Ovunque andiate... che i vostri piedi non inciampino, che le vostre braccia non si indeboliscano e che le vostre parole siano veritiere. Allora le vostre speranze saranno esaudite e le vostre iniziative avranno successo (Fabio, da una Preghiera tribale del nord Thailandia).

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martedì 28 marzo 2017

Thailandia: Gli stranieri.

In tai uno straniero di qualsiasi razza e’ chiamato khon thangchai. Questo significa semplicemente “persona di un’altra razza, vita o nascita”. Se si e’ caucasici, non importa di quale paese, si e’; anche farang. Farang tuttavia non significa straniero. Il termine farang viene per la prima volta usato in Thailandia nel periodo di Ayutthaya. Il termine farang ha una lunga e interessante storia, sebbene molti, senza pensarci, la considerino una parola thailandese nelle sue origini, non lo e. Si estende al di la del periodo delle crociate, ai franchi del nord della Francia. Gli arabi e i turchi, che combatterono contro l’invasione della Palestina, chiamavano i franchi ifrangi e i persiani farangi queste culture mussulmane avevano frequenti rapporti con il Siam e vpercio’ il termine venne conosciuto nel lontano est. Dopo quanto successo con Constantine Phaulkon il termine prese una connotazione offessiva che pero’ ha perso nel tempo.

lunedì 3 ottobre 2016

I Cham.

I Cham sono un gruppo etnico nel Sud est asiatico. Essi si concentrano tra la Provincia di Kampong Cham in Cambogia e le province di Phan Rang-Tháp Cham, Phan Thiet, Ho Chi Minh City e An Giang in Vietnam centrale. Circa 4.000/4.500 Chams vivono anche in Thailandia; molti dei quali nel sud nelle province di Pattani, Narathiwat, Yala e Songkhla.
Gli antenati dei Cham probabilmente erano immigrati dall'isola del Borneo e fecero originariamente parte di un antico regno, fondato nel 192 dC, situato lungo il costa centrale del Vietnam chiamato Champa. Che si estendeva nelle terre tra quello che ora è Huế per il nord il delta del Mekong nel Vietnam meridionale.
La tradizione dei Cham sostiene che la fondatrrice dello stato Cham fu Lady Po Nagar che era nata da una famiglia di contadini nelle montagne di Dai An, nella provincia di Khanh Hoa. Uno spirito l’assistette quando navigo’ su un pezzo di legno di sandalo in Cina, dove sposo’ un erede della famiglia reale con il quale ebbe due figli, e poi divenne regina di Champa.

venerdì 16 settembre 2016

I Bru in Thaulandia.

I Bru sono chiamati anche Brao, Bruu, Brou, Bru-Van Kieu o con un nome thai che significa letteralmente "le persone che vivono nel bosco"- La parola "Bru" significa "montagna". Questo nome è stato probabilmente dato ai Bru in riferimento alla posizione geografica scelta per vivere. I loro villaggi sono in genere situati lungo le rive dei fiumi o torrenti.
Sono un gruppo etnico che vive in Thailandia, Laos e Vietnam.
In Thailandia il loro numero ammonta a 25.000 persone, in Vietnam a 74.500, in Laos 25.000. La loro popolazione totale è stimata in 129.559 persone da Ethnologue.
Essi sono strettamente legati linguisticamente e culturalmente al Monte Khmer, ma sono fortemente influenzati dal Laos.
I Bru sono anche vicini etnicamente ai popoli Pnongam del sud del Vietnam e della Cambogia orientale. Nonostante la parentela con questo gruppo, i Bru sono diversi politicamente e storicamente da questo gruppo etnico. 

lunedì 11 marzo 2013

Francesco Tortora, approfondimento: "I cinesi".

Mr. Chansak, nella sede di “Asia News Time”, quotidiano cinese realizzato e stampato per la folta comunità cinese in Thailandia, è gentile con me, acconsente a farmi sedere nel suo ufficio al primo piano e rende la mia visita imprevista un gradevole dialogo accompagnato dal thé. Quando ho diretto due quotidiani, io ho sempre seguito la stessa logica di ospitalità asiatica. Ma provate voi ad entrare in un quotidiano, in Italia, ed a chiedere un colloquio col Direttore e fatemi sapere come vi è andata, se nel frattempo non siete invecchiati troppo. 
E’ anch’egli affascinato dagli oggetti genere “luxury” dei più noti brand italiani. Si alza, mi mostra il marchio dei pantaloni sul didietro, mi mostra il polso e c’è su un orologio italiano, anche la “polo” è italiana. Ci tiene. Parliamo anche di auto di grossa cilindrata italiane ma credo ci vorranno parecchie vite prima di sederci entrambi su di una Ferrari. La comunità cinese è parte integrante dell’economia e della vita di Bangkok, sebbene caratterizzata dalla nota riservatezza che porta a ri-creare lo spirito della Grande Muraglia eretto intorno alle varie “China Towns” del Mondo. Allo stesso modo, ormai, sono parte integrante della città i templi cinesi, buddhisti e non. 
Intorno alle 11,30, poi, seguo i rintocchi, il richiamo alla preghiera. Nel Tempio induista lungo Silom Road, direzione Sud-Ovest, mi son fermato ad ascoltare così la lettura dei testi sacri, il tutto mentre bruciavano chili e chili di frutta fresca, appena lavata e tagliata accuratamente a fette, insieme a chili di incenso, olio per lampade, piante aromatiche e fiori. Le stesse scene, riprese a lungo da una tv cittadina, le ho viste la sera dopo in televisione, nell’hotel. In effetti, la cerimonia meritava di essere mostrata in tv. 
Dal vivo, mi interessava, però, la tecnica dei percussionisti, all’interno del gruppo dei musicisti che –dopo la cerimonia- effettua il periplo del Tempio e degli altari varie volte, con i suonatori di ance. Suonano dei grossi ’ndole che con la calura thai sono davvero difficili da portare in giro e suonarci allo stesso tempo. Lo Spirito galleggia alto mentre la Materia defeca in basso.

Tratto da: Asian Diary, "Storie di popoli e di individui nei Paesi dove sorge il sole" di Francesco Tortora. Edito da www.lulu.com (USA), disponibile presso la stessa casa editrice.



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lunedì 18 febbraio 2013

Breve storia dei cinesi in Thailandia.


Una delle domande piu' frequenti che si puo' porre chi e' curioso di questo Paese e' ma i cinesi in Thailandia? Nel senso come sono i cinesi arrivati a tanto in questo Paese? Va bene che sono considerati gli ebrei dell'Asia ma come hanno fatto a diventare cosi' importanti, addirittura essenziali? Ad avere in mano l'economia di un paese che per il resto mai e' stato colonizzato? A vedere cosa hanno conquistato, cosa hanno accaparato penso che nessuno si meravigliera' se ci sono persone che dicono che quella del paese mai colonnizato e' tutta una balla, la Thailandia l'hanno colonizzata loro e la colonizzazione dura ancora!

domenica 8 maggio 2011

I cinesi.

