L'oro non si trova in abbondanza in Thailandia. Poche miniere sparse in localita' differenti producono piccole quantita' del prezioso metallo non certamente sufficienti a spiegare la ricchezza di oggetti d'oro che sono stati scoperti, in modo particolare in Ayutthaya. Probabilmente gli incassi provenienti dall'agricoltura o dal commercio e i bottini di guerra ne procurarono la maggior parte.
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Ovunque
andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non
si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le
vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo
(Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).
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lunedì 10 dicembre 2012
martedì 20 novembre 2012
Manoscritti su foglie di palma e manoscritti khoi.
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| Dong Hung Temple. |
giovedì 9 febbraio 2012
Chiang Mai, la Rosa del Nord.
"All'ombra del monte Doi Suthep, benedetta con costumi e tradizioni rigurdanti il riso, fiori selvatici, magnifico Nakhon Phing".
Thailandia - Chiang Mai – Ti amo - Parte 01 by Willi Etges
La "Rosa del Nord" thailandese è un paese dalle meraviglie culturali e naturali con varie diversità etniche, una moltitudine di attrattive grandi tradizioni di accoglienza e ospitalità.
Vedi anche:
(Tutti i video e le foto che
illustrano questo post.sono di proprietà di Willi Etges e sono coperti da copyright.)
● Album fotografico: “Chiang Mai”. di Tiziano Matteucci.
● Album fotografico: “Chiang Mai”. di Tiziano Matteucci.
● Album fotografico: "Chiang Mai" su Pinterest.
● Mappa: "Chiang Mai Tourist Map" by TAT (Tourism Authority of Thailand)
● Mappa: "Chiang Mai City Map" by TAT (Tourism Authority of Thailand)
● Mappa: "Chiang Mai Tourist Map" by TAT (Tourism Authority of Thailand)
● Mappa: "Chiang Mai City Map" by TAT (Tourism Authority of Thailand)
● Facebook: "Chiang Mai"
La "Rosa del Nord" thailandese è un paese dalle meraviglie culturali e naturali con varie diversità etniche, una moltitudine di attrattive grandi tradizioni di accoglienza e ospitalità.
Chiang Mai è uno dei pochi luoghi in Thailandia dove è possibile vedere sia il lato storico che quello moderno della cultura thailandese, chedi secolari coesistono accanto a centri commerciali e a boutique hotel. Questa dicotomia si apprezza di piu' all'interno dei fossati che circondato la citta' antica, la zona che conserva gran parte delle mura fortificate e le quattro porte principali che un tempo proteggevano la città e fornivano l'accesso alla capitale del Lanna.
Chiang Mai significa letteralmente "città nuova" e ha mantenuto il nome, nonostante abbia festeggiato il suo 700° anniversario nel 1996. Prima della fondazione della citta' re Anawrahta di Pagan, ai giorni nostri Bagan, governava la zona in cui sarebbe stata successivamente fondata Chiang Mai, era l'XI secolo e i birmani avrebbero governato la zona per circa 200 anni. Re Meng Rai il Grande, Pho Khun Mengrai Maharat, fondò la città, dandole il nome di Nopburi Si Nakhon Ping Chang Mai, come capitale del regno Lanna il giovedi, 12 Aprile 1296 circa lo stesso periodo in cui fu fondato il regno di Sukhothai. Queste due citta' ebbero una storia condivisa fin dall’inizio furono le prime due nel Sudest asiatico a liberarsi dal dominio dei Mon e dei Khmer e a entrare in un nuovo periodo di citta' dominate dai thai. Meng Rai proveniva dal principato di Ngoe Yan sulle rive del fiume Mekong, oggi Chiang Saen, egli prima conquisto’ il regno Mon di Hariphunchai, l'odierna Lamphun, poi fondo' la nuova citta'. Tracce degli originali bastioni in terra risalenti a questo periodo possono essere visti oggi in Kamphaeng Din Road. Re Meng Rai consulto' anche i suoi amici, il re Ramkhamhaeng di Sukhothai e il Re Ngam Muang di Phayao prima di scegliere il luogo in cui doveva essere fondata la capitale del Regno Lanna. Essi scelsero la fertile pianura che si trova fra la montagna Doi Inthanon e le sponde del fiume Ping. La zona si trovava anche fra la Birmania e le aree di influenza siamese e cosi’ la citta’ fu distrutta piu’ volte. Le cadenti mura della citta’, costruite in mattoni rossi sono oggi le mute testimoni di questo passato.
sabato 18 giugno 2011
Pittura su lacca dorata.
La pittura su lacca dorata e’ una tecnica di pittura specializzata utilizzata per ornare edifici, mobili e utensili. E’ facilmente riconoscibile dall’apparenza di un disegno in oro su uno sfondo piatto nero o rosso. Questi disegni si trovano sui pannelli di porte e finestre e all’esterno e all’interno delle pareti degli edifici. Si trovano anche comunemente come elementi decorativi di armadietti, paraventi, copertine di libri, vassoi coperti, ecc...
Questa tecnica di pittura e’ esclusivamente thai nelle sue origini ed e’ unica perche’ e’ sconosciuta a qualsiasi altra cultura correlata. Essa probabilmente origina nel primo periodo di Ayutthaya ed e’ stata una tradizione che ha continuato da allora.
La tenica inizia con la preparazione dello sfondo che puo’ essere intonaco, legno, pelle, metallo o lavori in vimini. Le irregolarita’ della facciata sono riempite con un misto di lacca, la linfa di una pianta, e carboncino finemente triturato. Sono poi applicate diverse coperture di lacca, la superficie e’ poi tirata liscia come uno specchio. Il dipinto medio, chiamato horadan, e’ fatto di zolfo e colle naturali, mescolati fino ad ottenere una consistenza che e’ facilmente applicabile con una spazzola. Viene quindi utilizzato gesso per rendere un rivido disegno sullo sfondo di lacca nera. Poi e’ applicato il disegno, utilizzando una spazzola estremamente piccola per delinearlo. Gli spazi che si intende restino neri quando il dipinto sara’ completato sono coperti con la pittura, mentre quelli che devono essere dorati sono lasciati scoperti. Dopo che tutto si e’ seccato un sottile strato di lacca e’ applicato sopra il lavoro e piccole foglie d’oro sono lavorate con la lacca e bruciate. Carta bagnata e’ posta sopra il lavoro inumidendo le parti che sono state dipinte e facendo perdere la mistura horadan. Con questo metodo l’area del dipinto e le linee sono lavate via lasciando il puro oro fermamente fissato nelle aree non dipinte.
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venerdì 10 giugno 2011
Lo shopping in Thailandia.
La principale citta’ per fare shopping al di fuori di Bangkok e’ Chiang Mai, che e’ uno dei piu’ importanti centri al mondo per l’artigianato aya e piccole industrie. L’estesa gamma di prodotti locali comprende lavori in argento, oggetti in lacca, cotone e seta, tessuti delle tribu’ delle montagne arazzi birmani, ombelli dipinti a mano. Anche Pattaya e’ piena di negozi che propongono ogetti in offerta, come naturalmente tutti gli altri centri turistici che offrono opportunita’ per comprare regali e souvenir oltre a specialita’ locali. Se poi avetre tempo e preferite andare direttamente sul luogo di produzione o dove viene offerto qualcosa di speciale, ecco una lista di questi posti:
Sete e cotoni:
• Bang Nong Ap Chang, km. 74 Highway 108, Chom Thong-Hot, Chom Thong District, Chiang Mai. Cotone naturale tessuto e colorato a mano.
