Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

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venerdì 8 febbraio 2013

Parco Nazionale Doi Pha Hom Pok.

Il Parco Nazionale Doi Pha Hom Pok, noto in precedenza col nome di Parco Nazionale Mae Fang è il più settentrionale fra i parchi nazionali in Thailandia. Si trova fra i distretti di Fang, Mae Ai e Chai Prakan nella provincia di Chiang Mai. Il parco si estende per 524 km ² di territorio montano della catena Daen Lao, al confine con la Birmania.

sabato 22 dicembre 2012

Doi Inthanon.

Doi Inthanon o Doi Luang e Doi Ang Ka, nomi con cui e' stata conosciuta in passato e' la piu' alta montagna (doi) di Thailandia. Il suo nome attuale deriva da re Inthawichayanon, uno degli ultimi re di Chiang Mai, che amante della natura si preoccupo' di preservare le foreste del nord e volle essere seppellito sulla cima piu' alta del suo regno, quasi a voler controllare che i suoi sudditi, anche dopo la sua morte, continuassero a comportarsi bene con la natura. Doi Luang significa invece "La Grande Montagna" e Doi Ang Ka "Montagna dello Stagno dei Corvi", dato che vicino alla base della montagna c'era uno stagno dove i corvi si radunavano.

mercoledì 23 febbraio 2011

Foresta tropicale monsonica.

