Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

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sabato 10 settembre 2016

lunedì 18 luglio 2016

Chatchawan Rodklongtan (1974, pittore, thai)

Chatchawan Rodklongtan è nato a Bangkok nel 1974.
Ha terminato gli studi al Rajamangala Institute of Technology, Poh Charng Campus (Pittura) nel 1992 e al Rajamangala Institute of Technology, Master of Arts (Pittura) nel 1994.
Ha esposto le sue opere per la prima volta nel 1992.
Oggi è un artista indipendente che espone regolarmente e ha vinto numerosi premi nazionali. E’ uno dei più affermati giovani artisti professionisti di Thailandia.
Le opere di Chatchawan sono molto dettagliate e accattivanti. Hanno il bagliore di uno splendore celeste, in contrasto con gli sfondi scuri, che di tanto in tanto nascondono un elevato grado di dettaglio artistico che è visibili solo dopo attento esame.

sabato 2 luglio 2016

Thanakorn Chaijinda (1956, artista, pittore, thai)



Thanakorn Chaijinda è nato nel 1956, a Chiang Mai. Sviluppo’ il suo interesse per l'arte durante i primi giorni della sua infanzia, è stato benedetto con grandi capacità che alla fine hanno formato l'artista che è in lui.
Ha concluso gli studi al Rajamangala Institute of Technology, Poh Charng Campus (Pittura) nel 1992 e al Rajamangala Institute of Technology, Master of Arts (Pittura) nel 1994.
Oggi e’ un artista indipendente e come la maggior parte degli artisti sono influenzati dal loro luogo di vita che illustrano nelle loro opere d'arte Thanakorn ama il suo paese così ne disegna la bellezza e le caratteristiche naturali e sociali.  Il tema principale dei suoi acquerelli è la cultura asiatica.
Ciascuno dei dipinti mostra chiaramente come gli sviluppi e le realizzazioni di artisti tailandesi in questo mezzo competitivo.
Attualmente insegna presso acquerello Mae Jo University e Università di Chiang Mai.
Ha espostoin  numerose mostre in tutta la Thailandia e ha vinto diversi premi prestigiosi.

martedì 7 giugno 2016

Thawan Duchanee (27 settembre 1939 - 3 Settembre, 2014; pittore, architetto e scultore; thailandese).

L’artista Thai Thawan Duchanee è stato uno dei più importanti rappresentanti dell’arte tailandese e asiatica nel mondo. E’ stato un pittore contemporaneo thailandese, architetto e scultore di fama internazionale. La sua propensione per i motivi e gli stili asiatici tradizionali e la sua personalità fiammeggiante gli hanno guadagnato popolarità e fama come uno dei protagonisti della scena artistica internazionale.
Thawan Duchanee è nato nella provincia settentrionale di Chiang Rai nel mese di settembre, 1939.

giovedì 14 aprile 2016

Sompop Budtarad (1957 - artista, pittore)

Per una maggiore comprensione degli argomenti trattati  vedi le foto su Pinterest. Questa sezione è attualmente divisa in: 
Sompop Budtarad.
Si aprirà una finestra a parte.
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Sompop Budtarad è nato il 1 gennaio 1957. La ricerca di realizzazione spirituale di Sompop Budtarad e il suo rispetto per la natura sono al centro della sua arte e la vita. Temi spesso esplorati da Sompop nel suo lavoro si riferiscono al ciclo di esistenza, alla conservazione della natura e a altre verità del Buddha Dhamma (filosofia buddista), compresi i cambiamenti, la sofferenza, il distacco e l'illuminazione. "Non considero l'arte solo la cosa più onorevole nella mia vita, ma come una necessità sia per la mente e lo spirito. L'arte è diventata parte del mio essere. Attraverso l'arte provo a esternare i miei pensieri, le emozioni, le esperienze, e placare la mia curiosità. Porto tutto questo di fronte al mondo in molte forme. Il mio istinto si fonde con il tempo e le circostanze che mi circondano ". Nato nelle zone rurali Thailandia nord-orientale, Sompop ha ricordi del paese e della società tradizionale e della cultura buddista lì esistenti quando il tempio era il centro della vita del villaggio. La scuola di Sompop era collegato al tempio, un collegamento iniziale con l'arte del tempio è fu qui forgiato.

domenica 2 marzo 2014

Scuole d'arte in Thailandia: l'indianizzazione.

http://india.evolutiontravel.it/infovacanze/
L’indianizzazione dell’Asia sud orientale e’ constatabile piu’ di quanto non sia spiegabile.
In data sconosciuta, ma sicuramente non oltre il 300 a.C., i Mon  e i Khmer divisi in due tribù, spinti dall'aspansione dell'impero cinese cominciarono le migrazioni. I Khmer, gli antenati dei cambogiani di oggi migrarono lungo il fiume Mekong, i Mons andarono a ovest e si stabilirono in  Thailandia e in Birmania meridionale. Oggi i Mons sono una razza numericamente insignificante, solo mezzo milione di Mons vivono in una piccola area a est del delta dell'Irrawaddy, ma in questo momento erano un'importante civiltà. 

mercoledì 19 settembre 2012

Fonti di ispirazione: Ramayana e Ramakien.