• Ban Rai Pai Ngam, Chom Thong-Hot Highway, Chiang Mai. Cotone naturale tessuto e colorato a mano da un artista nazionale vincitore di diversi premi.
• Northern Industry Promotion Centre, Chiang Mai.
• Ban Hat Bai Thai Lue Hilltribe, 90 km. da Chiang Rai, fra i distretti di Chiang Khong e Chiang Saen, Chiang Rai. Tessuti fatti a mano, scialli e vestiti.
• Ban Sri Don Chai Tjai Lue, Chiang Khong District, Chiang Rai. Tessuti fatti a mano.
• Chang Rai Handicraft Centre, Chiang Rai. Seta e altri tessuti caratteristici del nord Thailandia.
• Ban Thung Sun Thai Lue, Thung Chang District, Nan. Gonne in stile a tubo, scialli, tessuti nam lai.
• Ban Huai Kron Thai Lue, Thung Chang District, Nan. Gonne in stile a tubo, scialli, tessuti nam lai.
• Ban Lai Thung Native, Thung Chang District, Nan. Tessuti fatti a mano.
• Ban Thung Hong Mo Hom Peoducts, Tambon Thung Hom, Phrae.
• Ban Na Mon, Long District, Phrae. Tessuti thin chok tessuti a mano.
• Ban Khun Pranom, Long District, Phrae. Tessuti thin chok tessuti a mano.
• Ban Bai Sri, Phrae. Abiti tradizionali pronti da indossare.
• Ban Kamon, Long District, Phrae. Gonne a tubo in thin chock, antichi tessuti Lanna.
• Ban Hat Si Siao, Si Satchanalai Distruct, Sukhothai. Stoffe tessute a mano e stoffe thin chok.
• Ban Hat Si Siao Fabric Museum, Si Satchanalai Distruct, Sukhothai. Tessuti antichi.
• Ban Chonnabot, Chonnabot District Khon Kaen. Il piu’ conosciuto villaggio per seta mut mee.
• Phra Thamma Kan Fabric Centre Silk, Khon Kaen. Cotone e altri tessuti tradizionali.
• Ban Phon, Highway 213, 70 km. da Kalasin. Il piu’ conosciuto villaggio per seta phrae wa.
• Ban Pak Thong Chai, Highway 304, 38 km. da Nakhon Ratchasima. Seta tessuta a mano.
• Ban Khe Wa, Highway 214, km. 14, Surin. Seta sinacarin del luogo.
• Ban Khe Wa, Highway 225 km. 13, Chaiyaphum. Seta naturale tinta a mano.
• Ban Kham Phra Khit Silk, fra Ubon Ratchathani e Amnat Charoen, 165 km da Ubon Ratchathani.
• Ban Kham Phun Sri Sai, Ubon Ratchathani. Seta mut mee.
• Ban Nisachon, 26 km. da Nong Khai, sulla Nong Kai-Udon Tjhani Highway. Seta Mut Mee.
• Ban Kut Na Kham Handicraft Centre Silks, Charoen Sin District, Sakhon Nakhon.
• Ban Na Kha, Udon Thani. Seta mut mee e cotoni.
• Ban Thon Yai Cottons, Udon Thani.
• Ban Lek Nai Cotton Pa Yai Project, Na Wang District, Nong Bua Lamphu. Seta mut mee e altri prodotti nativi.
• Ban Sai Handicraft Centre, Bang Sai District, Ayutthaya. tessuti fatti a mano.
• Wat Khae Sai, 8 km. da Ratchaburi. Gonne a tubo in thin chok.
• Khommaphatr Fabric Centre, Ha Hin District, Prachuab Khiri Khan. Tessuti in stile Khommaphatr.
• Jim Thompson Thai Silk, Surawong Rd., Bangkok. L’eredita’ del leggendario collezionista che fece rivivere la fama della seta thai a livello mondiale.
• Bam Phum Riang, Chaiya District, Surat Thani. Seta e cotone.
• Institute of Southern Study, Ko Yao, Songkhla. Cotone e altri tessuti del sud.
• Southern Industry Promotion Centre, Hat Yai-Yala Highway, Songhkla. Cotone e altri tessuti del sud.,
• Wat Chang Hai Training Centre Batik, Highway 409, 30 km. da Pattani.
• Phikun Thong Training Development Centre Batik, Narathiwat.
• Wae Pha Batiks, Narathiwat. Batik e tessili patae.
Artigianato del legno.
• Ban Thawai, 19 km. dal centro di Chiang Mai. Scultura del legno ispirata da oggetti antichi e mobili in legno.
• Ban Tha Luk, sulla Mae Tha-Lampang Rd., Lampang. Scultura del legno.
• Rim Moei Market, su una sponda del fiume Moei, Tak. Scultura del legno.
Ceramiche e vasi.
• Ban Muang Kung, sulla Chiang Mao – Hong Dong Highway, Chiang Mai. Riproduzioni di antichi vasi.
• Intra Ceramics, sulla Lampang-Den Chai Highway, Lampang. Tutti i tipi di ceramiche e celadon.
• Chiang Rai Handicraft Centre, Chiang Rai. Tutti i tipi di ceramiche.
• Pan Chu Empire, Sukhothai. Vasi e ceramiche Sawangkhalok.
• Ban Dan Kwiang, sulla Highway 24, 15 km. da Nakhon Ratchasima. Vasi. Utensili e iggetti decorativi.
• Ban Kui Na Kham Handicraft Centre, Charoen Sin District, Sakhon Nakhon. Ceramiche.
• Ko Kret Pottery Centre, Pak Kret, Nonthaburi. Vasi.
• Pinsuwan Bencharong. Amphawa District, Samut Songkhram. Ceramiche Bencharong.
• Thaksin Ratchaniwet Handicraft Centre, 6 km. dal centro di Narathiwat. Ceramiche e vasi.
Lavori in vimini.
• Northern Industry Promotion, Chiang Mai. Tutti i tipi di lavori in vimini.as
• Mae Hong Song Handicraft Centre, Mae Hong Song. Tutti i tipi di lavori in vimini.
• Ban Prasat, Sito archeologico di Ban Prasat, Nong Sung District, Nakhon Ratchasima. Canestri e altri tipi di lavori in vimini.
• Ban Thon Yai, Udon Thani. Tutti i tipi di lavori in vimini.
• Ban Lek Nai Pa Yai Project, Nong Bua Lamphu. Tutti i tipi di lavori in vimini.
• Ban Sai Handicraft Centre, Bang Sai District, Ayutthaya. Lavori in vimoni e viti di lipao.
• Wickerwork Village, Phanat Nikhom District, Chonburi. Tutti i tipi di lavori in vimini.
• Ban Pak Nam, Phanom Narakham District, Chachoengsao. Canestri.
• Ban Bang Sra Kaeom Chanthaburi, Lawm Sing District, Chanthaburi. Stuoie.
• Ban Samet Ngam, Chanthaburi. Stuoie.
• Wat Chang Hai Training Centre, 30 km. da Pattani. Tutti i tipi di lavori in vimini.
• Phikun Thong Development Centre, Narathiwat. Tutti i tipi di lavori in vimini.
• Ban Thon Kra, Narathiwat. Stuoie chut.
• Thale Noi Handicraft Village, Khuan Khanun District, Phatthalung. Prodotti fatti con kra chut.
Oggetti in lacca, in argento, in niello.