Questo tipo di foresta si trova a nord della foresta pluviale tropicale e la differenzia il fatto che e’ soggetta a cambiamenti annuali nella direzione prevalente dei venti. Si trova quindi in aeree che hanno circa latitudine 15, sia rispetto al Tropico del Cancro che a quello del Capricorno. Coprono non solo la Thailandia, specie il nord, ma anche il Vietnam del sud, il Laos del sud, il Myanmar, il nordest dell'India, il Bangladesh e alcune regioni come il sud della Cina. Tutte queste regioni hanno una caratteristica in comune: sperimentano un clima tropicale monsonico e sono soggette al vento del nord che soffia giu’ dal secco e fresco altopiano del Tibet da ottobre a marzo portando tempo secco e a sua volta il vento del sud soffia dall’Ocenao Indiano da aprile a settembre, stagione dei monsoni, portando tempo umido. Le foreste tropicali tipiche di questa regione sono dominate da alberi decidui e semidecidui di Dipterocarpaceae, Fabaceae, e Verbenaceae. 
Comparate con le foreste tropicali pluviali le foreste monsoniche hanno alberi diversi e piu’ bassi a causa del minor ammontare di piogge, una canopia piu’ bassa e con meno strati, foglie piu’ piccole ma della stessa forma in quanto questo e’ di aiuto a far fluire l’eccesso di acqua nella stagione delle piogge, una minore biomassa plantare, una minor produttivita’ netta e un diametro di crescita degli alberi piu’ basso. Gli alberi decidui perdono le foglie durante la stagione secca in modo da prevenire un uso eccessivo di acqua, inoltre gli alberi hanno radici che vanno in profondita’ a cercare l’acqua che manca in un certo periodo. Anche la quantita’ delle specie degli alberi e’ minore, cio’ per il fatto che qui esiste una stagione secca. I fenomeni riproduttivi sono differenti, nelle foreste tropicali monsoniche fenomeni di infiorescienza avvengono stagionalmente ogni anno. Il sistema di riproduzione e’ differente, anche se occorre dire che non ci sono sufficienti studi su questo per quanto riguarda le foreste monsoniche.
La penisola Indocinese era una volta coperta da foreste tropicali monsoniche ma la maggior patye sono scomparse per il taglio della canopia delle dipterocarpe e degli alberi da teak, cio’ specialmente in Thailandia. Il Laos e’ uno dei pochi paesi dove foreste monsoniche tropicali naturali e secondarie rimangono.
La foresta tropicale monsonica, che copre un terzo del territorio, non e’ un ambiente unico ma una sovrapposizione di ambienti. E’ una formazione vegetale densissima, tipica dei climi tropicali e equatoriali molto umidi, un ambiente che favorisce la comparsa di molteplici forme di vita.
Essa e caratterizzata da varieta’ di alberi decidui, che perdono le foglie nella stagione secca per conservare acqua.
Mentre nelle foreste dei climi temperati gran parte delle sostanze nutritive proviene dal terreno, nei paesi tropicali dove la terra e’ piu’ povera, esse si trovano piu’ in superficie; per questo gli alberi tropicali non radicano oltre gli 8 mt. di profondita’. Radici a pilastro o a trampoli sostengono gli alberi che crescono su terreni troppo molli.
La temperatura costante e l’elevata umidita’ favoriscono la crescita di liane e di altre specie epifite. una foresta monsonica si puo' suddividere nelle seguenti sezioni:
Humus: le piante, gli insetti e i funghi che prosperano a livello del suolo sono la base della catena alimentare. Questi funghi sono quasi microscopici e provocano la decomposizione delle foglie dei rami e quindi la formazione di sostanze nutritive di cui si cibano insetti come le le termiti, le formiche, ecc... che formano colonie e vivono sul pavimento forestale. Questo e’ meno denso che nella foresta tropicale pluviale.
Fino a 5 metri: il sottobosco e’ percorso da predatori come tigri e leopardi a caccia di cibo.
Da 5 a 24 metri sta’ il livello inferiore. Relativamente rado, costituisce un corridoio di passaggio per i binturong, i pangolini e gli zibetti dei palmizi che fanno la spola fra il terreno e la cima degli alberi in cerca di cibo.
Da 24 a 37 metri: la cupola. Il fogliame dei rami, spesso 7 metri che forma la volta della foresta, costituisce l’habitat di una gran varieta’ di animali. Scoiattoli volatili, gibboni e macachi vi trovano in abbondanza frutti, foglie e cortecce. Le foglie della cupola forestale modificano il proprio orientamento per catturare la massima quantita’ possibile di luce solare, la loro forma permette alla pioggia di scivolare e la pellicola oleosa che le ricopre le protegge dalle alghe microscopiche e dai muschi.
Dai 37 ai 49 metri: gli alberi giganti. I giganteschi alberi che emergono dalla cupola forestale danno nospitalita’ a pipistrelli insettivori, rapaci e calao. Fra essi si trovanono liane e piante epifite.
Fra gli animali che vivono o vivevano in quest’ambiente sono da ricordare il tapiro malese, il pangolino, il nicticebo, lo zibetto dei palmizi, il binturong, la pantera nebulosa, l’elefante asiatico e la tigre; fra le scimmie il reso; fra gli uccelli il leiothris lutea e la nettarina scura.
Bisogna osservare la zona a livello del terreno per capire fino a che punto le varie forme vegetali e animali cooperino al ciclo e al riciclo dei vari elementi che, decomponendosi, fertilizzano il suolo. Possono cosi’ svilupparsi nuove piante che a loro volta nutriranno direttamente o indirettamente gli animali della foresta, perpetuandosi in un ciclo naturale iniziato milioni di anni fa e minacciato oggi dalla deforestazione, dalla cultura a debbio e dagli interventi umani.



martedì 22 febbraio 2011

Foresta pluviale.

