Thailandia ma stranamente, Chiang Rai e Lampang hanno varietà uniche per il gusto. Stagione: tutto l'anno.
Anguria (Theng-moh). Piccoli e succulenti, i cocomeri Thai sono generalmente consumati dopo una cena piccante, quando il loro gusto delicato aiuta a placare il piccante dei peperoncini usati nella cucina thailandese. Ne esistono di due tipi: una con polpa rossa e una con polpa gialla. E’ ideale per le sculture decorative. Stagione: tutto l’anno.
Arancia (Som kee-o warn). Niente a che fare con le arance che abbiamo in Italia. Hanno una buccia sottile e altamente aromatica, color giallo verdastro, sono piacevolmente dolci quando maturi. Questi frutti sono molto popolari e si mangiano come spuntino tra i pasti, come dessert, o si beve come spremuta, o come ingrediente nei cocktail. E’ migliore mangiato con pizzico di sale. Stagione: tutto l'anno. Per sfruttare al massimo il loro sapore delicato e rinfrescante, le arance sono servite in uno sciroppo molto leggero su ghiaccio tritato.
Banana (Klùey). Lasciate stare la bellezza esteriore, guardate al gusto. Quattro sono le varieta’ piu’ conosciuite: hom, nam wah and khai, hak mook. Stagione: tutto l'anno.
Cantalupo. E’ un tipo di melone, una volta poco conosciuto in queste zone e’ oggi disponibile ovunque. E’ piu’ piccolo dell’anguria, di colore giallo o bianco all'interno. Molto simile a quello che si trova in Europa e in America tuttavia non cosi’ dolce. Stagione: tutto l'anno.
Carambola (Ma-fueng). Chiamata anche “mela a stella” e’ buonissima, come una crostata. Non e’ un frutto nativo della Thailandia, ma oggi cresce un po’ ovunque nella nazione. Frutto a forma di stella e’ dolce e succosa, con un pizzico di agro che la rende eccellente per dissetare. Viene spesso servito come un succo di frutta rinfrescante. Può anche essere servita a fette intinto in una salsa composta di zucchero e sale granulati e condito con peperoncino tritato chiamato kleua prik kaab, o intinto in un composto formato da peperoncino piccante preparato con zucchero di palma e salsa di pesce e riscaldato ad una consistenza che lo fa assomigliare al caramello detto nam pla wan.
Durian (Turian). Il piu’ famoso dei frutti in Asia, considerato il “Re dei frutti”, ha circa le dimensioni di un melone ma e’ coperto da spine dure. Il colore varia dal verde al giallo. La polpa gialla ha tutta la consistenza della crema e un gusto caratteristico, ha un odore talmente pungente che non lo si puo’ che amare o odiare. Ha un sapore sgradevole sia per gli occidentali che per i thai, tanto che ne viene proibito l’ingresso negli ospedali, in certi hotel, in alcune compagnie aeree, compresa la Thai Airways. Stagione: tutto l’anno ma il periodo migliore va da maggio a luglio.
Fragole (Stobrori). Non native alla Thailandia, sono ora ampiamente coltivate nelle regioni settentrionali, dove il clima in genere produce colture generose. Simile nel gusto e forma alle varietà occidentale. Questo significa: “Non pensate assolutamente alle meravigliose e ottime fragoline che crescono nei nostri boschi, qua neanche le conoscono, ma alle fragole grosse quelle, appunto, da coltivazione”. Stagione: da dicembre a febbraio.
Frutto di Jack (Ka-noon). Enorme, e’ sicuramente per dimensioni il piu’ grande frutto coltivato in Thailandia. La polpa, spugnosa, della frutta ha al suo interno centinaia di pezzi carnosi con un caratteristico, sapore dolce. E’ ricco in vitamine. L’estrazione dei segmenti è sempre lasciato al venditore, in quanto è un lavoro noioso, date le sue dimensioni viene anche venduto a spicchi di un etto l’uno. Stagione: da marzo ad agosto e novembre.
Giuggiola (Pud-Sa). E’ un frutto dal gusto simile a quello della mela. Ha forma ovale e colore verde-giallo, una consistenza croccante e un buon gusto. E’ chiamato anche “mela thailandese”. Stagione: da settembre a gennaio e marzo-aprile..