• Northern Industry Promotion Centre, Chiang Mai. Completa collezione di lacche, argenti e bronzi.
• Silverware Factory, Wua Lai Rd, Chiang Mai. Prodotti in argento che comprendono posate e oggetti decorativi.
• Ban Bai Sri Silverware, Phrae.
• Ban Khe Wa Sinarin Silverware, sulla Highway 214, 14 km. da Surin.
• Phra Thamma Khan Weaving Centre, Khon Kaen. Oggetti in argento.
Ottoni e bronzi.
• Ban Pa Ao, Ubon Ratchathani. Lavori tradizionali in ottone.
Oro.
• Kanya Rotpuang, 226/1 Bandai It Rd., Muang District, Phetchaburi.
Gemme e gioielli.
• Ta Khi Lek Market, Mae Sai District, Chiang Mai. Una gran varieta’ di pietre preziose.
• Rim Moei Market, sulla sponda del fiume Moei, Mae Sot District, Tak. Quadri e altri prodotti con gemme,.
• Bo Phloi, Bo Phloi District, Kamchanaburi. Oggetti in gemme, specialmente onice.
Perle.
• Ko Na Kha Pearl Farm, Phuket.
Carta Sa.
• Ban Bo Sang, 7 km. da Chiang Rai. Ombrelli ventagli e dipinti in carta sa.
• Northern Industry Promotion Centre, Chiang Mai. Prodotti in carta sa.
Fiori artificiali.
• Ban Kut Na Kham Handicraft Centre, Charoen Sin District, Sakhon Nakhon. Fiori artificiali.
• Chiang Hai Trading Centre. 30 km. da Pattani. Fiori artificiali fatti con quattro impasti.
Banbole.
• Mae Hong Son Handicraft Centre, Mae Hong Son. Bambole delle tribu’ delle montagne.
• Chiang Rai Handicraft Centre, Chiang Mai. Bambole delle tribu’ delle montagne.
• Wang Bang Sadet Royal Dolls Centre, Pa Mok District, Ang Thong. Bambole chao wang.
Marionette per il teatro delle ombre.
• Ban Nai Suchai, Nakhon Si Thammarat. Figure per il teatro delle ombre.
Coltelli e spade.
• Ban Aranyik, Nakhon Luang District, Ayutthaya, Coltelli e spade aranyik.
Copie di barche kolae.
• Wat Chang Hai Training Centre, 30 km. da Pattani. Copie di barche kolae.
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Bangkok: le aree degli acquisti.
Dividendo Bangkok in aree le possibilita’ di fare shopping nella grande citta’ sono:
Silom-Surawong-Patpong. Silom Rd. e’ la principale arteria del cuore commerciale di Bangkok, Surawong Rd. le corre parallela, mentre Patpong attraversa le due. Oltre a ospitare dozzine di negozi specializzati e boutiques che contengono tutte le miglior cose da comprare, l’area ospita anche filiale dei centri commerciali, come il Central e il Robinson, e diversi piccoli centri commerciali. Le bancherelle per le strade abbondano, il luogo principale e’ il famoso mercato notturno di Patpong.
Silom-Maesak-New Road. Silom porta a New Rd., che corre parallela al fiune Chao Phraya. La zona offre notevoli possibilita’ di shoping, che comprendono gemme e gioielli. Maesak Rd. e’ un cventro di commercio delle gemme. Qui si trovano l’Oriental Plaza e il River City Shopping Complex.
Ploenchit-Ratchadamri. Qui si trovano fra gli altri: Central, Sogo, Gaysorn Plaza, Isetan, Zen, Amarin Plaza, Paninsula Plaza, che ospita negozi blussuosi, World Trade Centre e, non ultimo il Narayana Phand Pavilion, il centro ufficiale per l’artigianato, che vende oggetti da tutte le parti del paese..
Sukhumvit. Come Silom, Sulhumvit e’ uno dei principali punti per lo shopping in Bangkok. Ai lati della lunga strada si allineano negozi, boutiques, diversi moderni, piccoli centri commerciali.
Pratunam-Phetchaburi. La parte migliore e’ il mercato di Pratunam, uno dei piu’ grandi, tradizionali centri di Bangkok per gli abiti pronti da indossare.
Banglamphu. Zona situata vicino al Grand Palace e al Buddha di Smeraldo, Banglamphu ha un animato mercato, dove abiti e stoffe sono l’articolo principale.
Chinatown. Concentrata in Yaowarat Rd. e Sampheng Lane. La zona offre una profusione di negozi d;oro e due vicini, tradizionali posti per lo shopping: il Mercato dei Ladri e Phaurat Cloth Market.
Chatuchak Weekend Market. Si trova nel Parco di Catuchak, adiacente alla Vibhavadi Rangsit Highway. Apre solo il sabato e la domenica ed e’ un luogo caratteristico di Bangkok, dove si puo’ comprare quasi ogni cosa, dai vestiti ai fiori. Qui occorre contraatare forte.
Baiyoke Tower. Vicino al piu’ alto edificio di Bangkok e’ uno dei piu’ famosi centri per abiti della citta’.
Pinklao-Nakhon Chaisi Rd. l’area offre una gran varieta’ di negozi, collocati opportunamente vicino alla stazione degli abiti per il sud.
Rachadapisek Rd. una zona commerciale, con una filiale dei grandi magazzini Robinson, uffici e sale da esposiziobe del Department of Export Promotion.
Bangkok International Airport. Ha un’estesa gamma di negozi che offrono il meglio di quanto e’ possibile comprare in Thailandia.
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mercoledì 25 maggio 2011
Oggetti in vimini.
Ogni paniere e’ nato alle origini da precisi bisogni della vita nei campi: catturare e tenere prigionieri i pesci, trasportare riso, riporre oggetti casalinghi, cuocere il cibo a vapore ecc... questi aspetti estetici hanno fornito il pretesto a variazioni estetiche quanto mai elaborate. Di grande eleganza e di grande finezza strutturale, questi panieri sono diventate autentiche opere d’arte popolare, tanto che l’arte del vimini e’ in Thailandia una delle principali forme di arttigianato trdizionale. Bambu’ , giunco, erbe, foglie di palma e felci sono i materiali piu’ utilizzati.
Il cesto per le sementi. Gli steli con cui e’ formato sono laccati, per isolare il contenuto dall’acua e dagli insetti. Il paniere viene poi decorato con motivi stilizzati e quindi ricoperti con sottili striscie di bambu’. Viene usato nel Nord per conservare le sementi da una stagione all’atra.
Il cesto per l’acqua. Usato nel Sud del paese questo paniere chiamato mah o timah e’ intrecciato con foglie di palma ripiegate. Una corda, annodata al manico di legno, permette di attingere acqua a pozzi profondi.
Il cesto per il riso. E’ il krabung che serve per misurare e trasportare il riso. Grazie ai quattro manici che ha ai lati puo’ essere sospeso sopra una pertica. In campagna strumenti simili venivano utilizzati per immagazzinare il riso. , ma erano piu’ grandi e ribestiti di sterco di bufalo, per tenere lontani gli insetti.
I panieri per il riso colloso. I contadini del Nordest si servono di questi recipienti per trasportare il riso quando vanno a lavorare nei campi. Una base di legno permette di tenere il recipiente a qualche centimetro di distanza dal suolo, una corda ne facilita il trasporto. Le varie forme di intreccio conferiscono in generale a questi panieri un notevole valore artistico.