Il Ramakien o Ramakian e’ la piu’ grande opera thailandese nel campo dell’arte e si puo definire il punto di collegamento di tutte le altre arti di qualsiasi tipo. L’opera fu composta dai thai, forse prima del XIII secolo d.C. prendendo spunto dal grande poema epico indiano Ramayana, “La vita di Brahama”, che racconta la storia delle migrazioni del popolo Arayan nella pianura del Gange, conosciuta nelle storie buddhiste come Matayama Pradesh e in indu come Parata Pradesh. Il leader degli Aranyan, Phra Rama, fu il comandante che guido’ le truppe nell’occupazione della regione sud dell’India, occupo’ Ceylon e la citta’ dei Dravidi allo stesso tempo.Esistevano da secoli due gruppi di leggende in India, uno apparteneva al nord dell’India e trovava radici nella tradizione Aryan, il secondo gruppo sono leggende del sud India e apparteva alla tradizione dravidica. Mentre il primo gruppo di leggende riguardava storie di Rama, principe di Ayudhia il secondo conteneva storie di demoni che possedevano poteri soprannaturali.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: storie chakchak wongwong.

Ogni racconto, romanzo o storia prende sempre le basi da qualcosa di reale, in molti casi dalle relazioni che caratterizzano la societa' in cui questa nasce.Se prendiamo in considerazione i racconti del mondo occidentale si vede che molti di questi prendono le basi da un conflitto familiare che si svolge fra matrigna e figliastra o fra padre e figlio. Naturalmente visto che i contesti culturali, occidente oriente, meglio Thailandia, sono differenti ci devono, per forza, essere differenze anche all'interno dei singoli contesti familiari.nei racconti thailandesi normalmente i conflitti nascono fra suocero e genero o fra le diverse mogli.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: Mekhala e Ramasura.

A parte tutto quanto visto sopra, specie le storie di certe celesti creature prese dalla letteratura Induista e sanscrita, si vedono spesso nei templi buddhisti dipinti di Mekhala e Ramasura. Questi due nomi sono sanscriti ma la storia di Mekhala e Ramasura non si trova nella letteratura sanscrita.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: racconti, miti, spiriti, folclore.

Altre fonti che hanno influito sulle arti, e non solamente sulla letteratura, sono racconti, miti, storie di spiriti che sono collegate al folclore.Una suddivisione dei racconti potrebbe essere la seguente:
1) Storie chakchak wongwong sono quelle storie che riguardano le avventure di un eroe in una terra immaginaria. Si possonop paragonare a per trovare un parallelo nel mondo occidentale all’Odissea, a alle avventure di Peter Pan, ai viaggi di Gulliver, ecc… Rientrano in questo gruppo le storie di Khun Chang e Khun Phaen, il Phra Low, l’Inao, il Phra Aphaimani, il Sangthong, ecc…

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: divinita' induiste.

La parola indu' per indicare l’insieme delle differenti credenze religiose e’ storicamente abbastanza recente e risale al periodo in cui l’India era colonia Britannica. In precedenza con questo termine, che e’ di origine persiana, si faceva riferimento alle popolazioni che abitavano dall’altra parte del fiume Indo, l’Iinduismo e’ comunque una delle piu’ antiche religioni al mondo. Conta piu’ di 900 milioni di fedeli ed e’ la terza piu’ diffusa dopo la Cristiana e l’Islamica. E’ una religione enoteista il che significa una forma di culto intermedia fra monoteisamo e politeismo: viene venerata in modo particolare una singola divinita’ permettendo pero’ l’esistenza di altri dei di grado inferiore accanto ad essa. In altre parole tutte le diverse divinita’ induiste sono considerate diverse forme del Dio Supremo o Bhraman che questi adotta per essere piu’ comprensibile all’uomo.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: paradiso e inferno.