Guava (Farang). Duro come una mela acerba, con un gusto un po' aspro. Questo frutto porta il nome stesso di quello usato per descrivere una persona non-asiatico in Thailandia, ricordatevi, al contrario di come molti pensano farang non e’ un’offesa, significa straniero di origine caucasica. Il nome dato a questa frutta significa quindi che il guava non e’ una specie autoctono ma e’ stata importata dall’estero, in particolare dall’America tropicale nel XVII secolo e ora cresce in Thailandia, nella regione centrale. La guava croccante e cruda viene servita con due salse la kleua prik kab e la nam pla wan. L'uso creativo della guaiava sta guadagnando popolarità ed è spesso utilizzata come alternativa alla papaya nel Som Tam, l'insalata di papaya, in altre insalate thailandesi o negli yam. Stagione: tutto l'anno.
Longan (Lam-iài). E’ un dolcissimo frutto bianco con la scorza marrone scuro. Facile da sbucciare, si trova sulle bancherelle in grappoli. Stagionalita: febbraio, luglio-ottobre, dicembre.
Longsat. E’ un frutto ovale, nativo della Thailandia. Ha pelle marrone chiaro, il sapore e’ rinfrescante, dolce e acido e un aroma fragrante, langsat molto giovani tendono ad essere molto acidi. Occorre staccarne la buccia per mangiarlo, cosi’ facendo si mettono in evidenza i piccoli segmenti di polpa grassa e traslucida. Il nocciolo interno e' piuttosto amaro, quindi cercate di non mangiarlo. Stagione: febbraio e novembre. Cresce nelle provincie di Uttaradit nel nord della Tailandia, Nakhon Si Thammarat, Surat Thani, Chumphon, Trang e Songkhla, nel sud.
Lychee (Lin-cii o lit cii). Piace moltissimo thailandesi ed e’ coltivato in abbondanza nel Nord, ma ha una stagionalita’ molto breve. Si presenta in grappoli, e’ piccolo e tondo, con una scorza dura di colore rosso, con dentro un seme duro, sono facilmente sbucciate a mano e la polpa e’ dolce e succosa. Stagione: maggio-giugno.
Mandarino (Som). Il mandarino è piccolo e ha una buccia più sottile rispetto a quello occidentale. È dolce e gustoso e pieno di vitamine. Spremuto e’ una bevanda eccellente. Comunque niente a che fare con i mandarini italiani per quanto riguarda il gusto.
Mango (Ma-Muang). Uno dei frutti thailandesi più conosciuti, con molte varietà, la piu’ famosa e’ quella cosidetta dei “mango avorio”, il colore e’ per lo più giallo e l’interno e’ morbido al tatto quando e’ maturo. E’ ricco di vitamine B e C. Tagliate per il lungo aperte, togliere il seme di grandi dimensioni, quindi goderne la polpa, succosa, utilizzando un cucchiaio. I mango maturi sono usati per fare la crema e i budini di cocco, una delizia, i mango giovani sono usati per come succo di frutta e per le insalate. E’ semplicemente delizioso se servito con riso glutinoso e crema di cocco, se lo si preferisce piu’ aspro e piccante puo’ essere consumato con una salsa tipica. Stagione: marzo-giugno.
Mangostano (Mangkut). Il guscio duro viola scuro nasconde una polpa morbida polpa bianca che circonda semi di grandi dimensioni. Un frutto popolare anche tra i visitatori per il suo gusto: fragrante e aromatico. Prestate attenzione a non macchiarvi i vestiti quando lo mangiate, il suo succo e’ a prova di lavaggio. Stagione: tutto l’anno.
Mela cotogna (Nòi-naa). Con la sua caratteristica pelle nodosa esterna, con protuberanze verdi sulla buccia, questo delizioso frutto è sbucciato a mano per raggiungere la soffice, dolce polpa all'interno. E’ ricco di semi neri che vengono scartati aiuntandosi con un cucchiaio o un coltello. La sua polpa puo’ essere mescolata col latte della noce di cocco per fare un brillante, dolce gelato. Stagione: luglio-febbraio.
Mela rosa (Ciòm-phu). E’ un frutto ovale, a forma di campana e simile a una mela, lo si puo’ consumare quando e’ ancora verde oppure ben maturo e di colore rosa. Stagione: dicembre-giugno, settembre-ottobre.