Il cresto da pesca. E’ un paniere lutngo circa un metro che viene usato in tutto il paese. Questa trappola per pesci viene usata negli stagni e nei fiumi, legata a un palo per poterla recuperarte senza difficolta’. Serve per catturare gamberetti e pesci piccoli che, una volta entrati nel paniere, rimangono intrappolati fra le sottili nervature di bambu’ rivolte verso l’interno.
Il paniere per i pesci. E’ diffuso in tutta la Thailandia, seve per tener vivi i pesci catturati. Il collo stretto impedisce a questi la fuga.
Questi I primi oggetti che l’uomo ha cominciato a lavorare col bambu’ e che erano indirizzati principalmente al sostentamento della persona: procurarsi e mantenere il cibo.
Da qui a pensare che lo stesso materiale poteva essere stato utilizzato per la costruzione delle case il passo deve essere stato breve. Oggi che in Thailandia come dovunque la case si costruiscono in muratura, se ne sono andate persino le bellissime case in teak, il vimini dall’esterno e’ entrato nell’interno delle case. Qui il vimini e’ diventato anche qualcosa di lussuoso, si pensi agli oggetti fatti di bambu’ arrotolato o tessuto e coperti da strati di resina lucida.
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lunedì 16 maggio 2011
La seta.
La seta e’ una fibra animale prodotta da certi insetti e utilizzata per la costruzione di oggetti come cuscini, coperte, vestiti, tessuti, ecc... E’ formata dalla copertura o ragnatela di fili emessa da certi insetti per proteggersi prima di diventare adulti. Nell’uso commerciale col termine seta ci si riferisce quasi interamente al prodotto dalla crisalide di diverse specie di farfalle del genere Bombix, famiglia Bombicidae, comunemente chiamate bachi da seta. Ssicurando la sopravvivenza di questo particolare tessuto.
I bachi da seta non devono essere considerati vermi anche se hanno perso la loro abilita’ di volare per il fatto di essere stato allevati fin dall’antichita e di non esistere piu’ allo stato selvatico piu’ che vermi si possono considerare farfalle.
La seta e’ il filamento continuo di protezione che si sviluppa attorno a ciascun insetto piccolo. Alla fine della muta i bachi da seta vengono posti su vassoi di bambu’ detti jo dove formano la bava filamentosa che forma il bozzolo dal quale si ricavera’ la seta.
Prima della stagione delle piogge la femmina depone circa 500 uova dalle quali escono bruchi pelosi che si cibano solo di foglie di gelso.
Dopo aver ucciso la crisalide i bozzoli vengono immersi nell’acqua bollente per eliminare la sostanza appiccicosa che avvolge la seta.
I bozzoli vengono poi battuti con una sorta di scopa a cui restano attaccati i fili di seta che l sono quindi raggrupati in numero da tre a quindici e torti a formare matasse. Ogni bozzolo fornisce circa 600 metri di filo, la seta grezza si ottiene da un filo ancora avvolto in uno strato vischioso. La seta selvaggia o tussah e’ prodotta da un bruco selvatico che vive fra gli alberi.
Il filo non lavorato e’ color giallo vivo, il colore della seta thailandese, che per la maggior parte e’ prodotta nel’altopiano di Korat, nel nordest variano da un oro pallido a un verde molto pallido. Prima di essere tinto va lavato in un decotto di scorza e foglie di banano. Le tinture tradizionali nimpiegate sono l’indaco le bacche di krajai, le radici di thalang. A est di Chiang Mai si puo’ visitare una bigattiera, cioe’ il luogo dove si pratica l'allevamento dei bachi, e assaggiare le crisalidi tostate tolte dai bozzoli.
La fama della Thailandia come produttore di seta e’, forse sorprendentemente, un fenomeno molto recente, anche se e’ certo che esso ha antiche origini, archeologi hanno scoperto seta antica di 3,000 anni fra le rovine di Ban Chiang, localita’ nella priovincia di Udon Thani, che e’ considerata uno dei primi centri di civilizzazione del Sudest Asiatico.
La scoperta della seta si fa invece risalire alla Cina, circa nel 2700 a.C. e il segreto della sua produzione fu tenuto nascosto per millenni. L’esportazione di tutto cio’ che riguardava il baco da seta era proibita. Insieme a jade e spezie la seta era il principale prodotto commerciato lungo la Strada della Seta, nel 100 a.C. Questa strada era la principale rotta commerciale che univa la Cina con l’Europa. Una strada lunga 6,400 km. che partiva da Xian in Cina, seguiva la Grande Muraglia a nordest , si arrampicava su per le montagne del Pamir, attraversava l’Afganistan e arrivava a est del mar Mediterraneo dove i beni erano portati su barche romane. La seta veniva portata a ovest, mentre lana, argento e oro viaggiavano verso est.
Con la caduta di Roma la strada divenne non sicura. Riprese vita nel periodo Mongolo e Marco Polo la utilizzo’ per i suoi viaggi. Col tempo alcuni bachi furono portati fuori dalla Cina e la tecnica si diffuse ad altri paesi dell’Asia, compresa la Thailandia. La scoperta di seta in Bang Chiang tuttavia suggerirebbe che partendo da un certo periodo ci furono differenti luoghi di lavorazione.
Con la caduta di Roma la strada divenne non sicura. Riprese vita nel periodo Mongolo e Marco Polo la utilizzo’ per i suoi viaggi. Col tempo alcuni bachi furono portati fuori dalla Cina e la tecnica si diffuse ad altri paesi dell’Asia, compresa la Thailandia. La scoperta di seta in Bang Chiang tuttavia suggerirebbe che partendo da un certo periodo ci furono differenti luoghi di lavorazione.
Dopo questo primo preriodo la lavorazione della seta puo’ esser fatta risalire ai giorni degli imperi khmer, 802-1431, giu’ nel tempo a Sukhothai, Ayutthaya e durante la dinastia Chakri.
In molti villaggi del Nordest la produzione della seta in tutti questi secoli e’ cambiata di poco. I bachi da seta si cibano delle foglie di una pianta forte, il gelso, che riesce a sopravvivere alle cattive condizioni dell’area, da ricordare che la maggior produzione di seta si e' avuta e si ha nel nordest. Il gelso fa parte della famiglia delle Moraceae, composta da circa 1,000 specie di piante decidue e sempreverdi, suddivise in circa 40 generi. Queste piante vivono per lo piu’ in regioni tropicali e subtropicali. I bachi da seta si cibano quasi esclusivamente delle foglie del gelso bianco (Moraceae alba). Gli abitanti dei villaggi ancora raccolgono i bozzoli dagli alberi e li filano in lisci, lucenti e flessibili fili. Un telaio antico comincia poi a tesserli nel favoloso tessuto.
Oggi la seta e’ un tessuto commerciale di valore e la seta del nordest e’ famosa in tutto il mondo per la sua bellezza il disegno artistico, i colori.
Ma quest’industria e’ sopravvisuta alla distruzione. Alla fine del XIX una massa di tessuti a piu’ basso costo, fatti in fabbriche della Cina e del Giappone afflui’ sul mercato thailandese. Nel 1902 Re Rama V decise di aumentare la qualita;’ della seta thai e invito’ un gruppo di sericultori dal Giappone, una scuola fu aperta in Korat e uno stabilimento per l’allevamento dei bachi da seta in Buriram, nuovi telai giapponesi furono importati , lo spirito conservativo dei villaggi rese pero' impossibile l'espansione di questa industria. Nonostante tutti gli sforzi possibili fatti da Re Chulalongkorn per tenere viva questa forma di artigianato cadde in un serio declino e arrivo’ vicino all’estinzione. La produzione artigianale della seta, un intricato processo che richiede molto lavoro non poteva competere con il prezzo e la disponibilita’ dei prodotti di massa. Negli anni ‘50 del secolo scorso l’attivita’ di tessitura della seta era un’attivita’ moribonda.