 
La foresta tropicale pluviale, e’ un bioma caldo e umido che si trova vicino all’equatore e si estende come una cintura attorno alla terra, essa si trova fra 10◦ e 20◦ a nord e sud dell’equatore. Le piu’ grandi foreste di questo tipo si trovano in Sud America e nel Sudest asiatico. Queste foreste ricevono normalmente una media di 203 cm. di pioggia distribuita quasi uniformemente nel corso dell’anno. Il clima e’ abbastanza costante, questo perché le foreste pluviali si tr0vano vicino ai tropici dove il levarsi e il tramonto del sole avvengono alla stessa ora tutto l’anno. La combinazione del calore e dell’umidita’ costanti fanno di questa foresta un ambiente adatto a molte piante ed animali, cosi’ esse contengono la maggiore biodiversita’ al mondo: si calcola che circa 15 milioni di specie fra piante ed animali vivano, al mondo, in questo bioma, piu’ di 400 specie in un ettaro. 
Per quanto riguarda la struttura la canopia e’ superiore ai 30-50 mt. di altezza. Il tronco degli alberi e’ diritto ed ha contorte e forti radici, dato che devono sostenere grossi alberi, queste radici sono superficiali dato che non hanno bisogno di crescere nel terreno per trovare acqua e sali minerali. Il tronco centrale degli e’ fra i 10 e 30 mt. di diametro, la canopia e’ quasi continua e molte piante rampicanti e felci si trovano in questo strato. Gli alberi arrivano a grandi altezze, oltre i 40 metri dato che devono trovare la luce solare. Essi sono sempreverdi e appartengono a un gran numero di specie, fra questi crescono anche molti alberi con legni duri e pregiati come il meranti, il mogano, il seraya, l’ebano e il balsamo. Il sottobosco e’ molto scarno. Le frutta e i fiori sono colorati e profumati per attirare gli agenti di impollinazione. Qui e’ presente l’orchidea, che se non proprio unica a livello di fiori e’ quella di maggior importanza, pianta parassita, trova agio al suo sviluppo sfruttando le risorse degli alberi di maggior altezza.
Il terreno e’ sempre buio e umido, con pochissima luce solare. Dato che l’ambiente tropicale si riferisce ad aree con alte temperature e precipitazioni annuali, senza una stagione secca, viene incoraggiato un alto tasso di crescita nella vegetazione naturale e un’alta decomposizione delle foglie cadute e dei rami, inoltre le foglie sono coriace con le punte ad ago e cio’ permette all’acqua in eccesso di fluire facilmente.
Le caratteristiche di caldo e umidita’ rendono queste foreste un ambiente ideale per per i batteri e altri microrganismi, poiche’ questi organismi rimangono attivi tutto l’anno si decompongono rapidamente i materiali che si trovano sul suolo della foresta. In altri ambienti, come la foresta decidua la decomposizione della lettiera fogliare aggiunge sostanze nutrienti al suolo ma nella foresta tropicale pluviale le piante crescono cosi’ in fretta che si consumano rapidamente le sostanze contenute nel tappeto di foglie decomposto, come risultato la maggior parte delle sostanze nutritive sono contenute negli alberi e in altre piante piuttosto che nel terreno. La maggior parte delle sostanze nutrienti che si trovano al suolo vengono lavate dalle piogge abbondanti che lasciano il terreno fertile e acido.
Molte foreste tropicali pluviali hanno solo due stagioni una umida e una secca, foreste pluviali piu’ lontane dall’equatore possono avere quattro stagioni: due umide e due secche, le foreste vicino all’equatore non hanno stagioni, dato che qui principalmente piove tutto l’anno.
Le foreste pluviali sono molto umide, con un’umidita’ che durante il giorno puo’ arrivare all’80%, durante la notte l’umidita’ continua a stare nella foresta, questo fa si che questo bioma sia caldo sia di giorno che di notte.