Le nozioni di paradiso e inferno rappresentano il tentative religioso di fare in modo che gli uomini compiano buone azioni. Le azioni umane saranno premiate o punite dopo la morte. Una persona buona andra’ in paradiso dove stabilira’ la sua dimora accudito da creature celesti mentre d’altro lato una persona che ha peccato andra’ all’inferno e qui soffrira’, sotto la sorveglianza di un Yamapala la sua punizione e la sua pena in accordo con la natura dei suoi peccati. Cio’ che influenzera’ sopratutto questa destinazione e’ l’otteniento dei meriti, in thai Tham Boon. Il concetto di merito ha un grande significato e una larga diffusione nella cultura thai il concetto di merito e’ spesso analogo anche se non si identifica con un karma positivo. Il bilancio fra queste azioni e il male compiuto stabilisce il premio o la punizione. Paradiso.Il paradiso e’ il posto per quelli che si sono comportati bene durante la vita terrene.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: : cosmologia buddhista.

Molta della cosmologia thai e’ derivata dal buddismo sia da quello Theravada che Mahayana e si trova principalmente nei commentari e nei lavori di Abhidharma come prodotto finale di un’analisi di riconciliazione dei commenti che si trovano nelle sutra e nelle vinaya di tradizione buddista. Nessuna singola sutra espone l’intera struttura dell’universo. Tuttavia in diverse sutra il Buddha descrive altri mondi e lo stato delle creature che li abitano, in altre descrive le origini e la struttura dell’universo. La sintesi di questi dati in un sistema unico e comprensivo deve essere avvenuta molto presto nella storia del buddismo. In Thailandia il piu’ importante lavoro letterario che rende popolari le nozioni su questo universo e’ il Traibhumi Phra Ruang o Thebumikatha composto nel Periodo di Sukhothai da re Maha Dhammaraja I o Phya Li Thai (R. 1347-1368 circa), come preghiera alla madre. E’ scritto all’inizio del libo che le informazioni sono state prese da piu’ di 30 differenti fonti letterarie. Il Thebumikatha fu la prima scrittura buddista scritta in Thailandia ed ebbe una grande influenza sulla letteratura successiva.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: le storie Jataka.

Le storie jataka sono storie delle precedenti vite del Buddha che rappresentano un enorme corpo di folcore e mitica letteratura. La parola, in particolare si riferisce alle scritture buddhiste e piu’ in particolare a un libro del canone pali delle scritture del buddhismo Therava che comprende la Sutta Pitaka e la Khuddaka Nikaya. Versioni alternative di queste storie possono trovarsi in un’altro libro del canone pali il Cariyapitaka e in altri libri del canone.

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia: la vita del Buddha.

Per la vita del Buddhha si rimanda alla parte che tratta questa nel capitolo dedicato alla religione.
Numerosi eventi della vita del Buddha sono rappresentati nei templi di Bangkok e in quelli sparsi in tutta la Thailandia, per menzionarne alcuni:
- Dipinti in cui si vede un Maha Rishi, grande saggio o eremita, rendere omaggio al neonato principe Siddhatha dopo che ha notato che l’infante ha tutti tratti e le caratteristiche del Grande Uno (Maha Purissa).

Fonti di ispirazione dell'arte in Thailandia.

Viaggiando in Thailandia si possono vedere diversi lavori d’arte che variano da piccole pitture decorative su panelli dei templi e finestre a larghi dipinti murali, bassorilievi e altorilievi su finestre, pareti, sottotetti o alla base degli edfici. In alcuni luoghi si possono anche vedere fini lavori di intarsio in madreperla, fatti con grade abilita’, come quelli sulla porta di wat Ratchabophit o sul mondop dell’Impronta del Piede di Buddha a Saraburi .

giovedì 22 dicembre 2011

I sala thai, simbolo architettonico della Thailandia.

Wikipedia.
La parola sala deriva dal Pali, l'antica lingua del buddhismo Theravada, significa padiglione. Tradizionalmente un sala e' edificio aperto ai quattro lati con un tetto a piu' livelli e una sfera, prasat, sulla cima. Piu' di qualsiasi altro edificio il sala e' il simbolo architettonico della Thailandia, comune in tutto il paese. Molti cortili dei templi hanno questi edifici per riparo e rappresenta un luogo dove le persone possono meditare, mangiare, riposarsi e leggere. Una sala situato in un tempio è chiamato salawat. Alcuni templi sono sala di grandi dimensioni in cui i laici possono ascoltare sermoni o avere insegnamenti religiosi, questi edifici sono chiamati sala kan parian, il padiglione dove i monaci imparano per l'esame di Paros. Una persona che costruisce una sala in un tempio o in un luogo pubblico guadagna meriti religiosi.