La sua rinascita e la conquista della fama internazionale e’ oggi attribuita a un americano Jim Thompson, 1906-1967, un architetto, nativo del Delaware, che prestava servizio militare come membro dell’Office Strategic Service, OSS precursore della CIA. Dopo aver servito come militare in Europa, durante la II guerra mondiale Thompson arrivo’ in Asia insieme al gruppo mandato in Thailandia per liberarla dall'occupazione giapponese. Egli si uni’ all’OSS e fu stazionato in Bangkok per un breve periodo prima di spostarsi a New York. Ma fu subito di ritorno in Thailandia dove il suo spirito imprenditoriale e l’occhio per la squisita bellezza della seta locale lo porto’ a far risorgere l’industria in Thailandia e a introdurla nel resto del mondo. Egli dedico’ i rimanti 30 anni della sua vita a promuovere la seta thai. Mando’ scampoli a Londra, Milano, New York e Parigi gradualmente costruendo una clientela mondiale. Fu in questo periodo che gli fu chiesto, di prepare i costumi per il film “Il re e io”, questo film che fu censurato in Thailandia contribui’ a creare all’estero la fama dell’industria della seta thailandese. Grande disegnatore e innovatore introdusse la tintura a colori rapidi che conserva la distinta luminosita’ e brillantezza dei colori, nuovi colori e nuove trame per il mercato occidentale e introdusse la seta pesante che poteva essere usata in tapezzeria.
Thompson ricobbe e fece riconoscere la tessitura della seta come una forma d’arte e parte di un tradizionale modo di vita. A Pakthongchai, nella provincia di Nakhon Ratchasima, la sua compagnia, la Jim Thompson Thai Silk Company costrui’ la piu’ grande struttura per la tessitura della seta del mondo. Piu’ di 70 industrie si trovano oggi nel distretto di Pakthonchai rendendolo la piu’ importante area di produzione di seta in Thailandia e uno dei piu' grandi centri i bproduzione al mondo.
Il 27 marzo 1967 Jim Thompson scomparve, senza lasciare tracce, mentre passeggiava, solo, in Malesia. La presente regina di Thailandia, Sirikit, una promotrice instancabile di artigianato e arte tradizionale thailandese, prese la bacchetta lasciata da Thompson intorno agli anni ’70, dando al lavoro di Thompson una nuova dimensione. Le sue apparizioni in publico con bellissimi abiti di seta tradizionale thai diedero una nuova popolarita’ al prodotto.
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Argenteria.
L’argento e’ un elemento metallico chimico, uno degli elementi di transizione, simbolo chimico Ag, numero atomico 47, ha il piu’ alto potere, rispetto a qualsiasi altro metallo, di condurre elettricita’, e’ intermidiario fra il rame e l’oro nella tavola degli elenti. Questo significa che possiede caratteristiche dell’uno e dell’altro. E’ utilizzato in molte industrie da quella fotografica a quella chimica a quella dei circuiti e dei conduttori elettronici. Dietro tutte queste incompremsibili parole sta un bianco, famoso metallo prezioso conosciuto dai tempi antichi all’uomo per la sua bellezza.
Come altrove anche in Thailandia la lavorazione dell’argento a fini estetici ha un’antica tradizione. Tavolette votiva dell’VIII secolo sono state ritrovate nella provincia di Maha Sarakham nel nord-est e miniature in argento ndi stupa risalenti all’XI secolo sono state trovate nel sud Thailandia.
Influenze tecniche raggiunsero il paese da tutte le direzioni in periodi differenti e mentre le tecniche di lavorazione del metallo prezioso furono per la prima volta introdotte dall’India, le principali influenze stilistiche provennero dalla Cina e dalla Birmania. L’influenza Birmana si manifesto’ sopratutto in Chiang Mai, particolarmente nel XVIII secolo sotto il regno di Re Chao Kawila, desiderando ricostruire la citta’ dopo la lunga occupazione da parte dei birmani, agevolo’ l’immigrazione di comunita’ di Sham che lavoravano argento e lacca. Da allora la Wua Lai Road ha mentenuto una lunga tradfizione di negozi di argenteria. Questi negozi sono stati favoriti negli anni recenti dall’incremento della domanda turistica ma l’aumento di produzione dovuto a questo ha comportato uno scadimento della qualita’. In Bangkok l’influenza stilistica fu principalmente cinese, cominciando dal periodo di Rattanakosin. L’immigrazione dei cinesi del XIX secolo, per la maggior parte proveniente dal Fukien e dal Kwangtung fu in parte invisa da molti thai per il fatto che i cinesi rapidamente cominciarono a dominare i commerci, come quello dell’argento assimilando se stessi nella societa’ thailandese piu’ che in qualsiasi alta nazione del Sudest Asiatico. Tanto che si potrebbe quasi dire che se e’ vero che la Thailandia non subi' la colonnizazione da parte di qualsiasi potenza occidentale subi’ quella da parte dei cinesi. Questo e' cosi' vero che Friedrich Ratzel poteva scrivere nel 1876:
“Mentre da altre parti essi si guadagnano da vivere principalmente come mercanti e solo secondariamente come minatori e pescatori, nel Siam essi controllano l’intera vita economica.”
Se i cinesi portarono con loro nuove abilita’ ed esperienze, fra cui era compresa la lavorazione dell’argento, le loro regole di organizzazione in corporazioni escludevano i thai, almeno fino a quando fra i due gruppi non cominciarono matrimoni misti.
Nel corso ndegli anni tuttavia le loro tecniche cominciarono a mostrare influenze tai. Tamto che Silvya Frazer-Lo nel suo libro Silerware of South-east Asia poteva scrivere nel 1988:
“I loro lavori sono diventati virtualmente indistinguibili da quelli degli artigiani thai indigeni. Essi sono capaci di produrre oggetti di ispirazione sia tai che cinese con uguale abilita’.”
Nel XIX comunque, anche per l'argento come per l'oro cominciarono a manifestarsi influenze occidentali.
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Oreficieria e gioielleria.
Nel 1957 fu scoperto il piu’ ricco tesoro del paese, un insieme di oggetti che hanno fatto paragonare la scoperta a quella del tesoro di Tutankamon. Era letteralmente una montagna di oggetti d’oro interrati nella cripta di una torre del XV secolo in Wat Ratchaburana ad Ayutthaya. Sebbene molto fosse andato perso per via dei tombaroli archeologi del Diparimento di Belle Arti contarono circa 2,000 pezzi , compresa una spettacolare collezione di insegne regali, ornamenti e gioielleria. Oltre che nel Museo Nazionale una parte della collezione si trova al Museo Chao San Phraya in Ayutthaya. I gioielli rivelano un alto grado di artigianato e sono associatti con la vita ari9stocratica del periodo.
La manifattura di gioielli in oro certamente non inizio’ in Ayutthaya, i Khmer, che controllarono gran parte del paese fino al XIII secolo, sicuramente usarono oro e pezzi d’oro furono trovati in Sukhothai, inoltre le lastre incise che furono si trovate a Wat Si Chum in Sukhothai illustrano storie Jataka in cui figure indossano elanbrati ornamenti comprese collane e corone.