Comunque piu’ in alto sono queste foreste piu’ c’e’ una diminuzione di temperature fino ad arrivare che le foreste tropicali di montagna, c’e’ una regola concordata per cui le foreste pluviali che si trovano sopra i 300 mt. di altitudine sono di questo tipo, possono avere temperature che scendono fino 1,7◦C, in questa istanza le temperature in queste montagne possono scendere fino a raggiungere il gelo.
Si puo’ dire che una parte della pioggia che queste foreste ricevono e’ legata a fattori climatici locali ma una parte e’ prodotta dalla foresta stessa. Il caldo fa evaporare le foglie di molte piante creando umidita’, quando questa umidita’ sale dal bosco e si raffredda crea nuvole di pioggia, in questo modo la foresta pluviale e’ responsabile di buona parte dell’umidita’ che riceve.
Infine si puo’ aggiungere che la foresta tropicale pluviale e’ uno dei biomi che riceve piu’ energia solare al mondo, come detto queste foreste si trovano vicino all’equatore e in questa zona i raggi del sole arrivano dritti piu’ che di angolo, come accade in tutte le altre zone.
Le creature piu’ abbondanti che si trovano nella foresta pluviale sono gli insetti, per evitare i predatori molti di questi hanno sviluppato forme di mimetizzazione, alcuni assomigliano a spine, altri a rametti o a foglie o a corteccie. Le farfalle generalmente utilizzano un doppio meccanismo di difesa, col primo fanno in modo di assomigliare a foglie morte e se questo non funziona cambiano metodo, se il predatore si avvicina troppo mettono in rilievo il loro colore fino al punto da farlo brillare, sperando che questo stupisca il predatore e dia il tempo di scappare. Questo sistema e’ utilizzato anche da altri animali e ci sono serpenti velenosi che utilizzano i colori brillanti per avvertire i predatori che sono velenosi se consumati. Anche i colori dei predatori pero’ servono alla mimetizzazione, in modo da arrivare vicino alla preda senza che questa se ne accorga, la pantera nebulosa, ad esempio, ha macchie nere per mimetizzarsi meglio nell’ombra. Comunque anche con questi camuffamenti gli animali non sono sempre sicuri di fuggire ai predatori, inoltre devono fare anche i conti con gli uccelli. Molti animali vivono sulle cime agli alberi: bradipi, orsi, scoiattoli giganti, lemuri, istrici, scimmie, ragni, pangolini, tarsi, gibboni, formichieri, e molti altri. Cio’ e’ dovuto al fatto che nelle foreste pluviali la maggior parte del cibo puo’ essere trovato sugli alberi. Qui si trovano anche le foglie che possono essere commestibili, esse comunque sono fatte di cellulosa e questa sostanza e’ difficile da digerire per alcuni animali, cosi’ alcuni di questi hanno sviluppato nello stomaco composti per digerire la cellulosa. Altri animali, come pipistrelli, colibrì, api e vespe, si nutrono di frutta che qui e’ presente tutto l’anno, i colibri’ comunque mangiano anche insetti per le proteine. I lemuri ed altri animali si cibano della linfa degli alberi, specie quello della gomma, per far questo usano i loro denti aguzzi per staccare la corteccia. Ancora, altri animali trovano cibo a livello del terreno. Predatori piu’ grossi come il giaguaro hanno corpo muscolo, denti aguzzi e mascella forte, che utilizzano per sbranare le loro prede. Scorpioni, ragni e qualche serpente utilizzano il veleno per uccidere. Ci sono poi animali che cibandosi rendono un utile servizio a tutta la foresta dato che cibandosi di rami caduti, foglie e altri rifiuti la ripuliscono in parte, sono questi i lombrichi, le termiti, e i batteri.
Il bioma della foresta pluviale si differenza dagli altri per la quantita’ di vita che possiede: la meta’ degli animali e delle piante di tutto il mondo e questo non basta ogni giorno gli scienziati stanno scoprendo nuove piante e animali in questo ambiente.
Questo tipo di foresta e’ presente in Thailandia solo nel sud del paese, partendo da Chunpon.