In Thailandia, i sala hanno molti scopi diversi, nelle zone rurali, i viaggiatori possono usarli per riposare e riflettere, questi sono chiamati sala asai; quelli che si trovano per strada ad esempio alle fermate degli autobus e possono essere utilizzati nell'attesa vengono chiamati sala rim thanon. Se si trovano sulla sponda di un fiume o di un canale o presso un approdo per imbarcazioni prendono il nome di sala tha nam, "padiglioni d'acqua".

Uno dei sala thai piu' conosciuti e' quello che si trova nel palazzo d'estate a Bang Pa-In, in provincia di Ayutthaya, e' chiamato Aisawan Thippa ed e' uno dei migliori esempi di architettura di questo tipo.



giovedì 5 maggio 2011

Il teatro.

Il limite di separazione fra danza e rappresentazione teatrale praticamente non esiste. La danza e’, per allestimento scenografico, moduli e modelli interpretativi di fatto anche teatro. Si potrebbe quindi parlare di teatro danzato.
Una forma invece puramente teatrale, anche se non manca l’orchestra di accompagnamento, a impronta veramente popolare e’ il likay, derivato dal lakhon.
Tre vittime illustri del tempo moderno sono il teatro delle ombre, il teatro deri burattini e l’opera cinese.
Una volta molto popolari, facili da incontrare, in ogni angolo o quasi del paese, sono oggi mantenuti stancamente in vita da alcune compagnie. Assistere a una di queste performance e’ ormai solo un colpo di fortuna.

Il likay.
Questo tipo di spettacolo folcloristico puo’ essere fatto risalire alle rappresentazioni diker della Malesia.
Gli attori improvvisano liriche, dialoghi e movimenti delle mani. Incorpora musica classica e popolare, commedia rosa, melodramma e metafore sessuali, spesso e’ usato come satira politica o commentario di fatti sociali. I costumi sono normalmente molto colorati a imitazione di quelli regali o della ricca classe superiore. Molti dei personaggi maschili indossano calzini bianchi che arrivano al ginocchio. Una caratteristica unica del likay e’ il preludio, o ork-kaeng, in cui un annunciatore vestito in malese rende tributo ai propri maestri e da’ un sunto della storia.
Viene messo in scena nei centri urbani minori e lo si incontra molto spesso nei mercati notturni e nelle feste dei monasteri. Gli attori recitano in prosa e poesia sulla traccia di un canovaccio, superato pero’ dalle improvvisazioni: sale e pepe dello spettacolo. Sono queste improvvisazioni a scatenare l’ilarita’ del publico. Trattandosi di vicende che narrano amori e intrighi, mia yai e mia noi, moglie maggiore e moglie minore o sposa e amante, e’ facile desumere che volentieri gli artisti si lasciano a battute pesanti, piene di doppi sensi e di allusioni. Gli stranieri, anche quelli che parlano un fluente thai sono spesso lasciati indietro a causa del linguaggio altamente idiomatico.
La prima rappresentazione nella Thailandia centrale avvenne quando un gruppo di thai mussulmani rappresento’ il likay per Rama V, durante le commemorazioni per i funerali della regina Sunantha, che si tenevano in Bangkok.
Nei secoli il likay e' rimasto altamente popolare ed e’ stato adattato benissimo per la televione dove ha creato un nuovo genere il likay sitcom.
Una particolare forma di likay si trova a sud ed e’ basata sul folclore indiano, prende il nome di manhora. E’ largamenmte basato su una stora Jataka indiana vecchia di 2000 anni fa, dove il principe Sunthon e’ in cerca della rapita Manhora, una principessa meta’ donna, meta’ uccello. La storia e’ raccontata in comica prosa rimata.
La grande opera occidentale e i musical sono qualche volta categorizzati come likay farang.