La presenza cinese nella Thailandia centrale e specialmente a Bangkok rappresenta una realta’ importante sotto molti aspetti. Per primo il loro numero, dato che essendo circa 8 milioni rappresentano il 15% della popolazione, il che non e’ un dato indifferente. Di essi circa la meta’ vive in Bangkok e zone limitrofe.
Diversi gruppi di cinesi migrarono in Thailandia negli ultimi 250 anni. Gli Hokkien furono i primi ad arrivare in numero significativo nel tardo XVIII secolo e si resero indispensabili alla monarchia come collettori di tasse. Essi furono seguiti dai Teochew, che arrivarono poveri ma subito usarono il loro talento per costruire una fortuna. Nel nord della Thailandia si stabilirono un cero numero di Hui, mussulmani cinesi, nel tardo XIX secolo, scappando a persecuzioni religiose durante la dinastia Ch’ing.
L’integrazione dei cinesi in Thailandia e’ totale. Si dedicano principalmente al commercio e alle attivita’ professionali, benche’ una piccola minoranza segua ancora i mestieri tradizionali della zona di origine: i taichen sono commercianti e grossisti, i cantonesi meccanici e carpentieri, gli hainanesi cuochi e gestori di ristoranti. Risulta difficile riconoscere chi e’ cinese nella Thailandia di oggi.i matrimoni misti, nella maggior parte dei quali e’ un cinese che sposa una thai erano e sono frequentissimi, fin dal periodo di Ayutthaya, dove una comunita’ di 3,000 mercanti cinesi teneva i rapporti fra il Siam e il mondo esterno e dall’illuminato regno di Re Mongkut, regno 1851-1868, che ne promosse l’immigrazione e i matrimoni misti come mezzo per installare una forte etnia lavoratrice, caratteristica famosa dei cinesi, nella popolazione in generale del paese.
Quando la capitale fu trasferita a Bangkok inizio’ una massiccia immigrazione, cio’ a causa di diversi motivi: la guerra del’oppio, la sovrappolazione e le carestie, l’interferenze delle potenze occidentali e l’instabilita’ politica che precedette la caduta del celeste impero. L’ultima ondata migratoria si ebbe nel 1949, in seguito alla rivoluzione maoista. La massima migrazione cinese coincise col momento in cui il Siam, grazie al trattato con l’Inghilterra del 1855, riapri’ le porte all’occidente. Il trattato poneva fine all’isolamento del paese ma i thai, per tradizione agricoltori non erano pronti a sfruttare i vantaggi che questo comprendeva. Inoltre il monopolio del commercio tenuto dal sovrano aveva precluso in maniera drastica la formazione di una classe borghese. I nuovi immigrati divennero intermediari fra gli imprenditori e commercianti occidentali e la popolazione locale. Come agenti di prodotti da esportazione accumularono enormi fortune.
Altro vantaggio a favore dei cinesi fu la scarsa attitudine dei thai per i lavori manuali. Essi divennero carpentieri, vasai, muratori, bottegai, minatori, scaricatori portuali; tutti lavori che i thai non volevano svolgere.
Altro motivo che spiega la crescita economica della popolazione cinese e’ il fatto che la citta’ tipo in Thailandia si raggruppa intorno a un centro commerciale, un’area di mercato gestito dai cinesi. il cinese compra e smercia il riso, fornisce ai contadini i generi di cui necessitano, vende l’oro nei momenti di abbondanza e lo ricompra in quelli di crisi, funge in pratica da prestasoldi e da prestasoldi a banchiere il passo non e’ neppure lunghissimo, almeno per un cinese. Prova ne sia che oggi le banche thailandesi sono controllate nella loro quasi totalita’ da una decina di famiglie cinesi.
Naturalmente c’e’ un marginale risentimento di quasi tutta l’etnia thai verso i cinesi, a causa del loro successo negli affari ma nello spirito di tolleranza che domina questa terra questo successo economico e questo risentimento non ha mai coinciso con discriminazioni e persecuzioni come e’ avvenuto nelle vicine Malesia e Indonesia. Le ragioni di questo atteggiamento tollerante e’ che i cinesi sono da un punto di vista etnico molto affini ai thai e, inoltre, meglio si spiega se si pensa che oggi e’ molto difficile trovare un thai che non abbia nelle vene almeno un po’ di sangue cinese e cio’ cominciando dalla famiglia reale. Senza guardare a secoli precedenti, alcune regine della dinastia Cackri provenirono da ricche famiglie di mercanti cinesi, erano cinesi o avevano sangue cinese nelle vene. Cosi’ i cinesi svilupparono contatti a corte e aggiunsero una linea di sangue cinese che si estende all’attuale sovrano. Discendenti di persone di sangue misto thai-cinese sono anche presenti nella vita politica dove hanno una forte influenza.
A quanto sopra va aggiunto che i cinesi hanno un grande spirito di adattamento alle singole situazioni locali. Essi sono riusciti a mantenere tradizioni culturali e religiose proprie adattandovi, allo stesso tempo, quelle thai.
E’ per questo che fra i cinesi certe cerimonie e celebrazioni possono discostare da quelle tai. Il matrimonio cinese tende a essere un grosso affare. Rumoroso e colorato e con abbastanza di cibo da sfamare un villaggio. I funerali cinesi possono essere del tipo chiamato kong tek, che sono anche molto colorati. In questo tipo di funerali tutti i mobili di un padiglione sono di carta di tavoli, sedie, radio, teiere e simili e tutto sara’ bruciato dopo in modo che possano accompagnare il morto in paradiso. Ma se entrate in un loro negozio noterete l’altarino buddhista con le formule magiche piazzate dal monaco che ha sovrinteso all’inaugurazione insieme alla foto degli antenati e del re.
I locali cinesi si possono distinguere dall’impressionante uso di rosso: rosse le lettere, rosse le tende e rosso e oro dappertutto. I battenti dei gong, i flauti, i fischietti, i cimbali tipicamente cinesi sono presenti ovunque..
I tai considerano i cinesi molto noiosi, particolarmente quando parlano l’un l’altro e in qualsiasi posto.

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Gli zingari del mare.

Gli zingari di mare della Thailandia si dividono in tre gruppi:
Moken,
Urak Lawoi,
Mok len,
ma sono collettivamente chiamati chao lae, popolo del mare, dai thai. Hanno carnagione scura, densi e scuri capelli neri, corpo piccolo e robusto, caratteristiche che li distinguono dai tai.
Le loro credenze sono fermamente ancorate ai rituali animistici e non hanno nessun interesse a diventare buddhisti o mussulmani. Rinunciano a possessi materiali. Sono timidi, riservati, vulnerabili e percio’ evitano confronti. Credono nell’uguaglianza, qualsiasi autorita’ centrale e’ un anatema e non possono tollerare posizioni di autorita’.
Detto questo si capisce benissimo che i chao lae presentano tutte le credenziali necessarie che li fanno spingere ai piu’ bassi margini della societa': essi appaiono differenti, pensano in modo differente e adorano differenti dei.
Si stima che in Thailandia ci siano 4,000 kao lae, la maggior parte vivono itineranti sugli oceani: navigano, pescano, si immergono per le ostriche e si accampano di isola in isola. Altri vivono in villaggi decadenti fatti di ferro e cartone nelle isole del mare delle Andamane, prescando in area con forte diminuzioner di fauna marina o vendendo pezzi di gioielli e piccoli ornamenti da pochi soldi ai turisti.
La Thailandia accetta i chao lae come ospiti a lungo termine, non come cittadini. Essi non hanno diritti politici e nessuna sicurezza di titoli di possesso. Questo e il fatto di rifiutare di dialogare con qualsiasi cosa che e’ al di fuori del loro sistema di credenze ne ha fatto dei fuori casta.
Hanno una storia nascosta. Non hanno linguaggio scritto e l’evitare qualsiasi possesso li ha lsciati con pochi oggetti ereditari in base ai quali sia possibile tracciare il loro passato. Un’esistenza nomade non ha lasciato testimonianze monumentali e la loro taciturna natura preclude una storia orale. Favole coloniali li considerano i pirati che terrorizzano il traffico marino nello Stretto di Malacca.
Essi vivono all’interno di certi confini geografici, dalle isole del Myanmar a Longkawi, giusto a sud del confine marino tha-malesiano.
Circa 400 Moken sono quelli che piu’ esemplificano la romantica nozione di zingari del mare: intere famiglie vivono a bordo di barche e pescano, senza radici territoriali. Un migliaio di Moken vivovo in capanne sulle spiagge, da Surin all’estrema punta nord di Pukhet, usando barche dalla coda lunga per pescare.
Gli Ural Lawoi sono il piu’ grande numero sedentario, circa 2,500. Si trovano principalmente in Phuket, nel villaggio di Lo Sirey, vicino alla citta’ di Phuket e all’estremo nord dela spiaggia di Rawai. Altri insedisamenti si trovano nelle isole di Ko Phi Phi, Ko Lanta e nell’arcipelago di Tarutao.
I tre gruppi hanno differenti ma non dissimili linguaggi. Si sposano fra di loro e condividono lo stesso forte senso di comunita’ e soldarieta’.
I chao lae continuano a prescare per sopravvivere ma essi non possono competere con i battelli da pesca con grandi reti che sono dragate in mare dietro di loro e che hanno spopolato le loro tradizionali zone di pesca. Larghe aree di pesca sono state strappate loro in nome di un cinico e incomprensibile ambientalismo.
A causa delle frustazioni essi sono ricorsi all’esplosivo e ai veleni per incrementare la loro pesca e percio’ alla fine finiscono in prigione.
Ora viene loro impedito di raccogliere conchiglie e corallo che essi erano soliti vendere ai visitatori, cio’ a causa della mancanza non provocata da loro.
Un’attivita’ che comunque restera’ senz’altro ai chao lae e’ la raccolta dei nidi di rondine , che si trovano nei ristoranti di tutto il mondo fra le specisalita’ piu’ care. Sono gli zingari del mare, che non soffrono di vertiggini, a fare questo lavoro pericoloso e a arrampicarsi su traballanti impalcature per togliere il nido dalle rocce, spesso i nidi sono a un’altezza di oltre 100 metri,
Il loro futuro comunque e’ tetro.

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I Paduang.