La foresta di mangrovie.


La mangrovia e’ una formazione forestale, formata da alberi e arbusti, tipica delle pianure costiere paludose della zona tropicale e subtropicale, che presentano soprattuto caratteristiche di salinita’ ma sono anche zone basse, protette, con terreni fangosi e saturi.
Oltre che in Thailandia si trovano in altre zone del Sudest asiatico, in Australia, nell’Africa occidentale.
Sul suolo melmoso sottoposto al ciclo delle maree e dunque impregnato di sale, crescono paletuvieri muniti di radici aeree. Queste formazioni di grande resistenza, capaci di trattenere i sedimenti portati dai fiumi, si sviluppano rapidamente e un po’ alla volta avanzano in mare. Di questi depositi di sedimenti, ad alto contenuto organico, hanno bisogno per svilupparsi. Piu’ all’interno la vegetazione assume l’aspetto di una foresta fitta e bassa, simile a una macchia. I due insieme formano cosi’ lungo le coste una fascia vegetale continua e compatta che puo’ raggiungere la profondita’ di una ventina di chilometri. Si trovano principalmente in due ambienti gli estuari e le zone costiere aperte, sono quindi l’unione fra due mondi quello terrestre e quello marino e offrono grandi benefici a entrambi.
Anche se sono molte le specie di alberi e arbusti che si adattano a queste condizioni, quindi il bioma non ha bisogno di piante strettamente imparentate fra loro, il numero di specie rispetto a quello della foresta tropicale pluviale e’ minore. E’ a questo insieme di piante differenti che si da’ il nome di mangrovie.
Le specie dominanti sono quelle che hanno radici capaci di respirare e che permettono loro di sopravvivere in un bioma dove si registrano acque. Alcuni alberi hanno radici a puntello in modo da permettere alla pianta di ancorarsi nel terreno fangoso, altri hanno radici aeree che prendono ossigeno direttamente dall’atmosfera.
Alcune piante di queste formazioni sono sorprendentemente resistenti alla salinita’ dell’acqua, esse riescono a resistere in condizioni che presentano fino a due volte la salinita’ del mare, zone in cui il sale e’ diventato concentrato per evaporazione, alcune piante hanno ghiandole speciali per evitare l'accumulo di sale in eccesso, l’eccesso di sale non comprende le radici ma e’ concentrato nelle foglie piu’ vecchie e scaricato quando queste cadono. Dato che non molte piante possono adattarsi alle caratteristiche di salinita’ e carenza di ossigeno, altre piante dello stesso bioma preferisco l’acqua dolce e si estendono verso l’interno. Le quattro principali specie, che sono conosciute come alofite, sono Avicennia, Sonneratia, Rhizophora, Bruguiera. Fra queste piante caratteristiche sono la Rhizophora Mucronata, una specie di politiviere coperto di spine appuntite terminanti in foglioline, quando cadono nel fango le spine mettono radici all’istante e crescono rapidamente dando origine a nuovi alberi, la Rhizophora si riproduce anche secondo la modalita’ piu’ diffusa della germinazione.
L’Amoora Calcullata e lo Xylocarpus sono fra i rari frutti che crescono nelle mangrovie da ricordare anche il frutto della palma nipa che cresce di solito lungo i canali che percorrono le mangrovie, il frutto e’ commestibile. I frutti di questo bioma hanno generalmente forma a tubo e iniziano a germinare quando sono ancora sulla pianta. Quando poi cadono la loro forma appuntita permette loro di ancorarsi al fango e di scendere in profondita’ questo garantisce loro di non essere portate via dal flusso e riflusso delle maree e da il tempo necessario per mettere radici. Queste piante crescono fino a un’altezza che varia dai 2 ai 40 metri. Come nella foresta tropicale e monsonica le foglie hanno generalmente forma a goccia che permettono all'acqua di scorrere via facilmente.
Le paludi costiere sono percorse da canali soggette al flusso e riflusso delle maree. I paletuvieri, caratterizzati da un sistema di radici in parte aeree, crescono fino alla linea della bassa marea; piu’ oltre le loro radici non potrebbero procurarsi l’ossigeno necessario alla sopravvivenza. Superato il limite dell’alta marea il paesaggio assume a poco a poco l’aspetto di giungla tropicale.
Il tipo e la crescita di una foresta di mangrovie e’ condizionato da diversi fattori: il clima, il livello di fluttuazione delle acque, la tolleranza al sale, i nutrienti e l'energia delle onde.
Al contrario le piante non sono per niente resistenti agli sbalzi climatici, vivono infatti in zone in cui la temperatura non e’ mai inferiore ai 19°C, inoltre la loro massima tolleranza e’ di 10◦C, il che significa che non sopportano temperature superiori ai 39◦C. A causa di questo vivono a latitudini comprese fra 32º N e 38º S.