Teatro delle ombre o nang.
Il teatro delle ombre si diffuse nel Sudest asioatico circa 500 anni fa, introdotto da commercianti dal Medio Oriente. Attraverso la Malesia si diffuse in Thailandia, dove fu modificato per soddisfare leggende a tradizioni thai. Durante il periodo di Ayutthaya il teatro delle ombre fu un’importante forma di divertimento per la corte. Le rappresentazioni iniziavano col calar della notte e duravano fino all’alba, quando le forme delle marionette non poteva piu’ essere vista attraverso lo schermo. Oggi rari spettacoli avvengono principalmente nelle provincie del sud” Nakhon Si Thammarat, Songkhla e Pattalung. Gli spettacoli si tengono per lo piu’ per gruppi organizzati o per la visita di importanti dignitari da Bangkok. Diversi maestri possono partecipare a un singolo spettacolo.
Ci sono due tipi di nang: nang yai e nang talung.
Il nang yai e’ rappresentato solo in importanti occasioni ed e’ simile al Wayang Kulit indonesiano. Purtroppo questa forma di spettacolo risente della carenza di maestri e le spese per la costruzione delle sagome sono molto alte. Caratteri singoli o di gruppo sono scolpiti su un largo pezzo di pelle di bufalo o di pelle di mucca traforati e manovrati per mezzo di bastoni dietro a uno schrermo retroilluminato. A volte i sostegni per le mani possono essere in corna di bufalo. Queste sculture sono tenute sollevate per mezzo di due bastoni in legno, tenuti nelle mani del maestro di nang, che muove le ombre dei caratteri a ritmo di canzoni, dialoghi e testo narrato. Le scene erano rese estremamente vive e coinvolgenti dalla straordinaria abilita’ con cui i burrattinai muovevano le figure, creavano sfondi di paesaggi, riuscivano a ricreare scene di battaglie e epici scontri fra il Bene e il Male. Effetti drammatici erano ottenuti varando la distanza delle sagome dallo schermo. Tutti i maestri sono maschi. Essi muovono le ombre sia dietro che di fronte uno schermo di stoffa bianco. Questo tipo di burattini si trovano ancora in Thailandia ma sono normalmente vendute come decorazioni per interni piuttosto che per rappresentare spettacoli. Il costo di una marionetta ben lavorata e’ intorno ai 5,000 baht. Spettacoli di nang yai possono essere visti a Wat Khanon in Amphoe Potharam, provincia di Ratchaburi, dove il maestro di nang yai Khru Kalat tramanda l’arte a uomini piu’ giovani. Rappresentazioni avvemgono al sabato alle 11:00.
Nang talung, come il nang yai ha rappresento per molto tempo come maggior forma di intrattenimento nel sud. Quest’arte si crede sia stata portata dall’Indonesia e dalla dalla Malesia. In confronto a quelli del nang yai i caratteri del nang talung sono molto piu’ piccoli, ma cio’ ne permette una maggiore manovrabilita’, tanto che sono forniti di giunture articolate, simili al wayang kulit dell’Indonesia. Il maestro che muove le ombre siede dietro uno schermo di stoffa bianca. Egli canta e parla per tutti i personaggi e li muove artisticamente all’intorno. Le storie rappresentate riguardano drammi classici e popolari, principalmente il Ramkien e il Phra Aphaimani. Rappresentazioni possono essere viste in occasione di feste nei templi del sud, principalmente in Songkhla e Nakhon Si Thammarat.
Una interessante caratteristica di queste rappresentazioni, a parte il fatto che lo spettacolo va dalla sera fino all’alba, e’ che il diaslogo dei re e’ spesso parlato in sanscrito, che nessuno capisce, ma i caratteri ordinari usano colloquiare in thai e spesso facendo allusioni a situazioni locali o politiche.

Teatro dei burattini.
Il lakhon lek era suddiviso in tre tipi di spettacolo:
Hoon luang, letteralmente “marionette reali”, era un tipo di spettacolo per la corte e non e’ piu’ rappresentato. Usava marionette alte 90 cm., fatte di carta koi e filo. Queste marionette erano vestite con elaborati costumi simili a quelli usati nel khon. I maestri burrattinai usavano sostegni per muovere le mani, le braccia e le gambe delle marionette e in alcuni casi arrivavano a muovere anche dita e occhi. Per ogni burattino erano richiesti da due a tre maestri. I temi rappresentati erano ripresi da storie fantastiche thai dal Phra Aphaimani e qualche volta dal Ramakien. Al Museo Nazionale di Bangkok c’e’ una piccola collezione di questi burattini, ce ne sono anche in molte altre collezioni private,
Hoon lek, richiedeva mationette piu’ piccole, alte 30 cm. e era sempre uno spettacolo per la corte. Un solo maestro e’ richiesto per muovere una marionetta in questa forma di spettacolo.
Hoon krabok era un’altra forma di teatro dei burattini che usava figure tri-dimensionali assimilabile all’analogo Wayang Golem indonesiano. In questo caso le marionette erano alte 30 centimetr, artisticamente scolpite in legno, visibili dalla vita in su. Le marionette, intagliate e vestite con rara eleganza, sono diventate purtroppo oggetto da antiquariato e merce da souvenir di lusso. Qualche hotel, in occasioni speciali, offre spettacoli di hoon krabok. Ma la genuinita’ del contesto, la partecipazione popolare si trasformano anno dopo anno in ricordi sempre piu’ evanescenti. Il luogo dove assistere a un vero spettacolo e’ il Natayasala del Joe Louis Puppet Theatre in Bangkok.

L'opera cinese.
Chiamata anche ngiew. Quasi scomparsa dalle scene e’ tuttavia possibile venga rappresentata ogni tanto nella Chinatown di Bangkok, nei mercati notturni o nel corso dei funerali. 