Molti turisti si recano nel Nord Thailandia, vicino ai confini col Myanmar nella provincia di Mae Hong Son per guardare in modo stupido le donne e le ragazze dal collo lungo della tribu’ dei Paduang. Le donne, il loro collo incatenato con un sostegni di ottone che avvolgono il collo e deformano le ossa cosi’ che con diversi di essi i loro colli si tendono fino a raggiungere proporzioni mostruose, sembrano non importarsene. Con evidente buon umore esse posano per i fotografi, contrattando con i visitatori che vogliono comprare oggetti poveri, non belli e mancanti di stile.
La ragione principale del perche’ queste donne hanno i colli allungati sono le piu' diverse, per proteggersi dalle tigri o perche ne finissero i rapimenti da parte di altre tribu’, il motivo non e’, comunque, rilevante. Oggigiorno i loro colli sono allungati, cominciando con le ragazze giovani di 5 anni, unicamente per far soldi. Queste collane sono diventate uno stato di ricchezza. Per ottenerre i soldi che possono derivarne i genitori insistono con le figlie che devono portarli per tradizione.
Cosi’ le donne dal collo di giraffe e i loro mariti, rifugiati dai combattimenti intermittenti che avvevano fra truppe governative e tribu’ etniche al confine del Myanmar, sono diventati i beneficiari di una campagna publicitaria, portata avanti da settori dell’industria turistica thailandese. Cosi’ le loro facce e colli si vedono negli opuscoli turistici e le visite ai villaggi sono incluse nei tour organizzati nel nord del paese. I loro villaggi vengono spesso visti come uno zoo umano da alcuni anche se ufficiali, investitori e guide, la parte interessata, dicono che e’ un esempio di come poveri rifugiati possono sostenersi attraverso il turismo.
Queste donne dal collo lungo rappresentano solo una parte del problema che la Thailandia si trova ad affrontare oggi, la corsa pazza a far cassa con un turismo che muove miliardi di dollari e di euro ogni anno o il precipitarsi ad aprire alla moralita’ e alle richieste sociali e ambientali.

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Gli Akha.

I thailandesi li chiamano Ekaw. Per il popolo akha tutto comincia con una lunga migrazione dall’est del Tibet, avvenuta piu’ di 2,000 anni fa. Non ci e’ dato di sapere con esattezza quando decisero di stanziarsi in modo permanente nello Yunnan, dove diedero vita a uno stato e misero per iscritto le loro cronache. Ma le persecuzioni da parte cinese e forse alcune catastrofi naturali li spensero a spostarsi verso la regione degli altipiani. Attualmente si trovano principalmente in: Thailandia, Laos, Myanmar, Yunnan. In Thailandia gli akha si concentrano nel distretto di Mae Sai, sulle colline di Doi Mae Salong. Vivono in piccoli villaggi costruiti su palafitte e collocati a ridosso delle cime dei monti, a un’altezza di 1,000-1,400 metri. Le loro case sono costruite in legno e bambu’, usualmente sono a palafitta e hanno un tetto di densa erba. All’entrata di ogni villaggio tradizionale Akha sta’ un semplice portale in legno consistente in due pali con sovrapposto un lintello. Gli sciamani akha affiggono diversi incantesi in questo luogo in modo da impedire agli spiriti maligni di entrare. Vicino a questo portale sono figure di uomini e di donne, ognuno avente un esagerato organo sessuale, nella credenza che la sessualita’ umana e’ aborrita dagli spiriti.
Oggi gli akha sono una minoranza che si sposta attraverso le montagne della Birmania, della Cina e della Thailandia, senza alcuna speranza di tornare ad avere uno stato. In terra thai sono circa 48,500 individui e qui, unico paese dove non hanno mai subito persecuzioni, la piu’ povera fra le tribu’ delle montagne registra un certo incremento demografico.
Sono riconoscibili per l’incredibile quantita’ di gioielli in argento massiccio che indossano anche quando lavorano nei campi e dal costume indossato dalle donne. Una lunga giacca scura con maniche, gonna, pantaloni adornati da una fila di fili e pendagli, piu’ una cintura di monete d’argento e un copricapo adornato con gioielli in argento di poco costo e poco valore artistico e nastri colorati.
Di religione gli Akha sono animisti e credono nel potere dei fantasmi, della natura e degli antenati. Performano riti, compreso il sacrificio di animali. La ben nota Cerimonia dell’Altalena avviene fra la meta’ di agosto e la meta’ di settembre. Tra la piantagione e il raccolto.
Sempre accompagnate da cani, che spesso mangiano, con la pipa accesa fra le labbra, le donne akha simboleggiano e riassumono la Thailandia delle montagne nell’immaginario della gente straniera.
Il loro basso livello di educazione e il rifiuto di integrarsi nella societa’ thai ne fanno la piu’ povera fra le tribu’, che subisce molte discriminazioni anche dalle altre.
La presenza di akha in territorio thai non e’ soltanto molto recente, ma rimane secondaria anche in termini economici, essi coltivano riso e granturco . Con una sola eccezione, la tribu’ coltiva oppio che trasforma anche in eroina. Ma proprio per questo si trovano sempre in bilico fra schiavitu’ e ricatti da parte di chi gestise le file del commercio nel “Triangolo d’oro” e cio' ne fa la tribu’ piu’ miserevole e diseredata nel novero delle tribu’ delle montagne.

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I lisu.

I thai li chiamano Lisa. Dal tempo dei primi movimenti migratori dal Tibet, che li videro protagonisti dall’inizio dell’Ottocento fino ad oggi, i Lisu hanno raggiunto la cifra di 28,000 individui in Thailandia. Una buona meta’ vive nella provincia di Chiang Mai, mentre il resto e’ distribuito fra Chiang Rai e Mae Hong Son. Altri gruppi vivono nello Yunnan. Parlano tutti lo stesso dialetto.
Di culto animista, con venerazione degli antenati e possessioni da parte di spiriti. Si dice che le relazioni prematrimoniali fra i sessi siano comuni (alcuni osservatori comunque disputano su questo), insieme con la liberta’ di scegliere il partner per il matrimonio.
Clan patrilinei hanno giurisdizione autoritaria critica che rende i lisu unici fra le tribu’ delle colline, molte delle quali hanno il potere concentrato in uno sciamano o nel capo del villaggio.
I lisu hanno abitudini e stili di vita di assoluta indipendenza. Posseggono uno spiccato senso dell’orgoglio e la tendenza a voler predominare su ogni altro in qualunque campo. Custodiscono con gelosia le loro tradizioni ma allo stesso tempo la tendenza alla competitivita’ li ha spinti ad ottenere una posizione economia privilegiata rispetto alle altre tribu’. In questo senso sono riconscibili per l’acume negli affari e lo spirito di imprenditorialita’. Questo spiega perche’ il Lisu vivano in case confortevoli e fatte le debite proporzioni conducano un tenore di vita superiore. Coltivano riso, granturco e oppio e allevano bestiame.
Le donne indossano abiti color rosso e turchese. La loro ricchezza e’ evidente anche nei bellissimi tessuti in stile: gonne corte, bluse rosse e stravaganti turbanti, decorati con lunghe striscie di perline e fili dai molteplici colori. Tutto completato da una profusione di decorazioni in argento che coprono quasi l’intero collo e il busto delle donne lisu. Duante le feste per il nuovo anno le giovani si adornano con spettacolari gioielli in argento massiccio che le ricoprono fino a sembrare che indossino un’armatura. Gli uomini indossano sformati pantaloni verdi o blu fissati alla caviglia.
I villaggi tradizionali sono costruiti circa a un’altezza di 1,000 metri. le case sono costuite sul terreno e consistono principalmente di bambu’ ed erba. Le case piu’ antiche , abbastanza rare oggi potevano essere fatte con mattoni di fango o fango e pagli secca. I villaggi hanno mutato aspetto negli anni recenti anche per l’adozione di alcune tecniche costruttive in uso presso i thai.

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I Lahu.

La popolazione Lahu e’ stimata in 73,300 individui, in maggioranza stanziati nelle provincie di Chiang Mai e Chiang Rai e provenienti dal Tibet e che oggi si trovano in Thailandia, sud della Cina e Myanmar. All’interno del gruppo tribale si distinguono cinque differenti gruppi:
Lahu Nyi (Rossi).
Lahu Na (Neri).
Lahu Sheh Leh.
Ban Lan.
Ban Keo.
I tai chiamano I lahu musur, che significa cacciatore. I primi lahu che si stabilirono in Thailandia, nel 1880, svolgevano principalmente questa professione.
I villagi lahu sono generalmente situati a grandi altezze, circa 1000 metri, le case sorgono su palafitte, costruite con legno, bambu’ ed erba. Di religione alcuni sono teisti animisti e credono in una divinita’ suprema Geusha. Ogni villaggio ha un proprio tempio, una sorta di spazio recintato dove vengono periodicamente celebrati culti alla suprema divinita’. Molti gruppi si sono pero’ convertiti al cristianesimo e a altre pratiche religiose. Secondo Paul e Eliane Lewis, una coppia di missionari che hanno lavorato presso i lahu per quasi quarant’anni, il tema centrale della cultura di questa tribu’ e’ il desiderio di benedizione e la struttura sociale e’ ottimizzata in modo da arrivare a raggiungere tale scopo.
Sono la tribu’ piu’ assimilata fra quelle del Nord Thailandia, il che ha permesso loro di guadagnarsi un certo grado di rispetto e di indipendenza ecomica. Coltivano riso, granturco, oppio.
I costumi sono neri con ricami brillanti. Giacche nere e rosse per le donne, con strette gonne. Pantaloni sformati verde brillante o verde blu per gli uomini. Le intricate borsette, chiamate yaam, dei lao tessute a mano sono molto apprezzate dai collezionisti.
La loro cucina e’ probabilmente la piu’ speziata di tutte le cucine.

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I Karen.