Noce di cocco (Ma-phrao). Ampiamente disponibile in diverse varietà. Il latte di cocco è una bevanda rinfrescante e la polpa morbida bianca del giovane frutta è deliziosa come spuntino. Polpa e latte di cocco è anche ampiamente utilizzato nella cucina thailandese. Non viene mangiato crudo e secco come facciamo in Italia, ma si puo’ trovare in quanto e’ utilizzato come ingrediente nella composizione di alcuni piatti. Stagione: tutto l'anno.
Papaya (Malakor). Quando è maturo assume un colore arancione con striature di rosso. La polpa e’ dolce, succoso e pieno di vitamine. La papaya acerba è usato per fare una insalata molto piccante popolare nota come som-tam. Si puo’ preferire mangiarlo spremendoci sopra un po’ di limone. Il sud e’ la maggiore regione di produzione. Stagione: tutto l'anno.
Pomelo (Som-oh). Nativo della Thailandia e in generale del Sudest asiatico e’ il piu’ grande di tutti gli agrumi, simile nell'aspetto al pompelmo. La buccia e’ verde aromatico e la polpa è molto più dolce del pompelmo, all’interno e’ diviso in 10-15 spicchi, pieni di succo. La polpa rosa champagne dolce e succosa del Som o thong dee, o “Pomelo brilliante oro” e la virtuale traslucenza e la polpa croccante del Som O Khao Hom o “Pomelo riso fragrante “ li fa considerare fra i migliori pomeli di Thailandia. A causa del loro sapore leggermente piccante i pomeli aggiungono gusto ad insalate thailandesi o alle patate, puo essere può essere mangiato crudo aggiungendo un pizzico di sale per esaltare al meglio il gusto. Il pomelo e’ coltivato nei frutteti del basso nord o della regione centrale, in particolare nella provincia di Nakhon Pathom, e nelle province di Surat Thani e Trang nel sud della Thailandia. Stagione: tutto l'anno.
Prugna cinese (Ma-pran). E’ anche chiamata prugna mango o mela crostata, ha sapore agrodolce. La pelle e’ color oro giallo, e puo’ essere mangiata. La polpa, che si trova all’interno con un seme color scuro.. Questa frutta e’ spesso intagliata a causa della sua consistenza soda. Stagione: marzo-maggio.
Rambutan (Gno). Rosa e spinoso in apparenza, la scorza del rambutan può essere aperta a mano, nonostante le apparenze puo’ essere aperta facilmente con una pressione delle dita, o tagliata con un coltello. All'interno è un succoso frutto di colore pallido color con un seme di grandi dimensioni. E’ un ottimo rinfrescante ed e’ servito come dessert in quasi tutti i ristoranti thailandesi. E’ particolarmente abbondante e a buon mercato in stagione. Stagione: maggio-dicembre.
Santol (Gra-ton). Ha polpa gialla, normalmente e’ consumato frullato o spremuto. La polpa gialla di questo frutto viene generalmente messa in salamoia. Il gusto e’ saporito e aspro. Stagione: dicembre-gennaio, giugno, settembre-ottobre.
Sapodilla (Lu-mut). E’ un frutto ovale con la buccia marrone. Dolce, ma un po 'pungente nel gusto, per questo, forse, la Sapodilla generalmente viene consumata con altri frutti. Viene servito di solito tagliato a spicchi. Evitare i semi dura di colore marrone all'interno. Stagione: marzo-giugno, novembre.
Tamarindo (Ma-kam-van). E’ un frutto di forma allungata, simile a un fagiolo con la buccia di color marrone e contenete una decina di acini. Viene consumato soprattutto come dessert.
Uva thailandese (Han-hun). Si presenta in due varieta, viola e bianca. Gli acini hanno una buccia piuttosto spessa, contentiene semi e il gusto non e’ troppo dolce. Stagione: tutto l’anno, ma migliore fra aprile e settembre. Le privincie di Ratchaburi, Nakhon Pathom e Samut Sakhon sono famose per le loro uve.
Uva spina (Ma-iòm). Ha chicchi piccoli e gialli, e’ usata come dessert e per fare marmellate. Il gusto e’ un po’ aspro.
Zalacca (Ra-Gam). La zalacca ha una buccia sottile color rosso-arancio e un gusto dolce.



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