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Il lakhon.

Per motivi di omogeneita’ abbiamo posto a questo punto il lakhon, e’ evidente che una parte di queste pagine appartiene al teatro.
Originariamente il lakhon fu una forma di dramma danzato che usava una gran varieta’ di movimenti delle braccia e delle mani, accompagnato da musica e canzoni. Questa forma di danze e’ rimasta famosa per i costumi dorati e la profusione di elementi decorativi, che eccedono grandemente quelle di altre rappresentazioni artistiche thai. Il suo uso di canzoni e dialogo lo rendeva piu’ facile del khon che ha una struttura controllata e in contrasto con la rappresentazione muscolare del khon il lakhon fa un uso piu’ importante e subdolo della parte superiore del corpo femminile. Era, infatti, rappresentato esclusivamente da donne, che impiegavano occhiate e gesti delle mani per indicare sentimenti e lo sviluppo della storia. Le sue origini risalgono al periodo di Ayutthaya. In un primo tempo c’erano solo tre tipi di lakhon: lakhon-chatree, lakhon-nok, lakhon-nai. Influenze occidentali introdotte in Thailandia durante il primo periodo di Bangkok si aggiunsero 4 ulteriori tipi di lakhon: lakhon-dukdamban, lakhon-phanthang, lakhon-sepha e lakhon-phud.
Lakhon-chatree e’ la piu’ antica forma di spettacolo folcloristico rappresentata come parte delle celebrazioni in tutti i tipi di feste e cerimonie religiose. Gli artisti cantano e ballano accompagnati da una tipica orchestra tradizionale. Le donne recentemente si sono unite alle troupe per i ruoli femminili, prima interpretati da uomini. Lo scopo principale del lakhon-chatree e’ servire da intrattenimenton per persone ordinarie cosi’ le trame sono semplici e lo sviluppo abbastenza veloce. Questa forma di spettacolo sembra correlato alla nora del sud. Al presente e’ usualmente rappresentato come tributo a un santo santuario quando una persona ha ottenuto una grazia, e’ facile vederlo all’Erawan Shrine in Bangkok.
Lakhon-nok, letteralmente significa spettacolo per il gruppo esterno. E’ un’altra forma di spettacolo folcloristico per intrattenere le persone al di fuori della corte reale. I movimenti delle braccia e delle mani sono semplici e facili da capire, lo scopo e’ dare agli spettatori del divertimento. La trama e’ usualmente presa dal folclore familiare. Canzoni e dialoghi sono improvvisati dagli artisti e sono frequenti i giochi di buon umore.
Lakhon-nai, letteramente significa spettacolo per il gruppo interno, questo tipo di spettacolo ebbe origine alla corte regale di Ayutthaya per intrattenere il re, la famiglia regale e i nobili. E’ senza ombra di dubbio la piu’ artistica e classica di queste rappresentazioni artistiche. Tutti gli aspetti del lakhon-nai sia per quanto riguarda i movimenti di danza, l’orchestra, le liriche, i testi e le canzoni sono della piu’ fine qualita’. Gli artisti sono tutte donne. E’ comunque meno formale del khon, i caratteri umani non indossano maschere, i caratteri degli dei qualche volta lo fanno. I costumi sono simili a quelli del khon ma i movimenti sono piu’ fluidi e meno stilizzati. Le espressioni sono centrate sulle braccia e principalmente sulle mani, che indossano estensioni curve e allungate. Le mani esprimono reminescenze dei mudra, gesti che simbolizzano una specifica azione o potere. Le storie che vengono rappresentate sono: il Ramakien, le storie jataka, l’Unnarut, l’I-nao, il Dalang. La trama non e’ la parte principale. Il publico e’ intrattenuto dall’estetica qualita’ dei movimenti di danza, delle canzoni e della musica.
Lakhon-dukdamban, fu influenzato dall’opera occidentale ritenendo pero’ tutti i movumenti tradizionali della danza thai. Gli artisti danzano, cantano e parlano per rappresentare la loro parte. Il palcoscenico diventa piu’ importante, la musica tende a essere di tipo soffice.
Lakhon-panthang letteralmente significa spettacolo ibrido. La sua unicita’ consiste nel fatto che contiene movimenti di danza, canzoni e musica di varie origini straniere e offrendo in tal modo un nuovo tipo di spettacolo. Le storie usualmentenon sono thailandesi, la piu’ popolare e' il Rajathirat, un’epica di re e cavalieri birmani e mon.
Lakhon-rong, letteralmente significa spettacolo cantato, come il nome suggerisce e’ una forma di musical. Non ci sono costumi complicati i movimenti sono semplici, usati per accompagnare dialoghi e canzoni. Le trame sono spesso prese dalle vite di gente comune e da eventi correnti.
Lakhon-phud, letteralmente significa spettacolo parlato, e’ l’adattazione delle commedie occidentali, in cui il dialogo e’ il maggior componente. Oltre che al Patravadi Theatre in Bangkok queste rappresentazioni sono tenute parte in universita’, diverse delle quali hanno dipartimenti teatrali. A parte queste vengono rappresentate in grossi edifici di compagnie di assicurazione o banche che hanno un ingresso o un salone sufficientemente grande per ospitare la rappresentazione, in piu’ in teatri che sono pero’ molto cari da affittare a causa dei costi dell’aria condizionata, ci sono inoltre pochi veri teatri come quello dell’American Alumni Association Language School (AUA), dell’Alleance Française, del British Council, e il Goethe Institut. Certi grandi alberghi hanno anche una sala dove si tengono concerti e rappresentazioni teatrali.
Alcuni piccoli gruppi si danno anche da fare per rappresentare lavori occidentali tradotti in thai, alcuni mofificati e resi consoni al modo di pensare e alla cultura thai. Questi lavori molto spesso richiamano poco publico, questo in parte a causa del prezzo del biglietto e in parte perche’ gli attori, anche se appaiono in TV, non richiamano publico. Ma mettete un romantico attore televisivo nel cast e otterrete il pieno. Un lavoro serio o un tragico dramma richiamano solo conoscitori.
Ulteriori distinzioni possono farsi comprendendo nella classificazione il lakhon-phleng, che e’ lo spettacolo musicale che comprende l’opera, e il lakhon ti-vi o spettacolo televisivo.