L’iscrizione attribuita a Ram Khamhaeng specifica che era permesso il libero scambio di argento e oro, anche se indossare oro era strettamente riservato alla nobilta’ e il libero uso di ornamenti in oro fu permesso solo dalla meta’ del XIX secolo, sotto il regno di Re Rama v.
L’uso di oro si puo’ comunque far risalire ancora piu’ avanti basta tornare col pensiero a una delle cause dell’indianizzazione. Nel I secolo d.C. Roma decise di ridurre l’esportazione di oro in India. I navigatori e i commercianti indiani cominciarono a guardarsi intorno e focalizzarono la loro attemzione su quella massa di terra conosciuta nelle leggende dei marinai come Suvannaphumi, “La Terra dell’Oro”.
I lavori di Ayutthaya furono il piu’ alto punto nella storia della gioielleria dell’oro. Dopo la distruzione di Ayutthaya la passione per l’oro rivisse i primi tempi del periodo di Bangkok, alla corte di Re Rama I e il piacere con cui i ricchi tai indossavano questi ornamenti fu spesso notata da visitatori stranieri. Ma una diminuzione di entusiasmo per la produzione interna a favore di quella europea si ebbe nel regno di Re Rama V, quando un certo numero di gioiellieri stranieri aprirono le loro succursali in Bangkok, compreso Faberge’. Clienti con gusto meno rifinito erano soddisfatti da orefici cinesi immigrati. Scrive Carl Block nel 1888:
“La manifattura di gioielli in oro e argento, che si svolge nella grande e estesa Bangkok, e’ interamente nelle mani dei cinesi.”
Oggi e’ nella citta’ di Petchaburi, a sudovest di Bangkok, che la vecchia tradizione dell’oreficieria e’ tenuta viva dai discendenti dei primi maestri orefici.
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Ceramiche Bencharong.
Le ceramiche Bencharong sono fra le piu’ belle ceramiche che si trovano in Thailandia, considerate di alto valore fra la nobilta’ e la classe ricca erano fatte in Cina. Cio' sebbene le decorazioni si rifacessero a motivi religiosi e mitologici principalmente thai. Come accadde con la seta la produzione di oltremare, principalmente cinese era molto piu’ sofisticata della produzione locale e la qualita’ piu’ del costi era importante dato che queste ceramiche furono scelte come oggetti ornamentali da una classe che non aveva problemi finanziari. La produzione era cinese ma doveva tener conto del gusto thailandese dato che a questo mercato era destinata, questo il motivo dei disegni. Il nome deriva dal sanscrito e si riferisce ai numero dei colori inizialmente usati che erano rosso, giallo, verde, blu e nero, cio’ anche se oggi alcuni disegni possono arrivare a usarne piu’ di otto. Dato il numero di colori le ceramiche Bencharong richiedevano diverse cotture. Posto dietro uno sfondo di foglie di vite e di altri motivi vegetali il motivo principale rappresentava principalmente esseri celestiali o animali mitologici come il singha, jinnon e kinnari e il garuda. Una varieta’ di bencharong conosciuta come Lai Nam Thong comprende aggiunte di oro specialmente ai bordi dei vasi. Piu’ tardi le ceramiche bencharong cominciarono a mostrare non solo tecniche ma anche disegni cinesi.
Le ceramiche Bencharong testimoniano anche il fascino provato dalla corte regale thailandese verso la Cina e di conseguenza verso cio’ che da questa proveniva. Questa attrazione fu presente a corte fino al regno di Re Rama V quando sia il collasso dell’impero cinese sia le nuove idee e i legami con le potenze europee spostarono gusti e prederenze, il che segno’ il declino di queste ceramiche.
Anche se oggi c’e’ una quache produzione di bencharong in Thailandia queste ceramiche sono considerate troppo ornate e vivaci per il gusto contemporaneo.
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Ceramiche Celadon.
Il nome Celadon deriva da un personaggio dell’Astree, romanzo scritto da Honore’ d’Urfe’ nel 1610. Tale personaggio era un pastore che indossava una mantella verde lucente con nastri verde scuro. Al giorno d’oggi lo stesso nome e’ usato per indicare un particolare tipo di oggetti in ceramica, principalmente verde. Il tono piu’ popolare associato con il nome e’ quello di un verde giallo pallido ma in effetti questo varia dal giada scuro al bianco, con toni scuri, gialli e verdi nel mezzo. Il colore dipende dall’argilla, dallo smalto, dalla temperatura e condizioni della fornace che deve bruciare intorno ai 1,250 gradi centigradi in atmosfera ridotta. Una delle principali autorita’ del settore nota:
“C’e’una moda recente di chiamare celadon i vasi verdi, questo deve essere deplorato dato che molti celadon non sono verdi e molti vasi verdi non sono celadon.”
Infatti alcuni vasi moderni che usano rame o piombo non sono celadon.
In Cina dove essi originarono sono ancora prodotti con le tecniche usate nella dinastia Sung (930-1280 d.C.).
Alcuni credono che i celadon siano fra i migliori vasi mai realizzati e cio’ sia sotto il profilo tecnico che estetico. Fra le altre cose sono sempre stati difficili da riprodurre nonostante questo sono stati una specialita’ dei forni Sangkhalok.
I celadon furono reintrodotti in Thailandia dalla Birmania agli inizi del XX secolo e da allora sono stati un ottimo oggetto da esportaione. Il maggior centro di produzione e’ la citta’ di Chiang Mai, cio’ dato che la loro produzione e’ legata all’etnia Shan che agli inizi del secolo scorso producevano oggetti in ceramica come pentole e bacinelle che avevano la grazia dei verdi scuri celadon.
Piu’ tardi, nel 1940, quando i celadon cinesi divennero difficili da trovare aprii’ la Long-ngam Boonyoo Panit Factory che utilizzo’ l’abilita’ dei vasai Shan nella produzione di utensili per la casa. Sebbene questa fabbrica chiudesse rapidamente altre seguirono fino a che si arrivo’ alla costituzione della Tai Celadon Company. Altre fabbriche aprirono intorno al 1960. Col tempo tutte allargarono la gamma dei colori offerti che oggi comprendono blu e bianco e anche bianco, marrone e blu monocromi ma il cuore della produzione nella moderna Chiang Mai rimangono i tradizionali celadon di un verde delicato.
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Ceramiche Sangkhalok.
Alcune delle piu’ fini ceramiche del Sudest Asiatico furono prodotte i Thailandia fra il XIII e il XV secolo, al culmine del periodo di Sukhothai. La piu’ famosa area di produzione era una zona do fornaci, pochi chilometri a nord di Si Satchanalai. Scavi fatti negli anni intorno al 1980 rivelarono quanto fosse estesa la produzione. C’erano in effetti due centri di produzione, vicini uno all'altro, uno in Ban Pa Yang e uno in Ban Koh Noi. Solo in quest’ultimo sono state ritrovate 150 fornaci in un’area di poco piu’ di un kmq.
Ci sono piu’ spiegazioni per il nome di queste ceramiche. Le due ritenute piu’ importanti siggeriscono che Sangkhalok sia la corruzione di Sawankhalok che era un altro nome con cui era conosciuta quest’area e che e’ oggi il nome di un piccolo villaggio fra Sukhothai e Si Satchanalai, oggi esso mantiene il piu’ importante museo dedicato a queste ceramiche. L’altra teoria dice che il nome deriva dal cinese Song Golok che identificava le fornaci per produrre ceramiche nel periodo Sung. In quel periodo l’industria cinese delle ceramiche dominava il mercato asiatico e sebbene le ceramiche sangkhalok fossero di qualita’ leggermente inferiore avevan un prezzo piu’ basso. Questo permise al regno di Sukhothai di crearsi un proprio mercato che arrivo’ fino in Giappone e in Corea.