Qualsiasi membro di una varieta’ di popolazioni tribali del sud del Myanmar, essi costituiscono il secondo piu’ grande gruppo minoritario della nazione.
I karen non sono un gruppo unitario in nessun senso etnico e le differenze fra loro sono linguistiche, religiose e economiche. Essi si definiscono piuttosto dalla comune diffidenza verso la politica dominazione del Myanmar, che continua da quando il paese ha ottenuto l’indipenza nel 1948,
i thai li chiamano Yang o Kariang. In Thailandia ci sono 250,000 persone karen distribuite in 2,106 villaggi, disseminati sul confine ovest e costruiti a bassa quota. Mentre le altre tribu’ delle colline si trovano nelle provincie di Chiang Mai, Chiang Rai e Mae Hong Son i Karen si sono spinti piu’ a sud e si trovano anche nelle provincie Kanchanaburi e Tak, a ovest di Bangkok.
Si sudividono in piu’ piccoli gruppi che comprendono: gli Sgaw in Mae Hong Son, i Pwo a sud di Mae Sariang, i Kayahs nel Myanmar. Una divisione piu’ ovvia si basa sul colore dei loro vestiti: Karen Bianchi, Karen Neri e Karen Rossi.
Agricoltori molto abili, coltivano dopo aver disboscato tramite incendi. Si dedicano principalmente alle culture del riso, dei cereali, ad allevamenti.
Come gli Hmong e gli Yao, anche i Karen costruiscono le loro case su palafitte e la loro architetture sono imparentate con quelle tai.
Praticano l’animismo, anche se in molti si sono convertiti al cristianesimo o al buddhismo. Molti culti millenari sopravvivono fra di loro: promettono felicita’ e liberta’ in un regno futuro. Queste risposte spirituali ai problemi individuali riflettono le frustrazioni e il senso di oppressione avvertito dai karen, partiolarmente fra coloro che, essendo vissuti in Birmania, furono coinvolti per decenni negli scontri armati contro il governo.
Le donne sono note per essere abilissime tessitrici e i capi da loro prodotti prediligono l’abbinamento del rosso con l’arancione, gli uomini sono noti per i loro tatuaggi. Le ragazze nubili vestono di bianco. L’ornamento piu’ diffuso e’ una collana in argento che corre con diversi giri intorno al collo. I braccialetti, spesso in metallo povero, come l’alluminio, vengono portati in gran numero, cosi’ da ricoprire per intero gli avanbracci. 

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Gli Yao.

Mien e’ il termine usato dai tai per gli Yao. Sono originari del centro della Cina, sono oggi stanziati nel sud della Cina, Laos, Vietnam e Thailandia dove ammontano a circa 40,300 individui. Sono la tribu’ in cui appare con maggior rvidenza l’elemento cinese, sia nell’aspetto che nelle credenze religiose. Adottano l’alfabeto cinese, gli ideogrammi per scrivere, nel proprio linguaggio, istruzioni di culto, cronache storiche e documenti di affari., obbediscono alla religione taoista, come veniva praticata in Cina sei secoli fa, mista ad animismo. Possiedono un culto degli antenati che presenta molti tratti in comune con quello cinese e creano scrol di ispirazione cinese che funzionano come icone portabili, simili ai tanka tibetani.
L’autorita’ e’ patrilinea e i matrimoni sono poligami.
Sono l’unica tribu’ delle montagne a possedere una propria tradizione letteraria che risale a tempi remoti.
I villaggi sono costruiti a 1,000-1,200 metri vicini alle sorgenti sulle montagne, e le case sono costruite, a livello del terreno, in legno, bambu’ e paglia secca. Per vivere coltivano riso e granturoco, oltreche’ oppio. abili artigiani producono ricami e lavori in argento.
Le donne indossano pantaloni molto elaborati nella foggia e nei ricami. Altra caratteristica del modo di vestire e’ un grosso turbante color indaco e una boa di colore rosso avvolta intorno al collo. Gli ornamenti, in argento, vengono forgiati soltanto in occasione di cerimonie e festivita’ di partiolare importanza.

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Gli Hmong.

Popolazioni che, originarie del sud della Cina, oggi abitano le montagne della Cina, del Vietnam, del Laos e della Thailandia, dove sono circa 124,000 e che parlano linguaggi hmong-mien. Ci sono anche comunita’ di immigrati negli Stati Uniti.
Sono divisi in due gruppi:
Hmong bianchi, indossano una semplice giacca nera e pantaloni sformati blu scuro.
Hmong blu, distinguibili per le ampie gonne a pieghe blu scuro o bordi a righe indossate dalle donne, i gioielli in argento e le cinture possono essere indossate intorno alla vita e grembiuli ricamati davanti e dietro. Le donne si notano per il voluminoso stile dei capelli e per i falsi pezzi di capelli indossati per far sembrare la capigliatura piu’ lunga e fitta.
I thai li chiamano meo, appellativo che gli Hmong considerano dispregiativo.
Arrivarono in gran numero negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso provenienti dal Laos, dove furono alleati degli USA, durante la guerra del Vietnam.
E’ il secondo piu’ grande gruppo e vivono nelle provincie di Chiang Mai e Tak, dove si possono vedere ai mercati notturni locali a vendere il loro artigianato: fini gioielli in argento, bellissimi costumi decorati e ricami. Oltre all'artigianato coltivano riso, granturco e oppio. .
I loro villaggi sorgono sempre sulle creste delle montagne, alla maggior altitudine possibile, comunque sopra i 1,000 metri. Coloro che negli anni passati si rifugiarono a fondo valle ebbero a soffrire di gravi problemi saniatari e furono decimati dalla malaria e da altre malattie. Le case sono fatte di legno e erba secca, posizionate sul terreno.
Gli Hmong sono una popolazione con un carattere fortemetente indipendente e sono pronti a combattere contro chiunque voglia minacciare l’integrita’ del loro modo di vivere.
Questo gruppo fu coinvolto direttamente nei conflitti che minacciarono l’Indocina. Ovunque si trovino il loro mezzo tradizionale di sostentamento e’ l’agricoltura, coltivano granturco e riso. Essi praticarono per primi e su larga scala la coltivazione dell’oppio nel Vietnam del Nord, a cio’ spinti dal governo coloniale francese. Fino ad epoca recente hanno fatto la stessa cosa in Thailandia. i loro campi di papaveri sono apparsi in importanti riviste negli anni Settanta, come in “National Geographic” e “Geo”.
La maggior parte sono animisti: venerano spiriti, demoni e fantasmi ancestrali, a cui sacrificano frequente animali. La proprieta’ delle case e’ multigenerazionale. La poligamia e’ permessa. In Cina molti Hmong seguono la pratica cinese dei matrimoni arrangiati. In tutto il mondo il loro numero e’ circa 9 milioni.

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I thai del sud.