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Il khon.

La danza come espressione della creativita’ popolare e’ molto limitata e piu’ che altro semplifica, vivacizza, anche nei ritmi gli schemi classici oppure attinge da tradizioni esterne, come ad esempio della danza coi bambu’ che, in versione molto simile, si ritrova nel nord dell’isola filippina di Luzon.
La danza classica thailandese e’ rappresentata dal kon, un dramma mascherato di estrema bellezza ritualistica, derivato dalle danze nei templi indiani, attraverso la corte di Angkor. Si crede che abbia avuto origini nel sud del paese, in Nakhon Si Tammarat, che ebbe i primi contatti con la cultura indiana, e da li si sia diffuso in Cambogia. Nessuna prova rimane di come avvenivano queste rappresentazioni in Sukhothai ma in Ayutthaya il dramma mascherato era certamente un rappresentato nelle sale e nelle corti del palazzo, alla luce delle torce e senza scenario.
Il khon e’ quindi lo spettacolo artistico rappresentato per la corte reale, durante cerimonie regali. Era allora rappresentato da migliaia di ballerini, solo i ballerini che componevano la corte di Ravana, il personaggio terribile del Ramakien, il re dei demoni, erano un centinaio, ognuno con una distinta maschera. Oggi qualcosa del genere e’ impossibile da rappresentare, visto quali sarebbero le spese, il numero di ballerini e’ stato quindi ridotto. La storia riguarda un viaggio epico, si potrebbe paragonare all’Odissea di Omero o al mito di Giassone e gli Argonauti.
E’ un misto di ballo in musica, canzoni e testo recitato, il tutto accompagnato da orchestra e coro. I movimenti sono piu’ per i piedi che per le mani e ogni gesto e ogni passo della danza ha un distinto significato. Chi non conosce tutti i significati che determinano una certa postura dei danzatori e delle danzatrici , gli sguardi, l’atteggiamento delle mani e delle braccia e sopratutto il senso della narrazione difficilmente riesce a seguire a lungo gli spettacoli senza annoiarsi. Anche i tempi dell’orchestra, con la loro lentezza, la loro scansione ripetitiva contribuiscono a rendere ostica la materia coregrafica per il comune spettatore. Il quale, una volta esaurito l’entusiasmo per la bellezza dei costumi , la grazia delle ballerine e la loro abilita’ nel contorcere occhi, dita delle mani e piedi, comincera’ inevitabilmente a distrarsi. Nel’intera rappresentazione del Ramajien, in 138 episodi e con piu’ di 111 personaggi principali aveva una durata di 720 ore, come dire 30 binteri giorni, senza interruzione, anche per le versioni piu’ corte occorrevano almeno 20 ore che venivano suddivise in due lunghe notti. La complessita’ e la lunghezza divennero troppo per gli spettatori moderni.
I veri spettacoli di khon sono raramente rappresentati al giorno d’oggi. Nonostante questo vi puo’ capitare di essere invitati da amici a godervi una rappresntazione di khon. Se questo accade i luoghi tradizionali per queste rappresentazioni sono il Teatro Nazionale, il Chalerm Krung Royal Theatre e certi ristoranti. Cio’ che si puo’ vedere nei ristoranti non e’ una reale produzione del dramma danzato e mascherato del teatro thailandese ma ne puo’ dare una seppur pallida idea. Un buon posto per un approccio piu’ leggero e’ il tempio di Lak Muang, a Bangkok, dove vengono rappresentate danze offerte per grazia ricevuta. Qui si puo’ intervallare alla danza lo spettacolo offerto dai fedeli in preghiera, delle bancarelle, del via vai della gente, qui il tutto diventa avvincente. In tutti i casi se vi riesce di essere spettatore di una rappresentazione di khon, ricordate che come molti farang all’opera non sarete capaci di seguire tutti i dialoghi che sono cantati e salmodiati in arcaico, troppo formale e poetico thai, ma in fondo ci si puo’ sempre informare prima su cio’ che accade sul palcoscenico.