Una leggena racconta che uno dei primi re di Sukhothai visito’ il Beijing, per rendere omaggio all’imperatore mongolo Kublai Kan e ne torno’ con 500 vasi. Non c’e’ nessuna prova di questo e stilisticamente non si notano influenze cinesi nel disegno, appare quindi piu’ probabile che le tecniche di questa prodizione siano state imparate dai vietnamiti che esportarono vasi e artigiani nella Thailandia centrale del XIV secolo.
Dopo il 1371 il primo impertore della dinastia Ming pose restrizioni al commercio delle ceramiche e al commercio privato via mare. Di questo approfittarono i thai. Sukhothai e Si Satchanalai avevano ora un’unico concorrente, il Vietnam. Le fornaci thailandesi si misero in grado di produrre una notevole gamma di ceramiche, sia oggetti in pietra che in terra, ma sono le ceramiche in pietra bianca e verde con disegno nero che meglio identicano lo stile sangkhalok navi affondate nel Golfo di Thaulandia e nel Mare del Sud della Cina dimostrano chiaramente che questo commercio continuo' fino alla meta’ del XVI secolo. La produzione di Si Satchanai fi decisamente suoeriore sia per quanto riguarda la qualita’ che la quantita’. La migliore qualita’ era dovuta alla finezza dell’argilla locale, alla maggiore abilita’ dei suoi artigiani, al maggior numero do disegno decorativi. Ma i gusti e le mode cambiano e in molti oggi rotengono che la semplicita’ delle linee e la rapidita’ di esecuzione dei disegni di Sukhothai abbiano un maggiore fascino.
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martedì 3 maggio 2011
L'artigianato.
Una delle prime forme di artigianato che continua a vivere tutt’oggi e’ quella del degli oggetti in vimini. Si hanno prove ed evidenze che questa forma di artigianato si puo’ far risalire a centinaia di anni fa. Archeologi hanno scoperto che nelle citta’ di Ratchaburi, Nakorn Pathom e Suphanburi vi erano centri di antica civilizzazione che producevano oggetti in vimini fin dal VI-VII secolo dopo Cristo. Fin da quel tempo ci sono prove di oggetti in vimini costruiti a mano dai pescatori e questo non solo a Chonburi o Samutsongkhram che si trovano sul Golfo di Thailandia ma anche all’interno dove si trovano fiumi, ruscelli, laghi e stagni. La lavorazione di oggetti in vimini fu senz’altro la prima forma di artigianato in Thailandia.
Altra forma di artigianato e’ quella dell’argento, riguardo a questa lavorazione famoso e’ principalmente il nord. Anche se forme di lavorazione dell’argento estistevano qui in periodi precedenti si affermo’ sopratutto nel XIII secolo come risultato della fusione di metodi la vorativi birmani e shan. Questa lavorazione si sviluppo maggiormente nel periodo di Sukhothai, nel XIV secolo, e raggiunse una fantastica combinazione di tecniche e disegni nel XV secolo, durante il periodo di Ayutthaya.
La lavorazione della seta e di altri tessuti hanno una lunga storia in Thailandia, tuttavia la moderna lavorazione apparve relativamente tardi rispetto ad altri paesi dell’est e del Sudest asiatico. Il problema era il basso costo dei prodotti in cotone importati dai paesi vicini, per questo fatto la produzione della seta era quasi scomparsa in Thailandia. Fu un americano Jim Thompson che dopo la II Guerra Mondiale rivitalizzo’ l’intero settore cominciando a spedire scampoli del prodotto a case di moda italiane e del resto del mondo. Mando’ anche esempi di seta thailandese alla produzione del film “Il re ed io”, questo film che contribui’, senza ombra di dubbio a far conoscere la seta thailandese nel mondo fu vietato in patria. La seta del nordest e’ diventato uno dei maggiori oggetti da esportazione.
Molte arti artigianali come scultura del legno intagli in madreperla, ceramiche e lacche hanno le loro origini nelle forme decorative dell’architettura dei templi. Alcune forme artigianali sono inevitabilmente scomparse con la modernizzazione della Thailandia e la perdita di abili artigiani, altre, anche grazie all'incremento del turismo straniero e alla domanda di oggetti di alta qualita’ come souvenir, sopravvivono. Scultura del legno e lavorazione dell’argento hanno mantenuto un alto livello standard mentre ceramiche come il celadon e ciotole in niello possono essere qualche volta di eccezionale qualita’.
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martedì 26 aprile 2011
Intarsi in madreperla.
Questa tecnica decorativa e’ in uso in Thailandia da molto tempo. Un editto promulgato nel primo periodo di Ayutthaya dichiara che gli utensili per fare intarsi in madreperla facevano parte delle insegne del rango regale. Durante i regni di re Tai Sa e di Re Borom Kot questa forma di artigianato divenne cosi’ popolare che un ufficio di abili artigiani fu aperto alla corte della citta. Il maggior lavoro del periodo che sopravvive ancora oggi sono i pannelli delle porte del vihan di Wat Phra Si Maha That in Phitsanulok.
Un maestro artigiano nella produzione di intarsi in madreperla, vissuto nel primo periodo Rattanakosin, fu Chao Praya Mahasena, Bunnang. Egli fece il trono di stato ora conservato al Dusit Maha Prasat Throne Hall , l’armadietto dello scritture nel mondop e le porte del mondop e dell’ubosoth di Wat Phra Kaeo.
Durante il terzo regno del periodo Rattakosin furono fatti grandi lavori di intarsio in madreperla: i pannelli delle porte dell’ubosith di Wat Phra Chetuphon e i piedi del Buddha recinato nello stesso tempio. Durante il quinto regno un notevole lavoro fu il set di porte dell’ubosith di Wat Ratchabophit.
La madreperla utilizzata e’ lo strato interno di una conchiglia di mare. Gli artigiani raccolgono le conchiglie, tolgono lo strato esterno, tagliano e puliscono la madreperla facendo piccoli pezzetti di materiale riflettente. Il disegno e’ prima abbozzato su carta. Ciascun intricato pezzo del disegno e’ poi fatto tagliando la madreperla con una seghetta corrosiva. I pezzi sono poi assembleati faccia all’ingiu’ e incollati su un foglio di carta.
Lo sfondo che deve ricevere il disegno in madreperla e’ ricoperto con lacca e la madreperla e’ pressata nella lacca e lasciata a seccare. La carta retrostante e’ lavata via e gli spazi fra i pezzetti di madreperla sono riempiti con lacca.
Segue poi un processo di raschiamento e pulitura fino a che la superficie del lavoro e’ piatta e capace di riflettere tinte di luce.
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domenica 6 marzo 2011
Chinatown - il mercato degli dei.
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I cinesi hanno una lunga e onorevole storia in Siam. Re Ramkamhaeng invito’ vasai cinesi ad aiutare lo sviluppo di Sukhothai e i racconti dei primi europei giunti ad Ayutthaya menzionano la presenza di diverse migliaia di artigiani e mercanti cinesi. Ma fu il XIX secolo a testimoniare il maggior influsso di cinesi. Guidati da avversita’ economiche e da una serie di disastri naturali a milioni emigrarono dale regioni marittime che si trovano lungo la lunga costa sud della Cina. Il gruppo dominante furono i Teochiu conosciuti come cinesi Swatow che erano originari del delta del fiume Han, nel nordest, nella provincia di Canton.