I tai pak tai del sud considerano se stessi una popolazione a parte con una propria particolare cultura e un diverso modo di parlare thai, essi rappresentano l’8% del totale dell’etnia tai in Thailandia.. La Thailandia peninsulare fu la prima regione del paese ad assorbire la cultura indiana. La composizione etnica della penisola agli inizi dell’era cristiana non e’ mai stata definita con esattezza, probabilmente era in parte mon-khmer e in parte indonesiana. In seguito all’influenza mercatile indiana sorsero citta’-stato che fivennero importanti centri di comunicazione fra India, Indonesia e Cina. Alcuni di questi porti erano con buona probabilita’ colonie indiane. Le testimonianze archeologiche testimoniano culture raffinate ed evolute. Il buddhismo e’ documentato nella penisola a partire dal VI secolo. Questa regione entro’ ben presto nella sfera di potere dell’impero marittimo indobesiano di Srivijayae molti ipotizzano che Nakhon Si Thammarat ne fosse la capitale. Con il declino dell’impero indonesiano inizio’ in maniera consistente l’espansione thai nell’istmo? Re Ramkhamhaeng assogetto' tutti gli stati della penisola imponendo rapporti di vassallaggio. A partire da quel momento esiste una documentazione scritta sulla progressiva e inarrestabile affermazione dei thai nella penisola. Oggi le provincie della Thailandia pensilare sono abitate da thai del Sud, i tai paaktai, una razza composta da thai mon-khmer malesi e indiani. i thai pakthai sono simili a tutti gli altri thai ma piu’ scuri di pelle. Si esprimono in un dialetto che presenta diverse parole abbreviate e ridotte a monosillabi incomprensibili per gli altri abitanti del paese. La religione e’ quella buddhista. Le tre provincie di confine (Pattani, Yala, Narathiwat) sono invece abitate da malesi mussulmani, al 93% sunniti. Villaggi di agricoltori e pescatori malesi si trovano anche nell’isola di Phuket. E nelle provincie di Trang, Sathun e Ranong, dove invece la maggior parte della popolazione e’ costitita da thai di fede buddhista. I mussulmani godono della massima liberta’ di culto e non sono soggetti a nessun tipo di discriminazione. Il banditismo e la pirateria endemici nel sud non sono ricoducibili ai movimenti separatisti, benche' negli anni ’60-70 siano stati presentati all’opinione publica come facenti parte della guerriglia comunista un movimento a carattere politico.
Si stima che la gente di fede mussulmana in Thailandia ammonti a due milioni di individui, per o piu’ stanziati nelle tre provincie del sud che un tempo costituivano il regno malese di Pattani, porto commerciale antichissimo, che esercito’ notevole importanza. I malesi di Pattani parlano, ovviamente malese, come avviene al di la’ del confine. Tuttavia, a scuola, imparano a leggere e a scrivere in thai.
L’egemonia thai su Pattani risale agli inizi del regno di Ayutthaya. occorreva poter controllare questo porto non solo perche’ esso si trovava sulla rotta del Siam, ma anche per proteggere le spalle al Tenesserim attraverso il quale passavano le carovane dirette verso i porti siamesi della costa occidentale. Li infatti si commerciava con l’India e la Birmania. Bisogna pero’ attendere gli inizi dell’Ottocento perche’ la sovranita’ del Siam su Pattani perda il suo aspetto poco piu’ che nominale. Rama I estese il dominio del Siam agli altri stretti malesi di Kedha, Trengann e Kelantan, portando Pattani sotto il diretto controllo della corona. Nel 1831una rivolta in Kedah contro gli emissari siamesi diede inizio a una guerra da parte degli stati malesi per conquistare l’indipendenza, che si concluse con la completa distruzione di Pattani e la deportazione a Bangkok di migliaia di prigionieri. Gli stati malesi entrarono cosi’ nell’area siamese e per tutto l’Ottocento la situazione rimase relativamente sotto controllo.
Col trattato anglo-siamese del 1909 i tre porti venivano ceduti alla Gran Bretagna, mentre Pattani entrava a far parte del nuovo e moderno sistema amministrativo promosso da re Chulalongkorn.
I cinesi, come e’ ovvio sono presenti anche al Sud soprattutto a Songkla e Puket. Phuket in particolare rimase un’isola tutta cinese fino a pochi decenni orsono, quando lo sviluppo delle infrastrutture turistiche comincio’ ad attrarre lavoratori e commercianti da ogni parte del paese. A Phuket i cinesi non sono solo comercianti e bottegai ma anche contadini e minatori. Le miniere di stagno, che segnarono l’evoluzione economica dell’isola, erano gestite e sfruttate dai cinesi
Fra le minoranze etniche vanno segnalati i negritos, semang, stanziati nelle foreste ai confini con la Malesia. I negritos erano i primi abitanti dell’isola che vivevano di caccia e dei raccolti strappati alla giungla. Ne restano poche centinaia, isolati dal resto della comunita’.
Integrati, invece sono i nomadi del mare, mokens, divenuti stanziali. I loro villaggi di tipo malese si incontrano a Phuket e nelle provincie di Ranong e Kabri. I mokens, un tempo disseminati lungo le coste del golfo del Bengala, parlano una lingua di ceppo malese, sono piccoli di statura e scuri di pelle. Di religione animista, usavano trascorrere la loro esistenza sulle barche, in piccoli gruppi che si spostavano automaticamente, a assecondando le esigenze della pesca. Oggi, pur conducendo un’esistenza sedentaria, sono rimasti pescatori e costituiscono una valida manodopera per la raccolta dei nidi di rondine nelle isole di Panguga Bay e Krabi.
La storia dei mokens corre parallela a quella dei gitani del mare, badjao, che gravitano intorno alla penisola di Zamboanga e all’arcipelago delle Sufu nelle Filippine.

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Minoranze etniche: le tribu' delle montagne.

Le tribu' delle montagne.
Esclusi thai, cinesi, malesi, europei rimane un 10.5% della popolazione che e’ composto da piccoli gruppi che parlano non tai come: vietnamiti, khmer, mon, semang e moken, Htin, mabri, khamu e la varieta’ delle tribu’ delle montagne.
Solitamente coltivatori di pianura, i thai, ben di rado costruiscono villaggi su pendii montuosi Solo di recente la sovrappolazione e la penuria di terre da coltivare ha costretto intere famiglie di braccianti agricoli, senza lavoro, a stabilirsi in zone montane rese accesibili dall’apertura di nuove strade. Le montagne del Nord, un tempo coperte da fitte foreste, restarono spopolate per secoli: fattore che contribui’ all’habitat scelto dai thai e a quello culturale di molte comunita’ del Nord. Il vuoto si comincio’ a riempire dalla seconda meta’ dell’Ottocento. Adesso le montagne sono quasi’ prive di foreste ma abitate si dice da mezzo milione di montanari, appartenenti a tribu’ diverse: gli hmong e i mien, sino-tibetani; i karen, gruppo etnicamente misto; gli akha, i lisu e i lahu, tibeto-birmani. Il numero in realta’ e’ variabile si va dalle 500,000 alle 800,000 persone. Sebbene queste persone contino per circa il 2% della popolazione esse hanno attirato molto interesse fra i visitatori, migliaia dei quali fanno trek ai villaggi tribali ogni anno.
La maggior parte delle tribu’ delle montagne sono formate da gruppi di immigrati che vennero in Thailandia da Myanmar, Laos e China alla fine dell’Ottocento. Furono spinti alla migrazione dalla fame, dalla guerra e da persecuzioni che hanno afflittto i vari gruppi fin da tempi immemorabili. Essi si ritirarono sulle montagne del Nord conducendo una vita nomade, dedicandosi all’agricoltura del taglia e brucia e sostendosi attraverso la coltivazione dell’oppio, pratica che e’ cessata negli anni ’80 del secolo scorso. Molti sono poveri, sporchi agricoltori che ricevono poca assistenza dal governo centrale. I servizi publici (strade pavimentate, acqua potabile, elettricita’, sanita’, agevolazioni mediche e educazione) che sono disponibili per la media dei cittadini thai non sono disponibili per loro. Molti thai, che li chiamano chao khao, popolo delle montagne, li vedono come stranieri presenti in un posto e percio’ gli negano rispetto. Molti vivono in Thailandia da generazioni e non hanno conquistato la cittadinanza. Senza di questa non hanno diritto ne’ a possedere terra, ne’ al salario minimo, in piu’ gli puo’ essere negato l’accesso a cure mediche e a scuole. Sono considerati un quarto mondo, un mondo a parte formato da persone marginali che si stringono al piu’ basso livello della scala economica e sociale, non allineati coi poteri centrali e con lo sviluppo della nazione. Negli ultimi decenni sforzi sono stati fatti per assimilarli, ad esempio molti possiedono una carta di identita’ thai, l’ironoco e’ che ulteriori assimilazioni faranno scomparire la loro identita’ culturale.
Il governo thailandese ufficialmente riconosce sei maggiori gruppi di tribu’ delle montagne basandosi sulla loro lingua, la fede, le tradizioni sociali, gli abiti e la storia, il tribal Research Institute di Chiang Mai dice che i gruppi principali sono 10, piu’ 10 sottotribu’ piu’ piccole. In realta’ i gruppi sono una ventina.
Questi gruppi abitano in villaggi sparsi scelti per una personale preferenza di altitudine. Le tribu’ non scelgono un territorio definito, scelgono invece di polverizzarsi in centinaia di agglomerati. I karen, i piu’ numerosi, erano gli unici presenti prima dell’arrivo dei thai. Lahu, mien e hmong cominciarono a affluire nell’Ottocento; mentre gli Akha fecero la prima comparsa nel 1905 e il secondo villaggio venne fondato solo nel 1925. Gli anni Ottanta videro il grosso dell’ondata migratoria. Le statistiche parlano di 100,000 montanari nel 1948, divenuti 416,000 nel 1983 con un incremento del 4% l’anno che quadruplico’ la popolazione nel giro di una sola generazione. Le guerre di Indocina e del Vietnam furono responsabili di questa straordinaria migrazione. Gli Hmong in particolare combatterono attivamente contro i comunisti del Laos e furono costretti a trovare rifugio in Thailandia. Nello stesso tempo altri gruppi Hmong si stanziarono in Thailandia dalla parte comunista.
Le tribu’ delle montagne thailandesi sono con ogni probabilita’ fra le piu’ studiate fra le minoranze tribali al mondo e le piu’ conosciute fra i non adetti ai lavori. Questa celebrita’ e’ dovuta da un lato al fascino e all’attenzione che esercitano i loro costumi e dall’altro il loro coinvolgimento nella produzione e nello smercio dell’oppio. Al culmine della guerra del Vietnam, che coincise con la guerriglia comunista in Thailandia, agenti segreti e dell’organizzazione antinarcotici vennero inviati in tutte le zone di montagna. Molti studi antropologici furono compiuti per permettere loro di avere quante piu’ informazioni possibili. L’abbigliamento colorato e esotico, i loro gioielli, le usanze, i riti, il fatto che divengano facile attrattiva per i turisti, ecc...
In contrasto con le apparenze le tribu’ delle montagne vivono poveramente e in condizioni di salute molto precarie. Furono avviati diversi progetti sia di integrazione, che per sostituire alle culture dell’oppio culture alternative. Gran parte del successo nella lotta contro la produzione di oppio si deve a re Bhumipol che ha investito ingenti somme del suo patrimonio personale per soccorrere le genti delle montagne. Questo ha portato a una minor diffidenza verso le autorita’ thailandesi.
Anche se gli shan sono spesso fermata comune nei treak alle tribu’ delle colline, essi non rientrano in questa descrizione dato che di per se non sono un gruppo di queste tribu’, gli shan sono considerati dagli studiosi thai gli originali abitanti dell’area. Essi hanno abitazioni permanenti e parlano un linguaggio simile al thai. 