Sono formazioni utilissime in quanto proteggono le regioni tropicali costiere dall’erosione. Il loro massiccio sistema di radici dissipa l’energia del moto ondoso ed e’ quindi una salvaguardia e un aiuto in caso di tsunami e tifoni. Sempre con le radici rallentano l’acqua delle maree catturando i sedimenti dell’oceano durante il ciclo quotidiano. Questo filtraggio svolto dalle foreste di mangrovie svolge un ruolo vitale nel proteggere il letto d’erbe del mare e difende le barriere coralline da danneggiamenti.
L’ecosistema unico che si trova nelle maglie delle intricate radici delle mangrovie offre un ambiente marino unico per gli organismi giovani. In Thailandia molte specie di pesci, commercialmente importanti, possono contare sulle mangrovie come su un vivaio. Nelle acque fangose vivono numerose specie marine sopratutto perioftalmi, granchi e molluschi, ma si possono anche ricordare alghe e ostriche.
Riguardo agli uccelli le mangrovie offrono loro un umido habitat adatto alla creazione del nido o un luogo di sosta, per centinaia di specie, durante le loro migrazioni. Fra gli uccelli che vi abitano si possono ricordare: il nibbio reale, il martin pescatore dal collare, l’airone cenerino, il cormorano maggiore. Altri uccelli che non abitano permanentemente nelle mangrovie ne fanno uso per trovarvi il cibo o altre attivita’.
Fra gli animali che hanno questo ambiente come habitat caratteristico sono da ricordare: il crocodilus porous, detto anche coccodrillo marino, e le scimmie granchivore. Fra i serpenti quello arboricolo nero e oro.
Nel sud della Thailandia le mangrovie coprivano vastissime zone calcaree sommerse, formatesi milioni di anni fa. Nel corso dei millenni le mangrovie sono avanzate o arretrate secondo il livello del mare. Attualmente formazioni di mangrovie si trovano in 23 zone costiere della Thailandia. Queste foreste coprivano nel 1961 368,000 ettari della nazione, nel 2002 gli ettari occupati erano scesi a 240,000.
Le foreste di mangrovie sono attualmente tra gli ambienti più minacciati del mondo e stanno sparendo a un ritmo accelerato e cio’ vale anche per la Thailandia. Diversi ne sono i motivi. L’abbattimento degli alberi e l’aumento degli allevamenti di gamberetti minacciano le mangrovie. Gli allevamenti di gamberetti proliferano nelle regioni costiere della Thailandia e sono considerate la causa principale del danneggiamento dell’ambiente di questa zona. Le foreste di mangrovie sono tagliate e sono dragate per aprire gli allevamenti. Inoltre le parti esposte delle radici di mangrovie sono estremamente sensibili agli intasamenti di petrolio greggio e di altre sostanze inquinanti; rifiuti organici, sali minerali tossici, prodotti chimici organici soffocano le sezioni sott'acqua di mangrovie. Questi veleni si possono anche concentrare nella struttura cellulare delle piante. Inoltre, il carbone e le industrie del legno sono una seria minaccia per le foreste di mangrovie, da non dimenticare e’ il grande boom dell’industria del turismo, che, come ovunque, ha fatto la sua parte.
Per tutto cio’ soffrono le specie locali e gli uccelli migratori, che una volta venivano qui a migliaia, non ritornano. Gli allevamenti sono spesso in parchi protetti e uomini d’affari senza scrupoli pagano uomini politici che permettono la costruzione. Vale poi considerare il fatto che le mangrovie sono un’ottima risorsa per ricavare carbone vegetale e l’uomo ne ha approfittato a piene mani. In tal modo un po’ come avviene per i nostri alberi montani che hanno una preziosa funzione antivalanghe , viene a mancare alle coste una protezione dalle risacche divoratrici del suolo.
Nel 2004 per proteggere queste zone fu varato un piano quinquennale chiamato “Piano di Azione per la gestione delle mangrovie nel Golfo di Thailandia”, aveva lo scopo sia di preservare le foreste di mangrovie sia di permetterne un uso sostenibile rispettando l’ambiente. Dopo lo tsunami del 2003, molte comunita’ locali si sono interessate a una rimboschimento delle foreste di mangrovie come protezione contro eventuali disastri sul tipo di quello che era appena successo. Il Dipartimento della Marina e delle Risorse Costiere studio’ un programma per conservare e riabilitare queste foreste. Quattro stazioni per lo sviluppo delle mangrovie sono state istituite in Trang al fine di sostenere il programma di attivita’ che comprende rimboschimento e manutenzione delle mangrovie, possibilita’ di addestramento per creare nella comunita’ capacita di gestione forestale, costruzioni di relazioni amichevoli fra i membri della comunita’ locale, il governo e le ONG, riduzione della raccolta di legno illegale e delle coltivazione agricole. Questo progetto ha anche istituito una zona di protezione delle mangrovie, dove la raccolta del legno e’ proibita, con l’eccezione di particolari circostanze. La comunita’ coltiva anche piantine nel suo vivaio.