Sia Re Taksin che Re Rama I incoraggiarono le migrazioni cinesi per sostenere la popolazione che era stata decimata dalle guerre contro i birmani.
Seguendo il modello di Ayutthaya, i traffici in Thonburi e nel primo periodo di Bangkok erano monopolio del re che era assistito da commercianti cinesi che avevano sicuro accesso ad aree della Cina, che non erano ufficialmente aperte, come le provincie di Fukien e Hainan. Durante il primo quarto dell'XIX secolo, come era stato prima per Ayutthaya, Bangkok si sviluppo’ come porto principale per il commercio con la Cina, commerciava beni come riso, legno di sapan, stagno, zucchero e teak.
Come scrisse Crawfurd in una prima visita nel 1822:
“Da ogni parte del fiume ci sono file di abitazioni galleggianti, poste su zattere di bambu’ ancorate alla riva. Questa sembra la miglior descrizione delle abitazioni, esse sono occupate da buoni negozi cinesi . Vicino a queste abitazioni acquatiche e era ancorata la piu' grande varieta' di vascelli nativi, insieme a giunche di grandi dimensioni che erano appena arrivate dala Cina.”
Nella meta’ del XIX secolo, in seguito al Trattato di Bowring, l’influenza del capitale e degli imprenditori occidentali crearono una domanda sia di lavoratori generici sia di lavoratori con spirito degli affari, fu qui che i cinesi trovarono la loro nicchia specialmente a livello di distribuzione. Come Bangkok si sviluppo’ da villaggio in riva a un fiume a grande citta’ dell’est i cinesi fornirono la maggioranza del lavoro e delle imprese.
Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo l’area era un luogo di perdizione, con una fama nefanda a causa dei suoi vizi: gioco d’azzardo, prostituzione e oppio. Nome che sono rimasti e che durano ancora oggi come Mercato dei Ladri hanno una sinistra risonanza di aree fuorilegge. Oggi Wat Kanikaphon “Tempio delle donne vendute” costruito da Mae Lao Faeng in segno di pentimento per aver fatto grosse somme di denaro con la prostituzione, sta a testimoniare questi giorni esotici. L’oppio fu dichiarato fuorilegge dal governo non prima del 1958 ma poco si e’ potuto fare per quietare la passione cinese per il gioco d’azzardo. Il Mah Jong ha preso come passatempo i per i cinesi il posto dell’oppio.
“Fabbri ferrai e tessitori si dedicano ai loro diversi affari; lavoratori d’oro e d’argento costruiscono affascinanti scatole e ornamenti per i ricchi, tagliatori e pulitori di pietre svolgono il loro lavoro per i gioiellieri. Spettacoli pigolanti e teatri all’aria aperta tentano di sedurre persone oziose mentre un certo numero di lavoratori indefessi si spingono a gomitate uno e l’altro per trovare la loro strada sopra il non livellato, grossolanamente pavimentato sentiero.”
Samphaeng ha generalmente mantenuto la sua facciata di casa negozio a due piani e, dato che la proprieta’ della terra e’ frazionata in piccole porzioni, e' quasi impossibile lo sviluppo o arrivare ad avere un negozio un po' piu’ grande cio' fa capire perche’ gli affari sono ora concentrati negli alti grattacieli a est, inoltre i commercianti di Sampaeng hanno profonde radici che li legano a questo luogo. Meta’ della popolazione di Chinatown comprende immigrati cinesi e loro discendenti.
Il quartiere di Chinatown va per forza esplorato a piedi, e’ impossibile vederlo con qualsiasi altro mezzo: e’ la zona piu’ congestionata di Bangkok. Si raccomanda inoltre di arrivarci via acqua. Sbarcando al molo Rajawong si e’ subito catapultati nel maelstrom del commercio che si svolge in Rajawong Rd. che corre a nord iniziando dal fiume. Qui si puo’ vedere un edificio a cinque piani, la Bangkok Bank, ora la piu’ grande nel Sudest Asiatico apri’ per la prima volta qui le sue porte nel 1944. Girando dentro Sampeng Lane conosciuta anche come Soi Wanit 1 si trova il negozio d’oro Tang To Kang, con la sua facciata in stile europeo, e’ uno dei primi della capitale. E’ una stupefacente ma decadente struttura a sei piani disegnata da un olandese, fu alle origini il mercato di cambio dell’oro dei dintorni.
Sampeng Lane fu costruita negli anni attorno al 1870 fu la prima strada di Chinatown. Troppo stretta per il traffico regolare e’ perfetta per i pedoni che devono farsi strada fra pile di mercanzie che fuoriescono dai negozi. La strada che corre parallela lungo il fiume, e’ un vibrante bazar formato da negozi che vendono erbe medicinali cinesi e empori che vendono liquori alle erbe, 1001 varieta’ di te’, articoli da ferramenta, tessuti, antichita’ che magari sono state fatte ieri, oggetti di ottone, porcellane, pesi per oppio e bottigliette da aspirare e altri negozi inusuali. L’aria e’ piena dei profumi e degli aromi che provengono dai ristoranti dove in pentole chiamate wok si cuoce cibo cinese, alle orecchie i secchi toni del dialetto Taichiew e il ripetivo penetrante pianto dei venditori di strada. L’energia nervosa imprenditoriale dell’area cambia di continuo, ognuno sembra avere qualcosa da vendere e nel proporvelo sembra voglia farvi un regalo. alla fine della strada a ovest e’ il favoloso mercato Pahurat Cloth, pieno di sete esotiche e batik.
A ovest di Chinatown e’ Pahurat, la Piccola India di Bangkok. Gli indiani cominciarono a commerciare con Ayutthaya e ci fu una seconda migrazione durante il XIX secolo con l’arrivo dei britannici. Molti indiani sono coinvolti nel commercio dei tessuti e un grosso mercato sulla strada mostra i loro prodotti. Molti indiani in Thailandia si sono integrati nella societa’ locale e persone puramente indiane sono oggi rare, con l’eccezione di questo piccolo distretto che si trova fra Chakkrawat e Chak Phet Road. In Chak Phet Road che corre dal Central Department Store giu’ verso il fiume si trovano negozi che vendono oggetti per cerimonie matrimoniali che avvengono secondo la tradizione indu’ e elaborati costumi per danze thailandesi. Il bianco tempio sikh si innalza per sette piani. Dozzine di bancarelle che vendono cibo a poco prezzo e di caffe’ si allineano da entrambi i lati di Chak Phet.
Alla fine di Yaowarat Rd., vicino alla stazione ferroviaria di Hualamphong e’ Wat Traimitr.
Per la prima meta’ del XIX secolo il commercio internazionale fu per la maggior parte interamente in mano dei cinesi ma la crescente importanza commerciale di Bangkok porto’ all’arrivo degli europei che cercavano nuovi trattati commerciali. Re Mongkut, Rama IV, che ascese al trono nel 1851, fu un monarca illuminato che preferi’ negoziare piuttosto che andare in cerca di un conflitto. Un trattato fu concluso con gli inglesi nel 1855, rapidamente seguito da simili trattati con altre potenze occidentali e un’area europea comincio’ a crescere sulla riva del fiume ad est di Chinatown.
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