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martedì 3 maggio 2011

I thai del nord.

Rappresantano solo l’8% della popolazione etnica thai e ci sono piu’ di 16 differenti gruppi etnici nel Nord della Thailandia. Fra questi ci sono comuni differenze e comuni similarieta’ in alcuni casi. Per esempio nell’uso della terra, religione e mitologia, origini etniche. Tradizionalmente essi sono classificati in base alle loro origini linguistiche. I gruppi etnici oggi dominanti sono quelli che parlano il thai: tai yuan p khon muang i thai yai o shan, i thai lue, i thai khum e i thai yong. Le tribu’ originarie che vennero dal sud ovest della Cina.,
Questi gruppi di thai, che si stabilirono nella porzione nord della Thailandia, ebbero una storia totalmente autonoma rispetto ai thai che si stabilirono nella valle del Chao Phraya. L’unico elemento in comune fu la stessa capacita’ di adottare e assimilare ogni elemento utile incontrato lungo il cammino, fosse esso etnico o culturale, facendolo proprio nell’arco di poche generazioni. I thai del Nord detti thai yuan o lao yuan, piu’ chiari di pelle rispetto ai cugini del sud e dai tratti piu’ delicati parlano una lingua a se stante.
A dispetto di molte classificazioni che la pongono fra i dialetti la lingua tai del nord differisce dal siamese come lo spagnolo differisce dal portoghese, e’ parlata dal 20% della popolazione. Benche’ non ci siano restrizioni ufficiali al suo uso succede sempre piu’ spesso che una madre parli al proprio figlio in thai del nord e si senta rispondere in siamese. Le cause di questo sono la televisione, i giornali e l’insegnamento scolastico. Succede qui per una lingua quello che in Italia e’ successo e sta succedendo coi dialetti.
I thai yuan nascono dalla fusione degli immigrati thai con le genti mon e lawa gia’ stanziate nella vallata. E qui troviamo un altro gruppo linguistico quello austroasiatico, parlato dagli abitanti origianali, quelli che qui si stabilirono fin dall’Eta’ dei metalli: e che oltre che mon e lawa comprende le tribu’; degli H’tin. Kammu e Kon Pa, inclusi i Mlabri.
Al loro arrivo trovarono un territorio scarsamente incolto e popolato. Vi si stabilirono formado comunita’ indipendenti chiamate muang, ciascuna governata da un capo chiamato chao. La popolazione locale, che fu a poco a poco assimilata, venne organizzata e impiegata come forza agricola in un rapporto di vassallaggio, cosi’ come i thai erano a loro volta vassalli dei sovrani cinesi o vietnamiti che eservitavano un controllo nominale sulla regione. Re Mengrai unifico’ i vari principati thai che si erano andati formando nella regione, annettendo al suo regno anche l’antica citta’ mon di Hariphunchai, Lamphun, il regno da lui fondato prese il nome di Lanna o “Regno di un milione di campi irrigati”. Che ebbe una vita e una storia propria fino all’epoca del sovrano Chulalongkorn, quando il principe di Chiang Mai dovette sottostare al controllo dell’amministrazione di Bangkok. La ferrovia raggiunse Chiang Mai nel 1921 e con il treno arrivo’ l’invasione culturale del Siam. Prima di allora il regno di Lanna aveva avuto rapporti piu’ stretti con le popolazioni delle montagne che con i thai della pianura. I sovrani birmani consideravano questa regione come parte della loro sfera di influenza; per secoli vi esercitarono un’egemonia che oscillava periodicamente fra rapporti di vassallaggio nominale e una vera e propria amministrazione controllata. Nel Settecento, in seguito alla ribellione dei principi locali, l’egemonia perse i suoi tratti incerti per trasformarsi in una occupazione priva di mezzi termini che sfocio’ in guerre sanguinose. E’ fuori dubbio che le invasioni e il controllo politico birmani abbiano lasciato tracce anche nela composizione etnica della popolazione.
Va notato fra l’altro che l’infuenza birmana, tanto evidente nell’arte e nell’architettura, risale a tempi ben piu’ recenti, al pari della presenza di numerosi gruppi di gente birmana nel Nord.
Alla fine del XIX secolo gli inglesi ottennero concessioni forestali dal principe di Chiang Mai e fecero arrivare nel paese esperti carpentieri dala Birmania. In parallelo si sviluppo’ un rapporto commerciale fra i mercanti birmani e gli inglesi che rappresento’ per i primi un modo di accumulare notevoli fortune. Furono loro, quindi a patrocinare la costruzione o la ricostruzione di moltissimi templi e se i loro discendenti sono ora assimilati ai thai la traccia del loro zelo religioso e’ rimasta a segnare in maniera indelebile il paesaggio del Nord.
Un’autentica migrazione fu invece quella degli shan, i tai yai chiamati ngiow dai thai, che spesso si infiltrarono dentro i confuni del regno di Lanna e si attestarono infine sulla riva est del fiume Salween. Oggi gli Shan costituiscono la maggioranza degli abitanti di Mae Sariang e Mae Hong Son. Gruppi di thai si trovano anche a Chiang Rai, Mae Sot e Mae Chaen.
Un’altra entita’ stabilitasi nel Lanna in tempo relativamente recente e’ quella dei thai lue: stirpe di pacifici agricoltori in gran parte ancora stanziati nello Yunnan. Pochi thai lue vennero in Thailandia di propria volonta’. Quelli della provincia di Lamphun sono discendenti degli schiavi catturati durante una spedizione degli inizi del XIX secolo. Analoga operazione condotta dal principe di Nan, sulla fine dello stesso secolo, su pressione del governo siamese, porto’ al ripopolamento di Lampang. “Ripopolamento” era la parola d’ordine per far uscire dalla desolazione vaste aree, dopo la fine delle lunghe guerre con la Birmania. A tale scopo vennero catturati i thai lue. Tuttavia, quando gli inglesi reclamarono la propria sovranita’ sulle regioni dello Yunnan, un tempo abitate dai thai lue, il governo siamese si adopero’ per rimandare la popolazione in patria, cosi’ da riuscire a conservare il dominio sul territorio. Molti non sopportarono la lunga marcia e si fermarono nella provincia di Phayao.
In provincia di Nan e Uttaradit si trovano diversi villaggi di laotiani immigrati o trasferiti a forza nell’Ottocento.
Sempre nella provincia di Nan, minacciata di estinzione, si trova una delle piu’ primitive tribu’ della penisola indocinese, i phi thom luang, gli “Spiriti delle Foglie Gialle”. E’ una tribu’ nomade, stanziata nella foresta e riunita in accampamenti provvisori, che si nutre dei frutti della caccia e dei raccolti. La sua origine rimane sconosciuta, ma la correlazione della lingua in uso alla famiglia khmer fa pensare ad antichi abitanti della pianura respinti da nuovi immigrati e costretti a vivere sulle montagne.
La lista dei gruppi etnici del Nord comprende anche un cospicuo numero di cinesi, che appartengono a tre categorie ben distinte.
I cinesi tai, cioe’ coloro che formano gran parte della borghesia del paese. Assimilati completamente, rappresentano un’aggiunta recente nel calderone etnico del Nord. Arrivarono dalla Cina quando il governo siamese acquisi’ il controllo assoluto del Lanna, alla fine del XIX secolo. La comunita’ piu’ vecchia pare sia quella di Lampang.
Vari gruppi di haw o ho, i cinesi dello Yunnan, ma che a differenza degli altri hanno come lingua originale il sinico, che fa parte della famiglia dei linguaggi turchici. Immigrati via terra attraverso le montagne. Il loro livello culturale era decisamente inferiore a quello dei cinesi di oltremare ed esercitavano mestieri di venditori ambulanti o mulattieri. Un gruppo di haw discende da un’armata di briganti che causo’ la distruzione in Laos, Vietnam e Lanna nel 1890. Molti di questi haw professano la religione mussulmana e portano nomi mussulmani come nei villaggio di Ban Tham, a poca distanza da Chiang Rai.
Gli immigrati cinesi piu’ recenti sono i resti dell’armata del Kuonmintang di Chang Hai Shek abbandonata in territorio thailandese alla fine della guerra. Il Kuonmintang mantenne la sua organizzazione militare fino agli anni Settanta e continuo’ a compiere operazioni belliche anticomuniste, ottenedo una certa tholleranza da parte del governo thailandese, a dispetto del fatto che gestisse una buona fetta del commercio dell’oppio. Abbondonata oggi ogni attivita’ militare, questi immigrati sono a tutti gli effetti cittadini thailandesi. La loro capitale e’ il villaggio di Sentikiri, in cima al monte Doi Mae Salong.
Restano infine i gruppi etnici che parlano altri linguaggi ma questi fanno parte delle tribu’ delle montagne che vedremo fra due pagine. Le persone che parlano karen vengono dalla Birmania o Myanmar, quelle che parlano tibeto-birmano originano in Tibet e qui comprendono i lisu, gli Akha e i Lau. Le tribu’ degli hmon e degli yao vengono dalla Cina e parlano meo-yao. 