giovedì 3 febbraio 2011

Thailandia: l'ovest.

E’ una regione formata principalmente da colline che si estende lungo il confine confine birmano e che, con le colline del Tennasserim, sembra la continuazione a sud della zona nord occidentale. La geografia della regione, come per il nord e’ caratterizzata da montagne e strette valli fluviali. Essa ospita la maggior parte delle aree forestali della Thailandia meno sfruttate e spogliate dagli uomini, grazie a questo è una zona di grande interesse zoogeografico ed e’ di grande valore per la conservazione dei mammiferi. Le pianure e le piu’ basse colline sono dominate prevalentemente da boschi misti di latifoglie che comprendono anche alcune grosse aree di piccole valli, poco sfruttate lungo il tratto superiore del sistema del fiume Khwae.
Gran parte della zona e’ calda e asciutta, con piogge che possono arrivare a piu’ di 2000 mm, in alcune aree collinari verso il confine birmano.
Acqua e sali minerali sono importanti risorse naturali, rilevante e’ anche l’estrazione di minerali. L’ovest e’ anche sede di molte delle piu’ importanti dighe del paese.
L’ovest comprende le seguenti 5 provincie: Kanchanaburi, Phetchaburi, Prachuap Khiri Khan, Ratchaburi, Tak.


Thailandia: il clima.