Ci sono quattro principali gruppi di caratteri: uomini, donne, demoni e scimmie. I demoni e le scimmie indossano maschere che coprono testa e faccia. Solo per dare un sunto delle maschere principali quella di Phra Ram era normalmente dipinta di verde profondo, aveva un sorriso a significare la sua benevolente natura e indossava una corona d’oro a tre livelli. La maschera di Tosakan a causa della sua natura malvagia era demoniaca, con miniature di facce di demoni sulla corona. Hanuma che era il personaggio piu’ amato dal publico e veniva considerata la parte piu’ importante dagli attori a causa delle sue performaces acrobatiche aveva una maschera bianca e decorazioni in linea con la descrizione di avere diamanti come capelli e cristalli come denti. Altra maschera importante era quella del Rusi, termine derivato da sanscrito rishi, che significa santo uomo. Aveva una maschera d’oro con caratteristiche piu’ umane di tutte le altre maschere. Si credeva che questa maschera avesse particolari poteri, a causa di questo quando veniva usata negli spettacoli era tenuta da parte e venerata e benedetta prima di essere usata.
Data la fatica dei movimenti della danza e l’atleticita’ necessaria gli attori del khon erano per lo piu’ uomini, che interpretavano anche i personaggi femminili. La complessa narrativa fu aiutata da un set di maschere che identificava ciascun carattere. Esse rendevano difficile per gli attori parlare cosi’ un coro vocale provvedeva la narrativa. Queste maschere, khon in thai, erano di grande importanza per identificare ciascun carattere e divennero in per se stesse una forma d’arte. Maestri artigiani ne erano responsabili, la loro forma e stile erano decretate sia in antichi manoscritti che tramandate per tradizione orale da maestro ad apprendista. Le maschere erano fatte di carta mache’ posta su un modello di terracotta. La carta si otteneva usando la sottile corteccia di un albero nativo chiamato khoi, che era tagliata a striscie, immersa in acqua e quindi battuta con un martello con una grande testa in legno per separarne le fibre. La carta khoi era poi pressata foglio dopo foglio sul modello, usando farina di riso come colla. Erano necessari corca 15 fogli e quando la carta si era seccata la maschera veniva rimossa dal modello facendo due grandi incisioni da ciascun lato e le due parti venivano raschiate via. Esse erano poi ricombinate con piu’ carta per coprire le incisioni. I dettagli erano aggiunti con lacca che era scaldata fino a che poteva essere laborata in corde che erano pressate all’interno della maschera a formare spigoli e con ornamenti di pelle di mucca e madreperla. Pittura e copertura con foglie d’oro terminavano l’opera.
I costumi che accompagnavano queste maschere erano altamente ornati, simili agli abiti dei re e delle creature divine come apparivano nei dipinti murali. Anche il colore di questi vestiti serviva a identificare il personaggio, rispettando quanto a estetica il colore delle maschere.
Altra variante e’ il lakhon che per quanto riguarda la danza si divide in tre categorie: lakhon-chatree interpretato originariamente da tutti uomini, lakhon nai, dove tutte le parti venivano interpretate da donne, e lakhon-nok, di nuovo tutti uomini. In entrambi i casi conviene lasciar perdere il filo del racconto e seguire solo il lato estetico. I luogo migliori per seguire queste forme di spetacolo sono le rappresentazioni che avvengono fra le rovine dei grandi templi khmer come Angkor o Phimai. In questi casi il lato estetico accresce la sua importanza, non c’e’ pericolo ndi annoiarsi. L’emozione e’ garantita.

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