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I thai del nordest.

I thai del nord rappresentano il 32% dell’etnia thai, ma nonostante questa percentuale sono forse i meno politicamente e socialmente rappresentati nel paese.
Regno dei santuari e templi khmer del periodo di Angkor, il nordest corre per lunghi tratti nella zona di confine col Laos e la Cambogia. Lingua di confine e quindi incrocio/sovrapposizione di culture. Alla costruzione dei templi khmer e’ legata la storia del nordest, la loro presenza testimonia della contaminazione cambogiana e laotiana.
Il nordest e’ la zona piu’ povera del paese: arido, quasi totalmente privo di foreste, ad eccezione della zona ai confini con la Cambogia, minacciato senza tregua dalla siccita’. La mancanza di un adeguato sistema di canalizzazioni rende difficile poter far conto sui raccolti e cosi’ i contadini emigrano a migliaia verso la capitale per cercare lavoro come operai, braccianti, servitori. Si va via disposti a qualsiasi lavoro provvisorio, quando la miseria diventa inarrestabile. L’ignoranza, l’analfabetismo e l’impossibilita’ di comunicare in lingua thai, la maggior parte della gente del nordest parla dialetti lao o khmer, sono ostacoli insormontabili nella ricerca di un’occupazione qualificata. La poverta’ in cui versa il nordest non e’ un fatto endemico ma la conseguenza della politica del governo centrale, votata alla massima indifferenza verso questa parte del paese e alle migrazioni forzate del secolo scorso. Cosi’ sull’alopiano di Korat e lungo le sponde del Mekong si continua a coltivare juta e cotone ortaggi, riso, canna da zucchero, mais e topioca, il tutto in quantita’ ben lontane da quelle necessarie per raggiungere il livello di sopravvivenza. A cio’ si deve aggiungere una politica di sfruttamento delle foreste che ha reso aree un tempo fertili e coperte di boschi in altrettanti aridi deserti. Le guerre di Indocina, Vietnam e Cambogia che hanno impedito per lungo tempo la navigazione del Mekong hanno dato un ulteriore colpo di grazia al disastro economivo della zona. In questo periodo comunque c’erano gli americani. Finita la guerra del Vietnam, totnati a casa i marines il nordest era ripiombato nell’oblio, la speranza di un possibile sviluppo si era estinta. Non restava per i giovani della zona che la ricerca di un qualche lavoro a Bangkok, a Pattaya, a Phuket e qui si potrebbe aprire il discorso delle puttane, (chiamiamole per quello che sono, perche' qua dovrebbero chiamarsi delle lady?), delle cameriere.
A un certo punto il re comincio’ a visitare sempre piu’ frequentemente la zona e dal palazzo reale cominciarono a partire ordini insieme a progetti di sviluppo per la realizzazione di canali di irrigazione e dighe e strade che consentano il trasporto dei prodotti del nordest sui mercati del paese. Si cominciarono a costruire ospedali e universita', sulla scia di quella realizzata a Khon Kaen’ il tutto comincio’ a portare una maggiore ricchezza. Si aprirono supermercati accanto ad alberghi. A Udon Thani, ad esempio, vicino alla ferrovia, si e' costruito un ulteriore complesso commerciale faraonico, completato sara’ lungo sicuramente 700 metri, anche molto di piu’ se si calcola che e’ collegato al mercato notturno. Da notare che di complessi commerciali ce n’erano gia’ cinque e di grosse dimensioni. I thai del nordest. che hanno sempre amato la loro terra cominciano a tornare attratti da nuove possibilita’ di lavoro. E’ logico che la popolazione trarra’ grandi benefici da tutto questo ma per l’ennesima volta nell’ennesima parte del mondo stanno scomparendo i tratti tipici di un luogo.
Isan e’ una manipolazione linguistica del termine Isana, mediato dal regno mon-khmer, che governo’ la regione prima dei conflitti e delle influenze culturali si stampo cambogiano e indica la miscela linguistica fra cultura e linguaggio laotiano e thailandese. Khon Isan identifica la gente della regione quale popolo specifico.
Nel nordest si sviluppo’ una cultura del bronzo in eta’ neolitica , quella di Ban Chiang. I rapporti fra Ban Chiang e altre civilta’ del I millennio rimangono oscuri. all’inizio dell’era storica la regione era abitata da popolazioni mon-khmer. Sorsero numerose citta’ stato che risenttrono dell’influenza della cultura indiana. Furono sottomesse dal grande impero khmer di Angkor che nel XII secolo si estende a controllare tutto il nordest e in maniera rilevante buona parte della Thailandia odierna. Buriram, Korat e Sakon Nakhon furono importanti posti dell’impero. Le splendide rovine dei santuari di di Phimai e Phanom Rung stanno a sottolineare la floridita;’ economica e culturale di quel periodo. Fra l’XI e il XII secolo la composizione etnica delle zone periferiche cambia a favore della predominanza di persone di lingua thai nella valle del Chao Phraya. I lao restano predominanti nella valle del Mekong. Verso la meta’ del secolo successivo i thai acquistano autonomia e cominciano una rapida espansione a spese dei khmer. E’ possibile che per un certo periodo le comunita’ del nordest siano state lasciate a se stesse. Ramathibodhi I (T. 1351-1369) mosse guerra ai khmer e occupo’ persino Angkor, assicurandosi il controllo delle regioni piu’ fertili e popolose del Nordest. La configurazione della mappa antropologica odierna della zona ha inizio proprio da quella data. I soldati di Ramathibodhi si sposarono e si uniro9no a donne locali, creando il gruppo originario dei thai del nordest. la citta’ di Korat assunse allora il ruolo di importante provincia sempre considerata parte integrante della nazione e mai scordata o lasciata da parte. Fisicamente simili ai khmer i thai korat, o thai del nordest, parlano thai e hanno contribuito alla vita del paese in tutti i settori, compreso quelli polici e mitari.
Le provincie meridionali del nordest sono abitate da gente khmer. Difficile affermare con certezza se questi siano i discendenti non assimilati degli antichi khmer o se, con piu’ realistica ipotesi derivino da comunita’ immigrate nel secolo scorso. Il Siam, infatti, in seguito alle guerre cambogiane (1833-1848) mantenne la sovranita’ sulla Cambogia fino al 1867 e cedette alla Francia le provincie di Battambang e di Siam Rep, Angkor, solo nel 1902.
Le altre provincie del Nordest, l’Isan, sono abitate da genti di razza, origine e lingua laotiana. Appartengono a vari gruppi identificati come laowieng, yuai yo, laos kao, phuai. Circa 18 milioni di abitanti nel paese sono di lingua lao, essi arrivarono nella valle del Mekong agli inizi dell’VIII secolo, nel corso della storia i regno di Luang Prabang, Vientiane e Champasak furono in diversi e alterni periodi vassalli dei sovrani siamesi. Sotto la dinastia Chakri il Laos dipese in toto da Bangkok finche’ non venne ceduto alla Francia nel 1893. La presenza di lao in Thailandia e’ sopratutto il risultato della politica di guerra di Rama I e Rama III. Sul finire del XVIII secolo il primo condusse diverse campagne militari nel Nord, liberando il regno di Lanna dal giogo birmano. Il Laos coinvolto nella guerra venne raziato e depredato diverse volte. Il trasferimento di diversi gruppi laotiani sulla riva destra del Mekong e’ direttamente correlato con questa camagna militare.
Il popolamento forzato del Nordest avvenne sopratutto sotto il regno di Rama III, in seguito alla completa distruzione di Vientiane nel 1827. Interi villaggi furono razziati e trasferiti sull’altopiano di Korat o lungo la sponda destra del Mekong. La fondazione di centri come Nakhon Phanome Sakhon Nakhon si deve a questo periodo. Altre citta’ vennero fondate da principi laotiani emigrati di propria iniziativa in Siam e altre ancora si devono a prigionieri di guerra messi ai lavori forzati a migliaia di chilometri da casa.
I puthai sono anche oggi legati a credenze animistiche e venerano gli antenati ancestrali, i riti sciamanistici sono diffusi ovunque.
Poverta’ a parte, i riti e le abitudini dei lao dell’Isan sono molti simili a quelli dei thai, li differenza sopratutto la cucina i primi preferiscono il riso agglutinato i secondi quello cotto a vapore e la musica.
Oggi l’Isan esporta nel mondo la letteratura, la musica moderna, lo sport e il buon vivere della Thailandia rappresentati da Pira Sudam, dai Karabao per la musica e Maradon per il tennis, tre nomi ben conosciuti all’estero nati e residenti qui. Quanto al buon vivere ci riferiamo alla birra Singha e ai vini come il Chateau de Loei, il migliore naturalmente un Syrah Reserve, oppure un Gran Monte dell’altopiano di Korat, che stanno ottendo riconoscimenti a livello internazionale. Ma nel far tutto questo l’Isan si porta a braccetto la tradizione rappresentata da Phimai e Phanom Rung, dalla seta mudmee e dal mao lam.