La maggior parte della Thailandia e’ caratterizzata da un clima tropicale umido o da un clima secco tipico delle savane, cio’ in base alla classificazione climatica di Koppen, fanno eccezione il sud e l’estrema punta della regione est che hanno clima tropicale monsonico. Normalmente nel paese le temperature vanno da una media annuale di 39◦C per le piu’ alte, a una media annuale di 19◦C per le piu’ basse.
Il paese ha tre stagioni: la secca o calda, quella delle piogge e la stagione fresca. La stagione calda va da marzo a giugno, quella delle piogge da luglio a ottobre, quella fresca da novembre a febbraio. Questa la classificazione piu’ comune che si puo’ normalmente trovare, altre considerano, senza sbagliare, solo due stagioni la secca e calda e quella delle piogge. Il fatto e’ che la Thailandia centrale ha sempre clima caldo, mentre il nord e il nordest godono di una stagione fresca da novembre a febbraio e del clima piu’ caldo in tutti i mesi che precedono la stagione delle piogge.
Durante la stagione secca, la temperatura aumenta drammaticamente nella seconda metà di marzo, fini ad arrivare a ben oltre 40 °C in alcune zone da metà aprile, quando il Sole passa la Zenith. I monsoni di sudovest che arrivano tra maggio e luglio, tranne al Sud, segnano l'arrivo della stagione delle piogge (fon ruedu), che dura in ottobre e le nuvole che coprono il cielo riducono la temperatura ma l'umidità resta alta e questa stagione è  'calda e appiccicosa' . Novembre e dicembre segnano l’inizio della stagione secca e le temperature di notte sulle alture di tanto in tanto può scendere fino ad avere il gelo. Le temperature cominciano a salire a gennaio, e un sole caldo inaridisce il paesaggio. La stagione secca è più breve nel sud a causa della vicinanza del mare.
Salvo eccezioni minori, ogni zona del paese riceve adeguate precipitazioni, ma la durata della stagione delle piogge e la quantità di pioggia varia notevolmente da regione a regione e con l'altitudine. Le piogge monsoniche disorientano nel sud del paese, dove forti piogge sono possibili anche nella stagione secca. Nel nordest il monsone qualche volta arriva in ritardo o non arriva per niente creando significanti problemi economici a un’area in cui l’agricoltura si basa su un suolo piuttosto povero. Il Nord-Est ha una lunga stagione secca, anche se la stagione secca 2007/2008 e’ durata solo da fine novembre fino a metà marzo. Qui i terreni argillosi con il loro colore rosso, laterite, sono poco densi per trattenere bene l'acqua, che limita il potenziale agricolo di molti raccolti, ma è l'ideale per mantenere l'acqua nelle risaie e nei serbatoi dei villaggi locali. ed e’ questo il motivo per cui a Bangkok, Pattaya, Phuket si ritrovano molte persone originarie del nordest in cerca di lavoro. Il ben drenato, sabbioso terreno della pianura alluvionale del Mekong, grazie alle agli straripamenti di questo fiume è molto fertile, adatto a coltivare prodotti agricoli di cui i principali sono i pomodori, coltivati su scala industriale, il tabacco, e ananas .
In un passato non troppo distante alcune aree, sopratutto in Bangkok, erano soggette a alluvioni annuali nella stagione delle piogge. Importanti sistemi di rifiuto della acque hanno quasi del tutto eliminato questo problema, anche se qualche volta, ogni anno, ci sono inondazioni.
Il Nord segue lo stesso andamento del resto della penisola con la differenza che le estati sono assai piu’ calde e gli inverni assai piu’ freddi, non bisogna pero’ pensare che sia il posto piu’ freddo del paese, dato che questo primato appartiene a Loei, nel nordest. All’inizio del monsone di sudovest, da aprile a maggio, che porta l’umidita’ dall’Oceano Indiano, si verificano spesso improvvisi e furiosi temporali, inaspriti da grandine e da venti di una certa pericolosita’. Il periodo di massima piovosita’ e’ settembre, ma in linea di massima l’estate italiana non risulta del tutto inadatta per un viaggio in questa zona. Il clima e’ piu’ fresco e le piogge non durano mai a lungo. Il monsone di nordest porta aria fredda e secca dalla Cina e apre una stagione con identiche caratteristiche. E’ la stagione migliore per visitare il Nord e questo coincide col picco per quanto riguarda feste, festival e celebrazioni. Dicembre e gennaio registrano le piu’ rigide temperature, ma durante il giorno continua a far caldo ed e’ solo alla sera che si avverte l’esigenza di indossare qualcosa di piu’ pesante. Infine il periodo pre-monsonico, quello che va da fine febbraio a maggio, coincide con lo spostamento del sole attraverso l’Equatore e fa salire il termometro a 40/45◦.


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