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I thai del centro.

I siamesi propriamente detti sono il prodotto della fusione fra gli antichi immigranti dello Yunnan e le genti mon-khmer della pianura del Chao Phraya. La loro lingua, lo “standard thai” o “siamese reale”, e’ la lingua ufficiale del paese e lingua madre delle popolazioni comprese fra Sukhothai e Petchaburi. L’integrazione fra i tai e i mon-khmer fu totale, i thai assorbirono l’enorme bagaglio culturale e religioso di entrambi i popoli. L’elemento aggregante principale fu il buddhismo. La religione che avrebbe rappresentato l’elemento aggregante della societa’ thailandese per tutto il II millennio. Benche’ sia impossibile risalire al momento in cui i thai aderirono al buddhismo, gia largamente diffuso in Cina prima che si trasferissero nel Sudest asiatico, e’ certo che i mon furono elemento decisivo nell’accettazione della religione. I mon di Dvaravati divennero tutt’uno con i thai.
I thai del centro del bacino del Chao Phraya compongono circa il 36% della popolazione etnica thai e sono il gruppo socialmente e politicamente dominante.
Nel nord del paese si vedono thai con una carnagione piu’ bianca e la piega degli occhi e’ piu’ simile a quella dei cinesi. i thai del profondo sud, quelli vicino alla Malesia tendono ad avere pelle piu’ scura, grandi, liquidi occhi neri e qualche volta la piu’ piccola corporatura tipica dei malesi. Se si va nelle grandi citta’ come Bangkok, si vedono thai piu’ alti di quelli delle zone rurali, questo puo’ dipendere sia da un cambiamemto nell’alimentazione, sia dal fatto che lo sfondo razziale e’ differente. Le nuove generazioni tendono ad essere piu’ alte e piu’ grosse dei loro nonni. Questo e’ dovuto sicuramente a un miglioramento nella nutrizione ma oggi specie nelle citta’ e’ il risultato del cibo spazzatura occidentale con cui molti figli dei ricchi sono cresciuti.

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lunedì 2 maggio 2011

Popolazione

Nel 2005 la popolazione della Thailandia era stimata in 62 milioni di persone, di questi l’80% sono thai., con un significativo numero di cinesi e una piu’ piccola popolazione di malesi sopratutto a sud, immigrati birmani, cambogiani e vietnamiti formano un piu’ piccolo gruppo e occorre tener conto anche delle tribu’ delle montagne del Nord. Con l’80% questa popolazione e’, comunque, estremamente composita; la Thailandia razziamente e’ una delle piu’ omogenee nazioni del Sudest asiatico. Fra un confine e l’altro del paese si contano decine di lingue e dialetti diversi. Tutti pero’ imparano il thai a scuola. I thai possono essete divisi in gruppi: thai del Centro, o siamesi, del delta del Chao Phraya, la regione piu’ densamente popolata del paese; thai-lao del nordest, thai pak thai del sud e i thai del nord.
In verita’ il ceppo che porto’ con se il ceppo basilare dell’identita’ thai raggiunse la penisola indocinese non prima di un migliaio di anni orsono. Le dispute accademiche sull’origine dei popoli dell'antico Siam continuano a sprecarsi e sono iniziate praticamente agli albori degli studi sull’Indocina. Le teorie ufficiali sancivano che i thai venisssero dallo Yunnan, nella Cina meridionale, dove erano organizzati in un apparato statale, il regno di Nan Chao, che si sgretolo’ a causa dell’invasione mongola. Una seconda scuola pur concordando con l’origine geografica insiste nel retrodatare l’inizio dell’emigrazione di parecchi secoli. L’antropologia tradizionale relaziona i thai ai cinesi come parte della piu’ grande famiglia linguistica sino-tibetana. Questa affermazione ha perso di credito viste alcune prove che hanno portato a parlare con una certa sicurezza di rapporti con il gruppo indonesiano. L’antropolo Sumet Jumai nel suo recente studio “Naga: Cultural Origin in Siam and the West Pacific” ipotizza addirittura una migrazione dalla Polinesia”. Molti studiosi locali contemporanei sono convinti che i thai costituiscano un popolo autoctono migrato nello Yunnan per far poi ritorno nella patria di origine diversi secoli dopo.
Comunque, quale sia l’origine ultimha dei tai quel che e’ certo e’ che in un certo momento della storia tutti i popoli appartenenti a tale ceppo erano stanziati nello Yunnan, e da li cominciarono a muoversi a ventaglio verso sud. fu cosi’ che si stabilirono nelle aree che oggi formano gli stati del Vietnam, della Birmania, del Laos, della Cambogia, dell’Assam e della Thailandia, mentre molti gruppi thai sono ancora presenti nello Yunnan.
Durante queste migrazioni ciascun gruppo si trovo’ ad assimilare elementi locali e conobbe una propria evoluzione specifica. L’area che oggi chiamiamo Thailandia ricevette diverse ondate migratorie e fu sottoposta a una continua infiltrazione di gruppi che a poco a poco si mescolarono ala popolazione locale. Alcuni gruppi si stanziarono sulle regioni montuose a settentrione, altri scelsero la piu’ fertile pianura del Chao Phraya, che era stata fino al V secoli culla della civilta’ Dvaravati. Mancano informazioni storiche precise circa la situazione nel primo millennio. Esiste solo una moneta rinvenuta a Nakhon Pathom con l’iscrizione “Signore di Dvaravati”, ma sono numerose le testimonianze archeologiche e artistiche che comprovano la profonda religiosita’ buddhista dei mon e la loro cultura. Alla fine del I millennio il nordest e la pianura del Chao Phraya caddero sotto l’egemonia dell’impero khmer, che crearono governatorati nelle citta’ di maggiore importanza. Su questa scena si affacciavano i thai in migrazione. Parte di essi venne assorbita nelle strutture urbane gia’ esistenti, ma piu’ spesso venne permesso loro di stabilirsi in citta’ indipendenti, vassalle dell’impero khmer. Ad Angkor e’ visibile la prima immagine storica riguardante i thai. Si tratta di un bassorilievo risalente alla meta’ del XII secolo e mostra un vassallo siamese in parata di fronte a re Sryayaarman II. Un secolo dopo quella parata i thai erano in grado di liberarsi dal giogo dei khmer e di fondare un loro stato indipendente: Sukhothai.
Circa un terzo dei thai vive oggi in aree urbane. Stimare le varie popolazioni delle citta’ della Thailandia e’ difficile, qualche volta le stime sono date per la municipalita’ e qualche volta per il meuang, distretto municipale, e qualche volta comprendono estesi sobborghi e qualche volta li escludono, su puo’ quindi dire che Bangkok ha una popolazione di 6 milioni, municipalita’, o otto milioni, meuang, su fino a 10 milioni se tutti i sobborghi sono inclusi, piuttosto che visti come sono uffucialmente come popolazione separate.
Le cinque piu’ importanti citta’ dopo Bangkok, se si prende la misura del meuang, sono Udon Thani popolazione 244,000, Choburi 221,000, Nakhon Ratchasima 210,000, Chiang Mai 196,000, Hat Yai 191,000 ma come detto prendendo altra unita' di misura questa viene completamente sconvolta.
Quindi se si considera la figura del meuang, Udon Thani e Nakhon Ratchasima, nel nordest, sono la seconda e la terza citta’ della Thailandia per dimensioni, Hat Yai, nel sud e’ la quarta, Chonburi, nel centro, la quinta, Chiang Mai, nel nord, la sesta. Questo non e’ tuttavia un modo realistico di vedere le cose, dato che considerare i sobborghi e i satelliti puo’ essere piu’ interessante in termini di popolazione che non il metodo della municipalita’ o meuang, in questo modo Chiang Mai, per fare un esempio, ha una popolazione ufficiale per quanto riguarda il meuang di 172,000 abitanti ma se si fa la stima compresi sobborghi, satelliti e popolazione transiente sale a un milione il che la rende la seconda citta’ della Thailandia invece che la sesta.
La demografia della Thailandia e’ cambiata drasticamente nei decenni scorsi, largamente a causa del successo di misure di controllo della popolazione, con misure a favore delle piccole famiglie. Molto di questo successo va attribuito agli sforzi del Dr. Meechai e delle sue campagne a favore del controllo delle nascite. Il suo nome in Thailandia e’ diventato sinonimo di preservativo.
Il tasso di incremento della popolazione e’ attualmente fra l’1-1.5%, relativamente basso nella zona asiatica. La popolazione rimane relativamente giovane con solo il 12% sopra i 50 anni. E il 6% e’ sopra i 65. Sviluppi in campo sanitario, nell’educazione e nella medicina moderna, ora una delle migliori al mondo hanno alzato il livello della vita spettante a 70 anni.

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